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Informazioni su willyco

mescolo tempo e vita con passione e sono curioso, mi occupo più o meno di sviluppo territoriale compatibile con chi ci vive, annuso il presente. Difficilmente troverete recensioni di libri o di film tra queste note, anche i versi citati sono rari, perché mi piace la poesia come fatto personale. Ci saranno pochissimi giudizi, gran parte dello scrivere sono impressioni. Per le analisi sono noioso e lascio perdere. Non troverete un canovaccio prestabilito, ad altro è riservato questo luogo, di fatto è uno zibaldone del senso del mio tempo. Gran parte delle mie opinioni sono parziali, si basano su tesi affini e non assolute, sono verificate per quanto possibile, per voglia, per interesse. Ho dei principi basati anch'essi su un'etica appresa e rielaborata, su concetti di giusto e ingiusto che cercano di contemperare il desiderio con la realtà. Di mio ho aggiunto una sensibilità verso l'uomo, la sua carenza di protezione di fronte alla violenza, all'arroganza. Quindi mi muovo in un relativo che per parte piccola o grande è mio e per buona parte mi viene da ciò che ho appreso. Non insegnato, appreso, perché ho aggiunto una discreta propensione al rifiuto e alla libertà connessa. Quindi, traete voi le conclusioni perché tengo a poche cose per davvero e il resto è opinabile.

incosciente

Ballavo, ed ero l’un l’altro,

incrociando passi e desideri. 

Si calpesta sulla pista, sangue e tenerezza, 

ma i passi da soli aspettano

di scivolar con forza addosso:

meglio non dire o fare,

solo desiderare.

Zitta,

la tenerezza è sale, 

sulla pelle consumata.

Zitta, 

prendi la mia testa,nel buio

e seguimi,

a ballare su domande e risposte

uguali.

Pensati 

in cerchi sovrapposti ai miei,

e balla,

senza dolore, balla.

http://www.youtube.com/watch?v=GD3l3I6zG3M&feature=related

io deludo

 

 

 

 

la foto non è mia,purtroppo

la foto non è mia, ringrazio

la lunghezza e la vaghezza sono un deterrente per qualsiasi lettura, qui non mi sono risparmiato e capisco chi salta ad altro.

 

 

 

 

 

 

 

Lei mi ha chiesto di incontrarmi?

Certo e la ringrazio per la disponibilità, incontrarsi al bar è così banale, scambiamo parole, concetti e li frantumiamo assieme alle patatine, ai crostini, li beviamo con i nostri aperitivi. Guardi questa piazza, è la cornice di tali e tanti discorsi, parole, baci diurni e notturni, carezze, improperi, addii e tradimenti che la salute pubblica, dovrebbe imbiancare i muri una volta all’anno, togliere la crosta di emozioni accumulate, rifare nuovo il contesto. Ma posso chiederle una cosa personale?

Quanto personale, l’indiscrezione dovrebbe essere commisurata alla confidenza e a ciò che si è ordinato. Lei quanto è disposto a pagare?

Dipende dalla sua risposta, può darsi che non valga nulla per me, che entrambi abbiamo perso il nostro tempo, oppure che valga molto ed allora la mia gratitudine sarà importante. Dipende. Deve correre il rischio che dopo tra noi ci sia disinteresse.

E’ singolare, ma accetto, comunque se l’indiscrezione sarà eccessiva, me ne andrò.

Entro nel tema: Lei cosa pensa del suo futuro, che progetti ha, fa dei progetti?

Certo che faccio progetti e chi non ne fa?

Non sia banale, mi scusi il termine, non ho bisogno di risposte vaghe, ma di sostanza. Qual’è il suo progetto più importante? Da quanto non immagina più il suo futuro con novità?

…

Abbiamo età confrontabili, nel senso che siamo negli estremi della stessa generazione, i miei anni in più mi hanno insegnato cose che Lei non ha vissuto. Noti che non ho detto “ancora”, perchè può essere che non le viva mai, anzi per buona parte sarà così, ma c’è un momento in cui i progetti vecchi non vanno più bene e si è ad un bivio: o nuovi progetti o nulla.

