puzza

La povertà puzza, la vecchiaia puzza, i giovani da tempo puzzano, nella puzza intellettuale che distoglie il pensiero dalla realtà, si rifiuta l’immagine di ciò che potremmo diventare. Così viene accantonato, segregato, tolto potere e possibilità di parola alla stragrande parte della società.

I ricchi si trovano tra loro, si frequentano, sono introdotti, hanno amicizie, si scambiano favori. Lo fanno nei circoli esclusivi, nelle barche, nei salotti, nelle feste e nelle loro associazioni. I poveri sono soli, i giovani sono soli, i vecchi sono soli. Non sono forza ma debolezza, non hanno gruppi di pressione, lobby, non contano nei parlamenti, sono divisi persino nella povertà, nell’indigenza. Questo è il dramma di questa società, i deboli hanno accettato di essere ricondotti alla solitudine. Gli hanno mentito, gli hanno detto che bastava l’ingegno, la volontà per progredire nella scala sociale, l’arrichissez vous ha sprofondato tutti nella solitudine illudendo che fosse possibile arrampicarsi in una scala sociale a cui sono stati tolti i gradini intermedi. O poveri o ricchi. Un lavoratore ogni 4 è sotto la soglia di povertà, se guardiamo i giovani non arriviamo a uno su due. E’ tollerabile tutto questo? Può essere che si accetti indefinitamente di aver perso la capacità di vedere il proprio presente e il proprio futuro?

E’ stata compiuta una gigantesca operazione di trasferimento dei fallimenti: dagli stati, dalle banche, dalle imprese, dalla finanza si è trasferito sugli individui più deboli il fallimento dello stato e delle imprese mantenendo i privilegi per chi ha causato quel fallimento. E tutto sembra senza rimedio, senza possibilità di cambiamento se non per un intervento magico che ristabilisca un’età dell’oro in cui c’è lavoro, protezione sociale, rispetto dei diritti. Così si racconta la favola che nel mercato globale la ricchezza possa essere a portata di mano, che basti un’idea vincente, un prodotto che diventa di massa, dicono : non è stato forse così con il cellulare, con la tv, con i computer? In realtà nel mondo globale il successo e la ricchezza si polarizzano ancora di più perché l’asticella si alza indefinitamente e scavalcarla diventa impossibile. Competono sistemi che si basano su intelligenze collettive e asservite alla produzione di denaro, che orientano interessi e abitudini, che condizionano stili di vita privi di etica. Non ci sono intelligenze sociali in competizione, sistemi di benessere, ma individualità e ricchezze in competizione. Quindi senza capire cosa accade gli sforzi diventano palliativi  e vani, distolgono l’attenzione dalla realtà che diventa sempre più misera.

Il capitalismo finanziario genera l’incapacità di essere liberi dai vincoli che stanno strozzando i popoli degli stati attraverso i debiti sovrani e questo non mollerà la presa finché il debito non sarà pagato, indovinate da chi. Senza una reazione il futuro sarà fatto di schiavitù reali e libertà apparenti. Ma se si attacca il virus che è stato instillato, ovvero la solitudine, le cose possono mutare. Abbiamo necessità di parlarci, di usare il reale, quello che vediamo e l’intelligenza per capire profondamente che le cose non si risolvono da sole. Uscire dalla solitudine significa ridiventare società, essere forti e agire come pressione per il mutamento. Non ci sono soluzioni magiche, dipende dalla nostra capacità di essere solidali, avere obbiettivi comuni. Questa è l’unica strada.

io non ho paura

Parlare di B. con la giusta distanza, non farsi coinvolgere nella canea rabbiosa, usare l’indifferenza e occuparsi di ciò che conta davvero: l’Italia e gli italiani. Bisogna ripeterselo il mantra : io non ho paura. Ripeterlo perché con la paura si accetta tutto, anche le regole dell’avversario e adesso dopo 20 anni, e nella condizione di sofferenza in cui ci troviamo, non è più tempo. Io non ho paura, per quanto minaccia B. e i suoi, perché la miseria cresce, le speranze dei giovani scompaiono assieme all’energia del Paese, la rassegnazione investe tutti. 

