spunti sull’amore sino al luogo dei corpi

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Nell’incontro supponiamo l’eguaglianza, la vogliamo, ma è la differenza che ci affascina, e ci sconcerta, gettando luce diversa sulle nostre vite.

Nel timore di non essere adeguati a quanto accade, dapprima non ci si mostra come si è ma come vorremmo essere visti. Ed è inutile perché l’altro vede ciò che vuol vedere. 

Prima o poi si capisce che l’esperienza dell’amore è necessaria, non la sua conoscenza.

Solo nell’amore si vorrebbe davvero vedere il cervello nudo.

Il luogo dei corpi è il luogo dei confronti.

E delle sintesi.

inclusivo

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Alle 16 i marciapiedi della strada si riempiono di bambini festanti, di voci acute, risate, corse, piccole bizze. Vengono a frotte dalla vicina scuola privata, gestita dalle suore. E’ una scuola di rango, ce ne sono diverse in città, famose per la qualità. O almeno così si dice sia. I bambini hanno una mamma, o una tata oppure qualche giovanile nonna che li accompagna. Sciamano tutti verso il piazzale e i parcheggi. Lì troveranno o le case vicine, oppure auto spesso voluminose. E’ uno spettacolo che mi rallegra molto, c’è la gioia dei bimbi di essere fuori da una costrizione e l’amore di chi li sta accompagnando. Tutto si vede sui volti distesi, sulla disponibilità a fermarsi a chiacchierare.

Bene, oggi pensavo che gli 80 euro, promessi da Renzi alle neo mamme per 3 anni, dati a queste persone che non ne hanno bisogno sarebbero sbagliati, mal posti, inutili. Pensavo anche che i servizi, gli asili nido, gli aiuti domiciliari, il lavoro, per le neo mamme che ne hanno bisogno sarebbero ben più importanti. Pensavo anche che l’eguaglianza non è per forza giusta se non tiene conto delle condizioni di partenza. Fine dei pensieri e mi sono goduto il concerto di grida e corse.

Dal 2010 è possibile inscrivere sulla carta di identità l’autorizzazione a donare organi. Sugli oltre 8000 comuni italiani solo 24 l’hanno fatto. Manca il regolamento della legge. Stamattina una funzionaria del ministero della Sanità ha dichiarato che siamo (chi siamo?) in dirittura d’arrivo, manca solo un passaggio formale e poi il regolamento sarà disponibile. Quattro anni. E questo è uno degli oltre 700 regolamenti in attesa di emanazione da parte dei ministeri dopo l’approvazione di leggi che spesso hanno avuto  discussioni accese. Dopo l’eliminazione del Senato come fonte di lungaggini, chissà cosa starà pensando il Presidente del Consiglio e la Ministra competente per togliere questo spreco e vergogna amministrativa. Perché se si pensa che il balzello all’investire in Italia, sia nei diritti non più attuali dei lavoratori (esistono diritti non più attuali?) si sbaglia, in realtà ciò che limita gli investitori sono le incertezze sulle decisioni e sui tempi della burocrazia.

Il partito della nazione comincia a prendere forma. Ieri alla direzione del PD, c’è stato un uso smodato del termine “inclusivo”. Per avere un partito di tutti bisogna metterci tutti, da scelta civica a Sel e magari anche altri se lo ritengono opportuno. A mio avviso, allora, bisogna togliere il termine partito dal nome, è un non sense, partito è di parte, non può comprendere tutti, ma solo quelli che la pensano in un certo modo, che perseguono gli stessi obbiettivi. Allora come si pensa, e opera, in questo Paese? C’è un pensiero, e una azione, comune? Ovvero, sappiamo tutti dove vogliamo andare, con chi, in quali modi e con quali eguaglianze e diritti? Credo che il pensiero che si sta formando sia quello del tradurre le larghe intese, ossia una situazione transitoria e di emergenza, in un modo di far politica permanente, basato sulla eliminazione del confronto e del contrasto.  Questo non avviene solo nel pd, ma ovunque ci sia un partito di grosse dimensioni: la lega, forza Italia, il movimento 5 stelle. Il Presidente della Repubblica spero stia meditando su quanto avviene, anche perché non è un arbitro, ma ha scelto di fare il giocatore. Il dissenso scompare, diventa un problema “inclusivo” oppure viene marginalizzato, espulso. E’ questo il concetto dialettico democratico che si ritiene utile per governare il Paese? Dire chiare le cose agli Italiani servirebbe, serve, è necessario. Poi ciascuno deciderà cosa gli piace.