Mi faccia capire, per progetti Lei intende come io mi vedo e mi vedrò, per cosa lavoro, amo, vivo. Se è questo che intende dovrei parlarle delle certezze, delle persone che si attendono responsabilità da me, degli obblighi del lavoro, della difficoltà di vivere mettendo assieme desideri e possibilità concrete.

Mi parli di questo e di come intende uscirne, perchè mi pare un insieme di vincoli, di costrizioni.

Beh, gran parte degli sforzi nel quotidiano sono per reggere l’edificio costruito prima: matrimonio, lavoro, legami affettivi, non avanza molto tempo per progettare. E’ come se la nave avesse il pilota automatico, molta parte della rotta è determinata, anche le tempeste, sino ad un certo grado sono previste. Diciamo che evito i guai, cerco di comportarmi in modo da avere stima, credibilità, rispondo di ciò che faccio. Con una dose di mezze verità, con qualche aggiustamento o compromesso, ma non deludo.

Ah, quindi Lei è uno di quelli che non delude. Se permette: deludente!

Cosa significa, lei è offensivo, mette in dubbio la mia credibilità?

No, no la credo. Mi colpisce il fatto che Lei pensi di avere un progetto o un futuro e di non includere la capacità di deludere nel suo agire. O mi sta raccontando come si vorrebbe e non è, oppure non ha futuro. Cerco di spiegarmi: io deludo, con buona o cattiva pace di tutti quelli che mi vogliono intero o a pezzetti, io deludo. E’ il mio antidoto all’appartenenza, al vincolo dei progetti a quelli di un altro, all’obbligo di essere diverso da me stesso. Deludo e anche quando mi minacciano con la pistola della solitudine, non mi piego. Persisto. E’ il mio modo d’essere, la mia libertà, il mio essere responsabile verso me stesso e di converso, anche con gli altri. sono io se deludo, se non sono etichettabile, se non posso essere prevedibile. Per questo non prometto, per questo non ci sono che per pochi. Quelli che mi accettano, che non mi vogliono per se, ma sono contenti di ciò che sono e sarò. Chi crede in me, se mi capisce davvero, non resta deluso, restano delusi gli altri, quelli del bignami, quelli delle equazioni senza comprensione.

E il suo progetto allora qual’è visto che è destinato a deludere.

Non posso deludere me stesso, eccolo il progetto. Tanto generico da inserirlo in qualsiasi futuro disponibile, ma al tempo stesso tanto impegnativo da costituire l’etica del progetto stesso. Se non voglio deludere me stesso, non posso accettare ciò che sento sbagliato nel profondo, posso accettare  l’incoerenza apparente, ma non la perdita di dignità.

Ma allora gli altri non contano per Lei?

Gli altri contano tantissimo, ma non più di me. E badi bene che non è egoismo, anzi è la misura della responsabilità, che non è farsi carico del mondo costruito su di sè, bensi distribuire i pesi e i compiti. Nessuno che non condivida, può essere chiamato a rispondere di ciò che non è suo. Anche con i figli è così, si fanno nascere, crescere, gli si dà tutto quello che è possibile dare, ma da un certo punto le storie si separano, cominciano a dialogare e le responsabilità sono diverse. C’è un’evolvere della responsabilità, commisurata al progetto, fare un figlio è un progetto e la responsabilità evolve finchè una parte dirà all’altra: voglio fare da solo e nessuno che ami davvero dirà che non è possibile, che non è il caso. Da allora le storie e i ruoli divaricheranno pur dialogando.

Quindi anche Lei è responsabile, non è vero che delude e basta.

