Stasera il cielo ha elargito: tra nubi di sfondo, squarci di giallo e azzurro degradante fino al grigio. Più in basso, in Prato, il fumo delle castagne arrostite, i banchi di improbabili mobili antichi, le chincaglierie globalizzate. Molte persone, dappertutto. Pochi guardavano in alto la festa di luce, che continuava incurante di stupire. Gioie a strati, a ciascuno la sua: chi sceglie le abitudini e chi la meraviglia. Stasera ho la continuità di sensazioni antiche: ricordi fanciulli di attese e di ritorni. E la giovinezza, quando ad una festa, dopo tanto ballare stretti ero uscito a calmare i desideri e il colore della sera mi rapì, tanto che vennero a cercarmi. Il cielo mi accompagna, assieme alla meraviglia, chi posso ringraziare di tanto spettacolo?
Archivio dell'autore: willyco
calascibetta
Oggi bandiera rosa e guardo Calascibetta dalla balconata di Enna, con la meraviglia delle case che abbracciano una cima, una cresta. Capisco la sindrome di Gulliver che fa vedere cose e uomini, come fossero giocattoli vivi. Terra marrone, screziata di giallo, silenzi lunghi con scoppi di voci rade. Un richiamo, un ordine: a chi si rivolgerà? A un uomo, un animale, oppure, come spesso accade, alla natura circostante, per rompere un eccesso di solitudine. Catania e la moltitudine del mercato del pesce è lontana. Via Etnea con la mostra speculare di persone e vetrine, qui è la festa dell’andare in città. Si va al mare per vedere e farsi vedere, ma prevale il primo sentire: la campagna abitua alla ritrosia di sè e alla curiosità morbosa del nuovo, dell’inusuale, del desiderio realizzabile. La sensualità a sud è carnalità concreta, afrore interiore, ricordo e lampi di desiderio. In autunno, il colore si accorda con le sfumature del calore che ancora permane nell’aria. Ma non sente freddo, questa strana creatura che serpeggia dentro e muta, oscilla, ribolle. Qui i sentimenti, i desideri sono più immediati: escono sbattendo porte, saltano tra passioni e ozii estenuati. Meraviglia, colore interiore, voluttà: terreno per gourmet del vivere.
Ernesto
In questi giorni si ricorda poco Che Guevara: solo un’ icona ormai. Su di lui si è stemperata la passione sollevata: non ci sono rivoluzioni romantiche in giro e non mi sorprende che la sinistra non lo abbia tenuto stretto come suo eroe positivo. Troppo imbarazzante, troppo radicale, anche nei contrasti tra iconografia e vita vissuta, tutto troppo. Come Berlinguer, al massimo si può mettere sull’altarino, ma non considerarlo esempio attuale dell’agire. Non voglio fare paralleli, ma un carattere mi colpisce in entrambi: la coincidenza tra diversità e identità . La sinistra è diversa, l’agire di sinistra è diverso, è l’ethos che la distingue dalla destra. Basterebbe questo per attualizzarli, questi grandi, in un’epoca di relativismo politico e sociale, di eguali al ribasso. E’ apparentemente strano che persone che perseguono l’eguaglianza, sottolineino la diversità tra uomini che agiscono sulla base di idee diverse. Ma sono le idee a differenziare le persone, a motivarne i comportamenti, a rendere lecito ciò che è illecito. L’idea di eguaglianza passa attraverso l’affrancamento e la libertà dei popoli. Uno zoccolo duro di diritti comuni. Il socialismo applicato dovrebbe appoggiarsi solo su questa base di eguaglianza per poi lasciare che le opportunità diano frutto ai singoli. Il Che non ha avuto modo di vedere che la speranza era poi difficile da trasformare in atti quotidiani e felicità condivisa. Ernesto non ha resistito alla costrizione del governare, per questo l’Africa e infine la Bolivia. Sempre inseguendo un sogno. E a me piace pensarlo così, che insegue un sogno aquilone e cade con gli occhi aperti mentre il suo sogno continua a volare.
w.a.s.p.