misteri

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Rovistare nel passato ha un fascino che conosciamo bene. E’ quello delle nostre scoperte bambine, delle soffitte impolverate, dei cassetti chiusi, delle porte male accostate delle case disabitate. La fisica o le scienze soggette alla grammatica galileiana hanno altre eroicità e coraggio. Un conto è muoversi tra il provando e il riprovando, altro è il connettere condizioni e ipotesi che si rafforzeranno ma saranno sempre mancanti di qualcosa. Cos’è la storia se non un’infinita processione di assenze e incompletezze? Eppure in questo regno così labile, che però esce dalla favola e si solidifica in prove, riscontri, analisi di carbonio 14, raffronti con certezze o quasi, c’è molto di ciò che siamo. Archeologia e neuroscienze, genetica e paleosociologia, paleoetnografia e storia, in un fondersi di discipline che datano, raffrontano, ipotizzano, trovano tracce, danno percentuali. La falsabilità delle tesi in questi campi è davvero labile, Popper non soccorre, eppure a poco a poco la nebbia diventa meno fitta e se ci manca il nitore di un’ esattezza resta il calore di uno sguardo possibile. Il mistero nel passato ha un portatore di mistero: l’uomo. E allora si procede all’interno di un’antinomia. Così quando emergono le statue di mont’e Prama, in provincia di Oristano (chissà fino a quando potremo dire in provincia di…), non è in discussione il primato greco, ma ciò che avvenne e avveniva in questo crogiolo di pensiero esplosivo che fu il Mediterraneo. E il mistero della Sardegna, custode di misteri, richiama tutte le Atlantidi del mondo, che si danno appuntamento nella nostra testa, e si fanno largo sgomitando, presentandosi con una tale ricchezza di vita che riscrive le certezze. Abbiamo la fisica, la chimica e le tecnologie, ma l’uomo è sempre quel tramite tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo. Lì, collocato a mezzo e quasi lo stesso di allora, intriso di mistero perché portatore di pensiero e di rapporto con il sé. Il mistero ha bisogno di sintonia, di accoglienza, e così penso ai bronzi di Teti, alle raffigurazioni intense e familiari da una parte all’altra delle sponde mediterranee, ai tumuli etruschi visitati in solitudine, alle sensazioni provate nel Mandrolisai, oppure nelle Barbagie, o in Ogliastra, ai silenzi dell’avellinese, all’idea che gli uomini camminavano come io facevo e che non c’era distinzione nel mezzo e nel fine, tra l’uomo di Similaun dalle mie parti e gli uomini che popolavano le rocce aspre delle parti interne della Sardegna o di ogni montagna. E nella solitudine dei luoghi si sentiva che c’era stato altro, e che non era morto, ma dormiva, emergeva e scompariva, come i fiumi carsici.

L’antico, anche biologico non era poi così lontano, parliamo di 3000 anni, ed è davvero un attimo nella storia, se si guarda nelle soffitte di casa, nella natura attorno, nelle pietre sbozzate, nelle abilità scoperte e perdute. In queste presenze/assenze si capisce che l’universo della precisione coesiste nell’universo del pressapoco e che il secondo non è meno umano. Anzi.

http://www.repubblica.it/cultura/2014/10/13/news/museo_cabras_due_giganti_mont_e_prama-97995647/