
Una porta chiusa è un limite assoluto,
fa scivolare lo sguardo sulla superficie,
a cercare ciò che lo mitiga,
sosta lo sguardo e fraintende,
ma il significato è quel ferro che già ossida nella carne,
l’occultato che si è fatto strada.
Inerme il corpo al tempo, al mondo,
a sé stesso,
all’abitudine,
le difese erbette non cancellano il rifiuto,
che emerge e toglie,
con precisione molecolare il velo steso sulla realtà del sentire eguale.
È la precisione la misura che salva,
ciò che si sente ha un nome,
non è ancora la giustificazione piena
che consegna il ricordo al tempo.
Sfumerà tutto,
sfumerà in un vapore di sovrapposizioni,
tempo al senso,
e aria pregna di domande,
prima del ricordo lucente e fragile.
Se nuovo amore percorrerà la pelle e il cuore
allora la faticosa misura rivelerà il suo limite.
La bellezza che non lascia scampo,
è bussola del vero,
portolano e poesia
che coincide con la nudità dell’essere.
Mettersi inermi davanti alla realtà profonda del sentire
è dargli forma e vita.
Ogni volta.
Instancabili e d’ammirazione, muti.