Io non ho paura  che B. venga trattato come un cittadino normale e che venga affidato ai servizi sociali o sconti la pena ai domiciliari non mi interessa. Mi interessa invece che si esca dal pantano in cui siamo finiti anche per grande suo merito. Come vedete non gli attribuisco tutta la colpa, molti sono stati i conniventi, i distratti, gli interessati che non si sono opposti, ma non c’è dubbio che la visione del Paese di B. ci abbia portato in questa situazione. Basti pensare che la sua azienda ha sottratto soldi al fisco e così agli italiani anche finché era presidente del consiglio. Questo hanno detto tre gradi di giudizio, una garanzia che nessun paese occidentale ha, per una presunzione di colpevolezza, e ancora non basta. Ma questi soldi sottratti al fisco a agli azionisti, e sono tanti, sono il modo di vede il Paese del signor B., ovvero il prevalere della forza e della furbizia, il fare i propri interessi, senza alcun ravvedimento. 

Quello che sarebbe punito negli Stati Uniti e negli altri paesi occidentali, semplicemente con il carcere, una multa colossale e l’espulsione dalla politica , qui è oggetto di minacce, ricatti, manifestazioni contro l’assetto del Paese. C’è una condanna, chi ha commesso il reato è giusto paghi ed è giusto che paghi fino in fondo perché non c’è ravvedimento, ma ostentazione, uso inaudito di mezzi di comunicazione per ribaltare la verità dei giudici. Chiunque di noi sarebbe già stato colpito da altri provvedimenti giudiziari in un comportamento consimile, il vilipendio, l’oltraggio, sembrano esistere solo per i normali cittadini, e questo fuorvia le persone, fa pensare che la giustizia non sia equanime. Non occupiamocene più, pensiamo ai problemi veri dell’Italia.

Io non ho paura di andare ad elezioni, di affrontare la realtà, di uscire dalla necessità che rischia di diventare omertà e accettazione supina. Basta governi di larghe intese, salviamo davvero il Paese che sta affondando nella mancanza di lavoro, di prospettive, nell’indifferenza di chi non crede più. Basta omissioni, rinvii, reticenze, teste che si girano dall’altra parte, necessità che pagano solo i più deboli. Basta. 

Io non ho paura, ripetiamocelo guardando il pantano in cui siamo finiti, è l’unico modo per uscirne. Lasciamo che la dimensione del signor B. torni normale, ignoriamo le minacce, usiamo l’indignazione e l’ironia, non spaventiamoci davanti ai gradassi allevati a denaro e prebende, riportiamo la normalità tra noi. Ridiamoci sopra e occupiamoci del nostro futuro, non di quello di B. che non capirà mai i danni inferti a tutti noi. E’ ora di dire davvero basta e per farlo non dobbiamo avere paura di perdere qualcosa di importante, casomai quello ce l’hanno sottratto prima.

Io non ho paura.

p.s. in questi giorni circola su FB , la riproduzione del rifiuto della domanda di grazia scritta da Pertini al Tribunale speciale dopo l’intervento della Madre. Rifiutiamo i paragoni: la distanza, gli ideali, la testimonianza dei valori, la vita profusa per la democrazia da Pertini o da Gramsci (altra persona che non volle la grazia) sono incommensurabili con quanto sta accadendo.

palazzinari di sé

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E se fosse sbagliato il presupposto, se demolire e portare via il vecchio per costruire il nuovo, fosse la logica dei palazzinari, di quelli che lucrano sul passato e non ne hanno rispetto? Se ci consideriamo una costruzione, e lo siamo, demolire in continuazione, resettare, che scopo ha, se non quello di avere sempre un’ immagine accattivante, che attiri nel mercato della comunicazione. Ho la sensazione che non funzioni così, che alla fine non resterà nulla, solo un volto vecchio di noi senza passato. Come per quelle costruzioni millenarie in cui ancora si abita, noi siamo interessanti, ricchi, se ciò che ci ha costruito da qualche parte appare. Con una traccia, un fregio, una cicatrice, uno svolazzo di genio. Strati di passato su cui si vive e si erge il presente. E chi ha detto che questo sia un problema, un peso ? Non vi è mai capitato di fermarvi a ricordare in un momento solo vostro, e sentire la dolcezza di ciò che avvenne, oppure una punta di paura, il senso di soddisfazione, o la riprovazione per qualcosa che non vorreste aver fatto, la  liberazione di una antica prigionia, un pomeriggio che aveva una luce fuori e dentro così intensa da sentirne ancora il calore. E tutto questo, e molto d’altro con la sensazione d’aver vissuto cose solo vostre. E ancora, non fornisce questo ricordare la sensazione che sia bello vivere, costruire senza eliminare ciò che si è stati? Non un cimitero di fatti e sensazioni, ma strati su cui camminare, ergersi, guardare oltre sapendo dove si è.

Il chi si è, come i siti web pretenziosi o distratti, è in costruzione.