Come dice Minnie, basta con tutte queste malinconie bloggare, basta con i pianti in rete, con i ricordi di ciò che non è stato, diamo inizio a webballegro, ché è arrivato il rinascimento e Chi vuol esser lieto sia che del doman non v’è certezza. Ma tutti dobbiamo essere felici, proprio tutti. Anche quelli che non sanno cos’è la felicità e ne hanno una pallida percezione. quelli che non l’hanno riconosciuta a tempo. Quelli che sanno cos’è e ne hanno paura. Quelli che pensano che se si è felici poi passa e si è infelici. Quelli che vedono tutto positivo, ma hanno il dubbio che qualcosa si sia rotto nella vista. E adesso che abbiamo deciso di essere felici, quanto dura sto’ cazzo di felicità, perchè vorrei vivere con tutto l’armamentario della vita. Non sempre sfighe, ma neppure appartarmi nel mio mondo felice. Interessarmi di quello che succede, innamorarmi, perdere la testa e ritrovarla, emozionarmi, incazzarmi, ecc. ecc. La felicità è un processo dinamico, se non si eccede con il prozac e appartiene alla vita. Spesso non dipende solo da me, ma va alla fonte della soddisfazione del mio bisogno-desiderio. E’ importante viverla quando viene, fino in fondo e sapere che non finisce, nel senso di una botta e via. Ma forse parliamo di vivere positivo, allora è altra cosa e non è alternativa alla felicità. Su questo, come sulla felicità, nel web ci sono altre penne ben più felici della mia. Vista l’ora, passo alla nanna, magari mi viene un sogno di quelli belli, che al mattino mi dispiace svegliarmi anche se è domenica.
Archivio dell'autore: willyco
Non, Je ne regrette rien
E’ proprio vero, non dimentichiamo nulla, non vogliamo dimenticare nulla. In questo non perdere, credo ci sia la necessità di recuperare quello che di noi è stato collocato nell’altro. Il pezzo di noi, oggi mancante, è stato elargito con generosità, pensando che tra noi sarebbe sempre stato bello, importante, definitivo. Ma l’alternativa, che non riesco ad immaginare, è una vita costruita solo sul precario, senza riferimenti che diano spessore alle cose. Una vita che è solo corsa, senza freni, su un piano inclinato. E adesso, se potete, ascoltatevi Edith Piaf, da soli e magari a luce spenta, con la notte che entra dalle finestre e non nel cuore.
gipsy
Lungo la strada tra Lipova e Arad, case enormi e finti castelli pieni di torri. Sogni di zingari, mai conclusi: chi vive in un carro non può finire una casa. Sarebbe la morte per la sua essenza, per quella dei suoi figli e ancora per tutti quelli a venire. Così danno forma all’idea di casa, per gli altri che vedono, per trasformare l’incubo in sogno, ma poi si svegliano e se ne vanno.
bambole
Bambole rotte nel buio che si rianimano ad ogni ingresso. Trucchi approssimati, dialoghi multilingua: nò, non bevo, dove stai, perchè sei qua? Siamo tutti belli al buio. Il sudore trabocca nell’aria mentre manca il rumore e la risata del bar: tutto sommesso e complice. L’aria è azzurra di fumo. Ho voglia di leggere, di stare per conto mio: sono stanco, abbandono la compagnia. “Vi lascio gli altri, i disponibili.” Mi pare tutto così unto di umanità disperata. Quando mi alzo, vengo inseguito in strada, poi la disperazione urla un “impotente” al guadagno possibile che svanisce. Vite rotte che presumo, ma non conosco. La disperazione chiede la carità anche attraverso il corpo, ma è davvero diverso dai nostri amori mendicanti?
globalizzazione
Quattro giorni in Romania per capire se ci puo’ essere lavoro per la mia societa’. La stranezza di campi abbandonati e fabbriche piene di lavoratori. manca manodopera, vengono dall’ungheria per lavorare in questa regione. Paghe tra i 200 e i 400 euro, ma una birra costa 2 euro, secondo voi con 80 birre si vive un mese. Non e’ vero che ci sono solo italiani, anzi il capitalismo itinerante se ne sta andando in cerca di salari piu’ bassi e mercati in espansione in cui collocare la produzione del posto. Mi ha sorpreso un colloquio in cui mi veniva detto che una azienda era passata da 1400 a 800 lavoratori in un anno, in parte se ne sono andati , in parte licenziati: salta una commessa e i posti di lavoro svaniscono. La cina influenza ogni produzione ed e’ triste pensare che la crisi qui avviene prima che ci sia stato lo sviluppo. Tutto avviene troppo in fretta. I poveri acquistando merci povere prodotte all’estero, faranno chiudere le fabbriche nei loro paesi, introducendo nuova poverta’. Mi viene spiegato che il mercato trovera’ meccanismi di sostegno, ma nella globalizzazione non e’ detto che il sostegno al mercato avvenga qui, anzi e’ piu’ facile avvenga nei mercati di produzione. Tutto noioso, vero? Mi chiedo se davvero il cuore sia ancora a sinistra.
