l’illegalità fa male: digli di smettere

l’illegalità fa male: digli di smettere

Accendo mezzo sigaro, sono in un bar, quasi immediatamente mi chiedono di spegnere o di uscire. Ho attorno la riprovazione generale. Anche dei fumatori. Spesso mi accade anche fuori di sentire commenti infastiditi sul fumo.

Salgo in autobus, è pieno, faccio fatica ad arrivare a timbrare il biglietto. Ad ogni fermata salgono e scendono persone, pochissimi timbrano, tutti abbonati? Nessuno protesta o chiede ragione. Arriviamo in stazione, tutti scendono, tutti liberi. Farla franca sembra dia una soddisfazione particolare.

Quindici giorni fa un amico dirigente mi parlava del seminario, che ha tenuto la sua azienda, sulle nuove regole sugli appalti della pubblica amministrazione. Dovevano capire cosa c’era di nuovo e allora hanno chiamato avvocati, dirigenti pubblici (quelli che scriveranno i nuovi appalti), commercialisti. Alla fine la conclusione è che la procedura non è più difficile, neppure più trasparente, solo si sono moltiplicati i decisori, e quindi ci saranno problemi, che nel migliore dei casi saranno burocratici. Però tutto si affronta e il lavoro è lavoro. Ci sono centinaia di persone che lavorano e che devono essere pagate ogni mese, si capiranno le regole e si cercherà di vincere le gare. Guadagnandoci, naturalmente.

Siamo al bar, parliamo di Roma, tutti sono schifati, tre mesi fa parlavamo di Expo e Milano, poi due mesi fa di Mose e Venezia. Vedo sorrisi di compatimento per il mio accalorarmi, dicono che è così ovunque, hanno preso quelli facili, quelli impudenti. E’ uno scandalo che serve a qualcuno, poi tutto si quieterà, è il sistema che è marcio. Ma io dove sono in questo sistema? Se pago in nero un lavoro, se l’amico del bar mi fa uno scontrino a volte sì e a volte no, se faccio un favore per avere un mio diritto, se chiedo una raccomandazione nessuno si indigna. Se corrompo per avere un lavoro o evitare una ispezione e dico che è per non chiudere l’azienda, allora molti giustificano. Però quando prendono un corrotto tutti si indignano, e i corruttori? Perché non hanno altrettanta riprovazione di quando mi sono acceso il sigaro nel bar ? Se nessuno fuma al cinema o al ristorante, significa che il controllo sociale funziona benissimo. E allora quando si dice che siamo tutti onesti significa che non rubiamo cose, ma pure che gran parte di noi si gira dall’altra parte se vediamo farlo. Certo c’è il problema del rapporto cittadino istituzione, se si denuncia qualcosa la parte istituzionale ha proprie regole e abitudini, non interviene secondo i tempi con cui si attende che le cose vengano affrontate, le pene sono ridicole, lo Stato è inutilmente inquisitorio con i piccoli, e non con chi trova la strada per passare attraverso le regole. Ma pur senza sanzioni applicate non si fuma nei luoghi chiusi e quindi significa che una strada c’è per far rispettare la legalità senza troppi interventi. Dipende da noi, non votare più un disonesto, non prendere prodotti di una azienda che corrompe è un deterrente più forte della legge. Dipende anche da noi.

p.s. Le grandi aziende di software e i governi, assumono gli hacker per capire da chi li viola, le debolezze dei sistemi informatici e renderli più sicuri. I maggiori esperti di corruzione sono i corruttori, chi studia le norme per violarle, lo Stato dovrebbe assumerli, pagarli moltissimo e utilizzare la loro scienza per rendere forti e applicabili le leggi sugli appalti. Non lo dico io, lo dice l’OSCE. Costerebbe molto meno della corruzione e i lavori sarebbero fatti meglio.

2 pensieri su “l’illegalità fa male: digli di smettere

  1. Gli esperti di questi modi di alterare e manipolare norme e gare, sono professionisti, consulenti. Sono loro che conoscono le falle della legge, assieme ai funzionari che si fanno corrompere. È sulla base di questa conoscenza a delinquere che si possono cambiare le norme in modo che non accada. Questo usare i consulenti che sanno non è di per se delittuoso, bisogna vedere se questi sono disponibili, sarebbe come il ladro che insegna al poliziotto come impedire il furto.

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