I trullallero imperversano nella comunicazione, lazzi e frizzi per chi può. Ci deve essere una interpretazione della miseria che mi sfugge, una interpretazione che ammette la cecità, l’ignoranza del circostante. Stamattina alle nove, davanti al supermercato, un uomo e una donna frugavano tra le spazzature. forse gli scarti del banco verdura. Lei ha estratto dal bidone un mazzo di rapanelli e un sedano. Li ha ripuliti con cura e messi dentro ad una borsa. Lui, a gambe sollevate, ha continuato a frugare dentro al cassonetto. Non erano stracciati, lontani dai rifiuti sarebbero stati anonimi. Ma cosa sta succedendo che mi sfugge? Anni fa ero a Kiel e vicino a me un barbone ha estratto da un cestino dei rifiuti mezzo panino e si è messo a mangiarlo di gusto. Ne ero rimasto sconvolto: come si poteva mangiare il rifiuto. Ed invece questa onda di povertà esonda, ci attornia. Scende dal nord ricco e muta, si adatta al territorio. Più le città sono grandi, più cresce la difficoltà del vivere con stabilità una condizione sociale. Ma io leggo di frizzi e lazzi nel web, la tv non parla di cose sgradevoli: i delitti di bambini diventano soap, solo la miseria è accuratamente occultata. Eppure cresce a vista d’occhio, dilaga negli ospedali, divora risorse, svuota cervelli e scuole. Il precario come condizione genera la sensazione che la dignità sia un fatto relativo e personale: beati quelli che hanno perchè non saranno minacciati nel loro benessere dal cambio di visione dei nuovi governanti. Il popolo delle spazzature sparisce e appare, come un galleggiante in mare agitato, ma non affoga. I poveri ci sono, diventano strato sociale. Ai miei tempi sociologici si teorizzava la società dei due terzi benestanti e un terzo poveri, ma la diga è stata rotta e l’ineguaglianza cresce. Cosa credete che possa pensare un ragazzo di 20 anni che vede i suoi coetanei uscire dalla discoteca, mentre lui non ha e quindi non è. Se non ha una famiglia attrezzata alle spalle, su cosa potrà contare oltre la rabbia e l’invidia. La redistribuzione della ricchezza e i meccanismi di accesso alla ricchezza sono sempre stati la condizione per mantenere la sicurezza a livelli accettabili, quando si supera il limite la persona e il patrimonio vengono messi in discussione, con i relativi reati. Ecco perchè mentre mi diverto, penso ai miei piccoli, grandi problemi di esistenza e allontano il fastidio della povertà. Ma questa mi busserà costantemente alla porta, mi costringerà a trovare soluzioni. Ieri sera ascoltavo Bach in casa e nel giardinetto sotto la chiesa due extracomunitari dormivano avvolti da cartoni. Non riuscivo a concentrarmi, finchè ho spento e lasciato dilagare la tristezza. Da un pò di tempo non mi interessa più essere commentato, magari essere letto sì, ma l’impressione di solitudine di fronte alla percezione della sofferenza cresce. Non perchè gli altri non la sentano, ma perchè non è facile raccontarla, perchè la percezione isola nell’inanità dell’agire. I lazzi me li porto dietro per la prossima festa: bello sarebbe avere posti dove essere allegri e altri dove l’allegria sia giustificata dall’agire.
Angela
Mi hai regalato la foto in cui siamo vicini, in fiera: è una giornata di sole e tu sei giovane e bella. Ci siamo per caso, in quella foto, ma siamo stati proprio così per molti anni. Tu che ti guardi intorno, curiosa, mentre io ti sto vicino, sentendo la tua presenza. I momenti bui di queste vite, sono stati talmente condivisi, che pur nel loro dolore hanno sempre avuto la dimensione del sostegno. Volersi bene è stata una risorsa e lo è tuttora, quando gli anni hanno cambiato le esigenze reciproche. Ti guardavo sabato, mentre mettevi a posto le tue cose, perchè al contrario di me, non hai confusioni in testa e le cose, per te, hanno un posto. La tua vita è fluida, ordinata, le abitudini hanno il loro ruolo, ma non sono la vita. Forse questo ti ha permesso di restare giovane dentro e fuori, di governarti nelle esigenze, di imporre la tua personalità. In fondo la giovane ragazza che si è innamorata a 14 anni, non ha mai cambiato idea, sulla vita e sull’amore e guarda benevola il cambiamento degli altri. Mi hai dato tutto quello che potevo desiderare da una madre, le carezze, gli incoraggiamenti, l’educazione, la gentilezza, la severità per rimettere in ordine la testa. Come sai sono apparentemente facile e questo l’hai capito subito. Hai fatto l’unica cosa che serviva: mi sei rimasta vicino, anche quando non capivi e hai cercato di capire per approvare o meno. Ma hai sempre avuto la voglia di approvare quello che facevo. Vivi con l’orgoglio del lavoro ben fatto, della cura della tua persona, della tua indipendenza nel vivere da sola. Ti curi poco del bene che hai provocato e chiedi la disponibilità possibile. Oggi compi gli anni: sono molti, ma solo per chi non ti conosce. Ti sento senza età mentre la memoria confonde presente e passato in un’unica cosa bella. Amarti è una faccenda lieve e forte, come un bacio sulla fronte o una carezza tra i capelli. Cose che restano e mi accompagnano, buon compleanno Mamma.
bamboccioni
Ieri sera mi sono guardato intorno ed ero circondato da coetanei, pochissimi giovani ad un dibattito sul pd. Erano però, i miei coetanei, donne, uomini attivi, politicamente sensibili. Con qualche acciacco e intelligenze integre. Consci di giovinezza tardiva, come la vendemmia riservata ai passiti per dolci accurati. Non banali. Ma allora perchè non alleviamo i nostri figli successori, perchè non troviamo modalità di passaggio di un testimone che durerà a lungo?