40 centimetri
Non sono le misure di Rocco Siffredi, ma l’acqua che c’era a Mestre-Venezia-Italia, stamattina: in 5 ore è caduto un terzo dell’intera pioggia di un anno. Magari non significa nulla, statisticamente siamo nella media, però succede sempre più di frequente. Il clima cambia e noi non cambiamo, la cosa non ci riguarda. Io abito al quarto piano, al massimo devo stare attento che il tetto non porti acqua in casa, ma dovrò pure uscire da questa casa. Siamo fragili, il nostro sistema economico è fragile, abbiamo pretese di invulnerabilità, al più possiamo pensare che non toccherà a noi. Non nobis domine, in tutti i sensi. Eppure questa è l’occasione per salvarci. Non per salvare gli altri, ma per salvare noi, per non ignorare gli avvisi e provvedere per tempo. Il catastrofismo non mi ha mai convinto, però fa il pari con l’imbecillità. Costa salvarci, abbiamo troppi terreni impermeabilizzati, dobbiamo fare più aree verdi, riprendere in mano l’idraulica come gestione del territorio e non come necessità contingente, ridiscutere di agricoltura e valore delle coltivazioni. Ieri la mia Ingegnera mi diceva che dobbiamo fare un invaso per un immobile in costruzione che ci costringe a spendere il doppio e a tenerci in casa tutta la pioggia in caso di pioggie torrenziali, solo perchè a valle non c’è una rete di sgrondo. Ho fatto un conto semplice e sono fuori statistica: con la pioggia di oggi, nonostante la spesa doppia, avrei avuto l’acqua dentro l’immobile solo perchè la vasca non ha uno scarico sufficiente. Quindi nessun catastrofismo, devo pensare a come mantenere il mio benessere, tutelare la crescita, renderla compatibile con questo mondo. Per la prima volta le risorse considerate prive di peso economico entrano nel conto della crescita: l’aria, l’acqua sono determinanti per l’economia, così il clima e la latitudine. E’ un discorso palloso, ma anche se abito al 4 piano la cosa mi colpisce. Non posso cambiare con i miei tempi devo cambiare con i tempi esterni, oppure pensare che toccherà ad altri, che i costi di chi è colpito sono compatibili con il sistema. Finora è stato così e probabilmente non cambierà presto ed allora mi devo preparare a pagare nei modi più svariati, con l’abbassamento del benessere, con paure crescenti, con insicurezza latente. Oppure pensare ad altro e lasciare che accada: vuoi vedere che sviluppo le mie attitudini contemplative con i piedi a mollo.
profugo?
Ieri finchè parcheggiavo, un signore ha cominciato ad aiutarmi: giri a destra, tutto a sinistra. Io lo guardavo, divertito dal suo composto sbracciarsi, aveva eleganza, educazione, poteva essere un possidente decaduto con la sua giacca principe di galles fuori moda. La macchina continuava ad avvertire le imminenti collisioni e lui mi orientava: “un pò avanti, ancora, basta”. Quando sono sceso ero in imbarazzo, quanto valeva quella prestazione, offrire 2 euro era troppo poco, per un conte colpito dalla sorte avversa. Allora ho deciso una forma mista di remunerazione e gli ho chiesto se prendeva un caffè. Al bar mi ha raccontato di sè, nato in slovacchia, studi in germania dell’est, profugo prima, riprofugo poi, quando non trovava lavoro. La richiesta di rientrare nella proprietà di famiglia in slovacchia nel ’96, la rinuncia a fronte delle spese per avere una villa persa in mezzo ad un parco pubblico. Poi l’Italia e la precarietà assoluta di un alloggio presso parenti troppo lontani. Usciva la mattina e rientrava a notte, si ingegnava in prestazioni che dessero un senso alla carità. Ha usato proprio questa parola. Gli ho offerto una brioche, ha rifiutato perchè erano congelate. Mentre sorridevo, anche lui ha sorriso dicendomi: a 70 anni conosco quattro lingue, ho una laurea e un passato per me importante. Sono povero, ma non disperato,vuole che non possa scegliere la qualità della mia vita? Ci siamo salutati, ha rifiutato i cinque euro e mi ha detto: torni a trovarmi. Mi sono sentito un ospite del mondo e suo.
grazie
Grazie a chi legge, grazie a chi passa, grazie a chi capisce, grazie a chi non attende, grazie a chi rispetta, grazie a chi mi parla nell’orecchio, grazie a chi mi sente, grazie a chi mi ascolta, grazie a chi non condivide e me lo dice, grazie a chi è discreto, grazie a chi è ironico, grazie a chi è critico, grazie a chi non c’è, grazie, embè?
il silenzio bambino
il bimbo parla della meraviglia che entra nei suoi occhi, racconta sogni che si mescolano con il vero, vive tutto intensamente. Quando gli anni sono pochi, la fantasia vive con parole parche e al bisogno le inventa. Anche i ricordi non pesano ancora così il silenzio bambino è profondo. Risalire verso il suono del silenzio originale, consente di guardare il mondo con occhi nuovi e ascoltare meravigliato.
malintese
Malintesi d’amore,
cullati da sguardi
e gesti sbilanciati:
mi sono fatto più grande,
per accoglierti,
solo per tenerti
e sembravi non finire mai.
Malintesi d’amore,
sorrisi su singulti soffocati,
gesti senza parabola,
sprecati,
asintotici tempi ,
attesa,chiamerà, verrà, con chi sarà,
su lavagne scritte,
ho inciso parole definitive
poi cancellate.