c’eravamo tanto amati e adesso?

c’eravamo tanto amati e adesso?

Ogni anno, con le feste torna c’eravamo tanto amati di Ettore Scola. Penso che da qualche parte ci sia un programmista RAI, sfuggito al nuovo renziano e che ha più o meno la mia età. Un “comunista” cinefilo, di quelli diffusi fino agli anni ’80, che erano attenti a ciò che accadeva nella realtà ed erano così audaci da proporre una soluzione alle sue storture. Scomparvero travolti da improvviso successo, alcuni, e da stanchezza immane gli altri, ma non il nostro programmatore cinefilo, che nascosto nel suo lavoro e lo usa subdolamente e cosi tra mille porcheriole  continuerà a mandare questo film finché non si accorgeranno di lui, oppure finché non finirà il suo interlocutore, ovvero la mia generazione. Penso sia il suo memento e la vendetta lanciata contro chi ha sotterrato gioventù, passioni e voglia di cambiare.

Premetto che è un film che mi piace ancora molto, e non è l’unico con un soggetto che ricorda come una generazione conquistò, costruì, sperò, e infine si conformò. Anzi ci fu un filone che produsse letteratura, film, saggi, quadri, statue, musica.e che parlava di speranze perdute.

Però questo film che ho visto tante volte, non riesco più a vederlo, mi fa male.

Mi fa male perché racconta delle speranze deluse, delle lotte apparentemente inutili, dei compromessi pagati con il potere, degli abbagli, della buona fede e di quella cattiva, del fallimento e del successo, insomma della vita e dell’amore che sembrano certezze e spesso non sono tali. Già, vita e amore, cose molto concrete quando si mischiano nel costruire le scelte e che fanno volare ma anche molto sanguinare.

Mi fa male perché mi sembra abbiano vinto gli altri, quelli che sono arrivati dove solo l’io conta e il noi l’hanno perso per strada.

Era davvero tutto finto, tutta illusione? Davvero non c’era differenza tra una parte e l’altra?

Non so se il potere sia triste, so che ha la capacità di rendere tristi, so che la poverta non è  mai felice, so che chi crede in qualcosa di piu grande e lotta per darla a sé e agli altri, è felice. Spegnere le speranze è una colpa contro natura, ma è quello che è accaduto per quelle grandi. Ora restano le piccole speranze rintanate in un io che fatica a diventare noi.

Mi pare che quello che non mi piace, sia il prodotto di quelle disillusioni, che la mia generazione abbia trasmesso la propria sconfitta e che così oltre a far vincere i furbi intelligenti abbia reso più difficile l’amore. Ma tutto questo è preistoria, contatto fisico, speranze comuni, attese, lotte, che nel virtuale si chiudono con un mi piace, oppure con uno scontro che si cancella con il successivo. Non so come sarà  il noi al tempo del virtuale e dell’adesso, non so piu che dimensione abbia il futuro che si racconta con i tweet. Non lo so e anche se tutto questo non c’era quando il film fu girato, anche allora si chiudeva con una disillusione triste. Un sentire che conosco ed è forse per questo che non riesco a vedere più il film per intero.

P.s. La canzone partigiana del film era davvero bella e pure la cantammo spesso, solo che non era partigiana ed era nata molto dopo in occasione del film, ma si poteva credere ci fosse continuità e che non fosse davvero finita un’epoca.

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