Li stiamo affamando, questi ragazzi, di prospettive, di speranza, di impegno, magari non per colpa nostra, ma non riusciamo a farci da parte e non permettiamo che volino davvero. Mai come in questo momento, per cultura, energia, economia, in occidente una generazione ha avuto a disposizione mezzi teorici per far fare balzi alla società. L’economia si sta globalizzando, la società si sta chiudendo. Padri vs. figli, i privilegi non si mettono nel patrimonio comune. I giovani sono poveri, di mezzi, di opportunità, di protezione sociale, ma sono loro che governeranno la politica di questo paese, dell’occidente, saranno i protagonisti dell’economia, della solidarietà, del welfare, dell’allegria e della felicità collettive. Affronteranno le tristezze e le prove di un mondo con regole cambiate. Non basta dire che non è colpa nostra se hanno meno possibilità, non possiamo tirarci in disparte. Ieri sera uno dei pochi giovani presenti ha chiesto, enfaticamente, speranza e fiducia. Non possiamo (non posso) esimerci/mi. Uscire con stile è proprio dei grandi e c’è un apprendimento in questo. La battaglia ora è per la conquista della coesistenza generazionale. Faccio un patto: io cerco di vivere allegramente e lascio il posto ai giovani, alle donne incinte, ai volenterosi in autobus. Sto in piedi e condivido, ascolto e mi rendo disponibile. Ma per favore Ministro Padoa Schioppa non dica più così, non le vengano più in testa questi pensieri perchè dobbiamo molto del suo e nostro futuro a queste persone, a questi ragazzi. E se ci mettiamo al loro fianco saremo tutti più ricchi. Ci credo.
scrivere
Perchè scrivo? Me lo sono chiesto dopo la lettura di un commento sui post “pallosi” e sulla necessità di essere leggeri per non perdere commentatori. Essere commentato fa indubbiamente piacere, è la testimonianza della comunicazione, ma se scrivo per i miei lettori non sono io. Mi piego alle necessità dell’approvazione: il numero dei commenti è la testimonianza del successo. Fin qui tutto bene e molti post che leggo, li cerco, probabilmente, per la loro piacevolezza e sintonia. Ma io cosa cerco? Nel mio essere lupetto willy, è il dialogo con i miei simili che conta e per natura ripiego nella riflessione personale. Non voglio discostarmi da questo e proseguo nel limes tra il parlare a voce alta e conversare con chi avverte qualche assonanza. Senza forzare: allegro quando viene, discreto ed educato se possibile, sincero quanto basta, nel porgere e nel dire. Willy co. continua ad arzigogolare trappole per bip bip, ma per farne cosa, se non rispettare la sua natura?
chissà cosa vuol dire
Chissà cosa vuol dire: ” è uno estremo”
Ti ho sentita allegra, con una nota presa, quasi rilassata, scivolavi ridendo tra i problemi soliti, sempre importanti e irresolvibili.
Chissà cosa vuol dire:”è uno estremo”
Ogni anno della tua vita vale il doppio, sei passata tra eventi, sensazioni, disillusione e ti sono accadute cose inenarrabili, restando bella.
Chissà cosa vuol dire:”è uno estremo”
Eppure sento che cerchi il pezzo mancante: è troppo facile risalire nella tua vita che è casa per te, troppo facile fermarsi all’apparenza ovvia. Non mi fido di come ti leggo all’impronta.
Chissà cosa vuol dire:”è uno estremo”
E’ sempre stato tutto così limpido, distillato dai dolori antichi, che la mappa della gioia in te non è mai scontata.
Chissà cosa vuol dire:”è uno estremo
Nel nostro rincorrerci non siamo stati complicati, parole semplici e concetti ardui: un rimpiattino di bambini.
Chissà cosa vuol dire:”è uno estremo”
Mi hai spiegato poco di lui, hai detto che è tagliente, noncurante, mobile. Come tuo padre, prima che se ne andasse, ma poi ti sei fermata e non so cosa voglia dire essere estremo. Ti pare di aver già sofferto abbastanza da vaccinarti, vorrei solo che fosse vero e che ti non accadesse più nulla di male.
Chissà cosa vuol dire?
scarico
Ci preoccupiamo molto di più per un’assenza che per una presenza: è amore che esce dallo scarico.
lavori
Esistono lavori usuranti e sono quelli per cui si va in pensione prima. Esistono lavori gratificanti, per questi si va in pensione più tardi o anche mai. Questi sono lavori dove, vista la gratificazione, chi lavora può essere pagato meno, a volte anche niente, ma si chiama stage, non lavoro. Tutti i giovani precari, quelli a partita iva , i cocopro per finta, sono felici di essere gratificati.
Esistono poi, i lavori disonoranti e sono quelli che oltre ad essere lautamente retribuiti, si prendono la libertà di prendere in giro chi lavora davvero.