Lei non capisce, c’è una profonda differenza tra responsabilità  e delusione: si delude chi ci vuole avere solo per se, chi ci vuol togliere la libertà di dare, di amare, non altri. Si può scegliere di non deludere di assumersi un ulteriore fardello, ma è una scelta libera che spesso costa l’infelicità permanente, lo spegnersi della forza vitale, comunque è un atto di libertà. Cosa enormemente diversa dall’atto vincolato, dalla necessità indotta dal bisogno di compiacere. Vede non è necessario dire di si per essere amati, anzi dire di no all’inizio può sembrare una delusione poi se l’altro è in grado di amare davvero, il no viene riportato alla sua dimensione vera e cioè l’affermazione della propria capacità di discernere, scegliere, amare. Come dire: ti amo, ma non sono d’accordo.

Credo che Lei stia semplificando le cose, la vita non è fatta così, le persone non amano sentirsi rifiutare, se voglio un progetto assieme ad un altro devo adattarmi all’altro, ci sono i mutui da pagare, i figli da crescere, le aspettative sul lavoro, non siamo animali che vivono di caccia. Lei è un utopista oppure un egoista e forse entrambe le cose.

I suoi problemi, vincoli, necessità, dipendono da Lei. Lei vuole un futuro compatibile, un progetto possibile, bene. Ma non tutti i progetti compatibili hanno la stessa difficoltà, ci sono progetti facili e via via più difficili. La complicazione dipende dai limiti che Lei si mette, se Lei si innamora di una persona ed è già legato, dovrà scegliere e qualcuno resterà deluso. Cercherà il male minore, ma per chi? Ecco, se si risponde che cerca il male minore per sè, la delusione che causerà non sarà così alta da impedirle di progettare ancora, se invece non baderà a sè il mondo comincerà a chiudersi nel quotidiano. Questo non la esime dall’ingiustizia verso un altro, la responsabilità è portarne il peso e cercare che ci siano le condizioni per una futura felicità. Comunque ciò che volevo sapere, l’ho capito: Lei si arrabatta non mi ha raccontato nessun progetto vero e dà il nome di progetto ad una onesta e tranquilla carriera. Apprezzabile, se le basta…

E’ un colloquio poco piacevole, non so se la rivedrò.

Io credo di si, le nostre strade si intrecciano e mi sento di poterle parlare in libertà perchè Lei poi rifletta e se ritiene cambi idea, ma anch’io cambio sulle sue parole. L’importante è che il dialogo non si interrompa o che l’uno uccida l’altro. Metaforicamente si intende. Arrivederci intanto e si ricordi che io deludo ma non tradisco, ma questa è un’altra storia.

Ricorderò.

Ci sarà pure un luogo

Ci sarà pure un luogo dove accade ciò che accade e alle parole non occorre aggiungere significato. Stasera i gabbiani, dopo aver segato di grida la spiaggia, tacciono galleggiando. Resta in riva chi non sa dove andare e la notte gli pesa oltremodo. Non serve scrutare l’orizzonte, e neppure le voci amiche bastano, di skyline e parole usurate è piena l’aria. Per questo i gabbiani tacciono e non volano: son divoratori di carogne di parole. Satolli, finalmente.

zelig

Usa sempre le stesse espressioni e parole, le virgole, i punti con la medesima cadenza. Anche le sospensioni nel discorso, sono uguali, come leggesse ad alta voce il solo libro letto più volte in italiano. Lo recita, senza nominarlo, nei contesti più vari. E la tristezza diventa speranzosa, l’allegria color lavanda. Ad ascoltarlo, muta l’umore, il senso del discorso prende strade imprevedibili. Sorridendo gli ho proposto Calvino e lui, serio, m’ha detto:è bello come Pinocchio?

c’è temporale nell’aria

C’è temporale nell’aria, stasera.

La ragazza s’è proprio arrabbiata,

la diagonale di gonna

la segue.

Lui non ha dove andare,

si giustifica, tace.

E il silenzio acquattato,

li ha presi

e subito gli sguardi ha rubato.

C’è temporale nel cielo, stasera,

Il bianco s’aggrappa all’azzurro,

disperato, mentre il grigio lo morde.

Il ragazzo a due passi

la segue,

lei, solo mani a parlare con un libro.

Se adesso, correndoti incontro,

uno sconosciuto aprisse le braccia,

uccidendo il silenzio, stasera

che direbbe il tuo libro,

ragazza?

