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Informazioni su willyco

mescolo tempo e vita con passione e sono curioso, mi occupo più o meno di sviluppo territoriale compatibile con chi ci vive, annuso il presente. Difficilmente troverete recensioni di libri o di film tra queste note, anche i versi citati sono rari, perché mi piace la poesia come fatto personale. Ci saranno pochissimi giudizi, gran parte dello scrivere sono impressioni. Per le analisi sono noioso e lascio perdere. Non troverete un canovaccio prestabilito, ad altro è riservato questo luogo, di fatto è uno zibaldone del senso del mio tempo. Gran parte delle mie opinioni sono parziali, si basano su tesi affini e non assolute, sono verificate per quanto possibile, per voglia, per interesse. Ho dei principi basati anch'essi su un'etica appresa e rielaborata, su concetti di giusto e ingiusto che cercano di contemperare il desiderio con la realtà. Di mio ho aggiunto una sensibilità verso l'uomo, la sua carenza di protezione di fronte alla violenza, all'arroganza. Quindi mi muovo in un relativo che per parte piccola o grande è mio e per buona parte mi viene da ciò che ho appreso. Non insegnato, appreso, perché ho aggiunto una discreta propensione al rifiuto e alla libertà connessa. Quindi, traete voi le conclusioni perché tengo a poche cose per davvero e il resto è opinabile.

il gioco della torre

Premetto che non so se riuscirò a fare tutto quello che è richiesto dal thethinkingblog.com, ma Melania, oltre a nominarmi, cosa di cui sono oltremodo arrossito, mi ha permesso di ridurre l’impatto della scelta: i blog che Lei indica li frequento tutti e mi sono più che cari. Ne deduco che la mia scelta è più ampia: i suoi più i miei.

Come porto dentro il simboletto, boh?            

http://www.thethinkingblog.com/2007/02/thinking-blogger-awards_11.html 

I blog che stanno sulla torre sono:

  1. missminnie
  2. coltrane ovvero elodasax
  3. incauta
  4. lineadombre
  5. lp42

Se li frequento assieme a quelli di Melania & c. un motivo c’è ed è che li sento veri, non virtuali, molto vicini e ricchi. Prima, mentre stavo cuocendo le lenticchie con la zucca, pensavo alla molteplicità delle esperienze/intelligenze che incontro e a quanto ricevo. Umanità e sentimenti, passioni e razionalità: come per un medium, vibra tutto su ‘sto blog. Quindi non li esaminerò nella diversità e vado a farmi una camomilla che la cena è stata importante oltre chè buona.

notte notte

la menzogna

Estrarre dalla verità, la menzogna contenuta, portarla all’evidenza, impudica. Chiudere gli occhi per non restare abbacinati dalla propria insensatezza. Vedere l’amore, là dove si annida, per dargli un posto adeguato. Accettare il silenzio, quando non è possibile dire. Racchiudere nella ginnastica della privazione, la forza per spiccare il volo. Delle gabbie che conosco, l’amore asimmetrico, è la più forte e inutile. Delle prigioni che conosco, quella più invalicabile ha noi per guardiani inflessibili.

notizie dal fronte

Pagina 27 del Corriere, tre smilze colonne per i funerali dei quattro morti della Tyssen, l’inizio dell’oblio. Pagina 1, stesso Corriere, ripresa su due intere pagine 8 e 9: “Un paese triste e ormai in declino”, secondo il New York Times e secondo molti di noi.

Prodi non è a Torino: è a Lisbona a firmare un trattato europeo, che secondo il Ministro Amato è incomprensibile e secondo il presidente Napolitano è senza ambizione.

Non è un pensiero per natale, ma vorrei che il presidente Prodi fosse stato a Torino, che fosse arrivato in ritardo a Lisbona, come il premier Brown, che il Presidente Napolitano avesse detto dov’era l’Italia che piange e non è triste.

Perchè è quell’ Italia che si aspetta un guizzo di novità ed è l’unica che può portare il paese fuori dal declino. Come ha fatto sempre, quando si doveva salvare l’onore, riconquistare la libertà, ricostruire il paese, rendere veri i diritti, far crescere l’economia.

Questo vorrei accadesse agli italiani che non sono tristi, ma non hanno più pazienza di attendere per esercitare la speranza del nuovo.

bandiere

Nella piccola follia che mi accompagna, a volte, parlo di vessilli. E’ il mio modo di affrontare la giornata, quello di immaginarmi pronto per la battaglia. E per un miles avere una bandiera, in cui riconoscersi, è indispensabile per combattere e vincere. In questa insegna, mescolo i colori che vorrei nel mio giorno ed infine la colonna sonora che ascolterò, quando posso. Per domattina dedico una bandiera ad una amica in battaglia: Blù intenso, screziato di lampi rossi e incorniciato in verde tenero. Seta pesante, da marineria di corsa e alta sul pennone, che risplenda  e tranquillizzi. Vincerà.

per natale

in attesa d’ulteriori notizie, per natale:

