Il giornale spiegato, il corpo proteso, le mani sulla pagina con le dita aperte che brancicano carta, parole, comprensione profonda. Quando gli occhi si alzano impiegano tempo per avvolgere l’interlocutore. Ed anche il caffè si è freddato senza attenzione, in disparte. La parola scritta e lo sguardo che ascolta; l’attenzione sovrappone pensiero e lettura.
Intento è l’abbraccio tra il sè e l’oggetto che trasfigura in immagini, concetti.
E il particolare occupa intero lo spazio,
il corpo,
la mente.
Dopo l’immergersi nel libro, alzando la testa, il volto era in fiamme, e l’aria sulle guance, svegliava in una realtà povera di suoni e immagini. Sembrava triste il mondo, misero e grigio. Così nei pomeriggi che non volevano chiudere il libro e chiedevano ancora un capitolo, una pagina. E ancora un’altra, cacciando nell’angolo quei doveri ch’erano solo limitazione di libertà. Libertà d’essere e immaginare, libertà di vivere altro. Libertà di crescere.