  1. chi sono?
  2. dove vado?
  3. cosa compro?
  4. perchè compro?
  5. mi nascondo?
  6. mi metto in mostra?
  7. sarò allegro?
  8. reciterò adeguatamente?
  9. farò l’albero?
  10. perchè?
  11. per chi?
  12. farò il presepe?
  13. per chi?
  14. farò un presepe laico e ci metterò il lavoro al centro?
  15. mi incazzerò per chi muore per lavorare e non mi passerà?
  16. metterò gli addobbi alla porta?
  17. farò sorrisi sinceri?
  18. dirò che mi sono definitivamente rotto di tante falsità?
  19. a chi lo dirò?
  20. penseró solo a quello che mi manca?e perchè?
  21. pensero´finalmente a quello che ho?
  22. mi incazzerò con tutto quello che mi dà fastidio, ma ci sarò comunque?
  23. parteciperò alla ricerca di quello che non c’è mai stato?
  24. cercherò di ricordarmi perchè ero felice?
  25. cercherò di capire come essere felice adesso?
  26. dirò tanti nò e poi ci salirò sopra per guardare il mondo con occhi nuovi?
  27. penserò di più a me e vorrò più bene a chi mi vuole bene?
  28. sarò più tollerante, ma mi indignerò con chi prende in giro le speranze?
  29. cercherò solo la sostanza nei rapporti?
  30. mi farò un regalo senza compromessi?
  31. non farò regali se non mi sento?
  32. non perderò il mio tempo cercando regali inutili?
  33. accetterò di rompere i rapporti con chi non mi interessa?
  34. farò pochi propositi, ma buoni?
  35. capirò che ho un sacco di bene che mi avvolge?
  36. guarderò mio figlio e lo ascolterò con amore?
  37. cercherò di non salvare tutto per paura?
  38. mi guarderò con benevolenza e mi perdonerò?
  39. metterò a posto la casa esterna ed interna?
  40. darò il bene a chi voglio bene?
  41. mi terrò i miei spazi senza sentirmi in colpa?
  42. andrò dove voglio?
  43. mi lascerò abbracciare?
  44. mangerò quello che mi sento, senza obbligo?
  45. preparerò da mangiare per altri con allegria?

Continua, ma di certo, non mi nasconderò finchè passa e sarò me stesso: perchè io sono la mia festa e questo ve lo auguro di cuore, da adesso in avanti.

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Non mi interessa il caso del voto della senatrice Binetti. Se ci fosse dignità politica, la signora e il centro sinistra dichiarerebbero chiusa l’appartenenza e si parlerebbe di laicità senza giustificare nessuna compagnia impropria. Amenità che non lasciano il segno, piuttosto leggete la Stampa di oggi. Non l’Unità, la Stampa di Agnelli, leggete Gramellini e le dichiarazioni del Segretario della fiom, leggete di questa gente abbandonata a sè stessa, delle 16 ore di turno, degli estintori vuoti, della manutenzione assente. Leggete, non del problema di essere considerati il terzo mondo della Germania , ma della condizione in cui si vive nella precarietà del lavoro. Oggi, domani, lunedì, Torino è la capitale d’Italia. Dell’Italia in cui voglio vivere, non quella dei furbi, degli ammiccamenti tra partitini e potentati, ma quella del lavoro, della solidarietà, della dignità dei soldi guadagnati e non rubati. L’Italia è il mio paese, la mia cultura, la dignità di essere e partecipare, non posso pensare che qui non ci sia giustizia per i torti, che non valga l’eguaglianza e il diritto. Siamo in tanti a non volere nulla di tangibile: non aumenti di stipendio, ma certezze e dignità. Nel mio paese, non dico che vorrei, ma voglio che la magistratura sia in fabbrica per impedire le fatalità presunte, che persegua i reati. Cum granu salis, distinguendo, ma senza tentennamenti. Se quanto successo non ci dice che la misura è colma, che si deve cambiare, a cosa serve morire pubblicamente. Queste sono morti pubbliche e non per i funerali di stato, ma perchè riguardano tutti e ci chiedono dove e con chi stiamo ed esigono una risposta. E non posso accettare che tutto questo venga annegato nelle feste incipienti. Torino è l’Italia, ma Torino è, adesso, ogni città , è il lutto di tutti e l’obbligo di cambiare le regole del gioco. Dicono che la 626 è una legge, tra le più avanzate al mondo, in tema di sicurezza, ma non viene applicata, se non in parte. E soprattutto si applica dove serve meno. Mi chiedo: se non pongo queste domande alla mia parte politica, a chi le devo porre. Adesso mi aspetto una risposta. Non io e non solo quelli che votano centro sinistra, tutta l’Italia si aspetta una risposta. Ai funerali non basta che lo Stato sia presente, è importante che si impegni ad esserci prima dei funerali, quando ancora si pensa di vivere e non di morire. Lunedì mettiamo il lutto al braccio, con il silenzio assieme alle lacrime. E non smettiamolo finchè non cambia. Per questo, non mi interessa della senatrice Binetti, è il centrosinistra che deve proporre le priorità in tema di riforme. Presidente Prodi, onorevole Bertinotti se questo governo deve cadere almeno che cada per un motivo nobile, che cada perchè ha tentato di portare più sicurezza e più dignità per chi lavora.

acciaio

acciaio

Tre operai morti, altri feriti gravi: continua la scia di dolore e sangue nel lavoro. Queste persone erano da oltre 11 ore in linea nel reparto, in uno stabilimento destinato alla chiusura: sono le assurdità della divisione mondiale della produzione e della assenza di un governo economico che non sia quello del mercato. Ma il mercato fa diventare tutto relativo, l’insopportabile diventa necessità e lavorare per molti è un rischio senza alternative. La fatalità non è una categoria della tecnologia, semplicemente è prevedibile e riducibile. Quanto succede e succederà non può essere un dolore privato, nè risarcibile solo con denaro. Le responsabilità sono poca cosa se non si mettono in sicurezza i posti di lavoro, se i controlli non sono rigorosi. Una legge per vivere e lavorare, con rispetto e dignità, se non lo chiediamo ad un governo di centro sinistra a chi lo potremo chiedere? E se questo non risponde, potremo stare zitti?

fagotti

Mi fa male la vista dei fagotti di pelo che vedo ai lati delle strade.  Una sensazione di sofferenza mi prende, per questo dolore svalutato. Sono presenze che condividono vite con noi e in cambio, la civiltà dell’auto li uccide. Non sono adeguati. I gatti fermano la corsa, presi dai fari e chissà cosa vedono nell’auto che li investe. E i cani che scartano, contando solo sulla loro inutile velocità, che pensieri avranno? C’è un eco di dolore vero che viene da questi fagotti di pelo. Ascoltandolo si diminuisce la velocità, non si pensano più come cose che sporcano la macchina con il loro sangue, si stà attenti. Molti di noi hanno avuto o hanno animali, basta  trasferire un pò dell’amore ricevuto e l’attenzione alla loro sofferenza cresce. I bambini questo dolore lo percepiscono, ma hanno poca memoria, si distraggono e poi la creaturina viene rimpiazzata da un’altra. Ma per gli adulti non può essere così, con poca attenzione in più una presenza amica continua a restare con noi. Mi piacerebbe che, oltre a considerare criminale l’abbandono, iniziasse una campagna per diminuire queste morti. Non credo che gli animali abbiano il sentimento del tradimento, si fidano e questo li perde. Forse per questo ne sono ancora più colpito e l’indifferenza mi pare barbara.

cavalletta

Per più di un mese è rimasta incollata al davanzale della mia finestra. Le sue zampe devono aver sfruttato ogni asperità per resistere al vento. Muscoli potenti, selezionati per una presa zen dove ciò che non serviva era rilassato. Non l’ho respinta, umanizzandola: sentivo la sua disperata volontà di vivere e speravo vincesse l’inverno col calore residuo della casa. Era diventata un appuntamento mattutino, ma oggi non c’era più. Forse il vento di ieri o le forze che se ne sono andate, oppure se n’è volata via. L’ho associata agli amori conclusi, all’abbarbicarsi alla speranza che il caldo torni prima di morire, alla forza incredibile che si trova dentro un sentimento. Melanconia di pensiero: più riflessione che dolore.

Per la giornata, punto sulla musica di Dvorak, con il quartetto “americano”, per aprire gli spazi e poi il Debussy dell’ “aprés midì d’un faune”, perchè la stagione dei sogni pomeridiani tornerà, con tempi e dolcezze lunghe.

Bandiera damascata su arancio e nero, ché d’oggi il giorno ha bisogno di tessiture ardite e grevi.

fotografia

00973u_previewUna foto color seppia, probabilmente fatta in Russia, fine ‘800. Una ragazza in campagna. Due occhi a fessura, caucasici, un sorriso accennato di pensiero: è in attesa verso il fotografo. La presenza a metà, al fianco, è forse la madre, una sorella, chissà, ma non è importante. Lei è alle soglie della vita e bella, poi sarebbe accaduto tutto.

Magia che evoca un mondo, un libro in cui leggere. In Eritrea mi impedivano di riprendere: la fotografia ruba l’anima e ad altre vanità si consegna l’immagine, non a padroni sconosciuti. Avevano capito tutto.

E’ ora di tornare alla pellicola dopo la bulimia digitale, di ritrovare la comunicazione con il singolo scatto. Nella quantità digitale, si accumulano immagini che saranno viste forse una volta, spesso distrattamente, senza intenzione. Non si sbaglia più, casomai si cancella; come si potesse cancellare un’emozione. Hai visto questa, che bella foto vero? e questa…e questa? Le immagini scorrono sullo schermo e l’attesa della prossima annulla la precedente. Poche stampe:tanto si possono fare quando si vuole, cioè mai e il pensiero non si fermerà a fantasticare sull’immagine.

Ho sempre guardato le foto di persone chiedendomi delle loro vite, dei loro pensieri, partendo dallo sguardo donato e rubato. Tutto troppo veloce adesso e i sentimenti si nutrono di attimi, allora rispolvero reflex e pellicola: la digitale tornerà ad essere notes.