Non piove,

nell’ aria bagnata che arriva:

verrà temporale stasera,

e un androne

da calpestare nell’ombra

per parlare con occhi bagnati.

Grida, corsette, sorrisi,

su gocce, improvvise,

festose,

adesso è il tuo libro a soffrire, ragazza,

mentre corri silente, seguita.

Un androne,

un’ ombra per riprendere vita,

l’ abbraccio tentato, respinto,

non è ancor tempo di coprire il rossore.

Il temporale scompiglia le strade,

la diagonale di gonna

è ormai sghemba,

Nell’ombra lui parla,

e si perde,

solo allora lo stringi, ragazza,

la pelle cerca un tocco sincero,

 e lo baci ridendo a un pensiero

d’acqua e di nubi,

nato stasera.

meteo

al nord: piccoli tradimenti pomeridiani di bassa intensità, temperature elevate nelle ore notturne

centro sud e nelle isole: desideri con variazioni notevoli, annuvolamenti sparsi in serata,

venti: carezze con regime di brezza sui rilievi,

su tutta l’italia, temperature in aumento,

mari: calmi, anche troppo, con compagno ondoso, senza variazioni notevoli. Fare attenzione alla prossimità nelle spiagge.

divide

Stanno passando, nell’indifferenza e nel dileggio degli italiani, i provvedimenti del ministro Brunetta in materia di lavoro nel pubblico impiego. Se si colpisce l’assenteismo o i finti ammalati, è una azione meritoria, anzi doveva essere una sensibilità della sinistra distinguere e colpire chi non lavora.  E non aver paura di rompere un tabù sul lavoro a prescindere, ma oggi, la soddisfazione generalizzata che stanno producendo i provvedimenti, in particolare nei lavoratori dell’industria ha ben altri effetti. Si sta infatti, determinando una spaccatura ancora più accentuata nel mondo del lavoro, che rompe i meccanismi di solidarietà tra lavori diversi. Ciò che voglio dire è che il giudizio generale sui lavoratori pubblici non colpisce il deviante, l’assenteista, ma tutti i lavoratori di questo comparto. L’ulteriore effetto è che non si discute dei diritti comuni, ma di diritti differenziati. Se un lavoratore del privato, con pochi diritti, magari precario, solo esulta e plaude per un privilegio tolto e non guarda alla propria condizione di sfruttamento e incertezza di futuro, non capisce il proprio stato. Per sgomberare il campo, sono contro i privilegi, sono per la giusta retribuzione del lavoro fatto, per diritti egualitari sul lavoro. Ed invece ho la netta impressione che si stia estendendo l’area della precarietà e che non si percepisca che si parte dal pubblico impiego per poi attaccare gli altri comparti del lavoro. La mia proposta è semplice: diritti eguali e rigore Ma dappertutto. Con un nuovo statuto dei lavori e dei lavoratori valido ovunque. Oggi si gioisce perchè il vicino viene colpito, domani toccherà a noi. Magari partendo dalla malattia o dal congedo per maternità, o dal tfr, prossima vittima designata. Ecc. Ecc. La lega a nord coinvolge e arruola adepti nel mondo del lavoro, indica il nemico: il sud, l’extra comunitario, differenziando le paghe sui posti di lavoro, rifiutando gli impiegati meridionali, parlandone come di assenteisti e fannulloni. Questa cultura si estenderà e nell’indifferenza invaderà anche il sud, allora chi pagherà per primo saranno i deboli in queste aree, i lavoratori dell’industria e dei servizi. E poi toccherà al nord. Ma con il mondo del lavoro spaccato sarà facile vincere e far scordare che non sono solo i devianti il problema di questo paese. Chiedetevi quanti privilegi sono caduti in parlamento in questi mesi e se per caso non ne sono stati aggiunti? Da quello che rispondete può iniziare la riflessione.

le cose pensano?

ti sei mai chiesto cosa pensa un’aereo da turismo in attesa su un prato da decollo o un auto che da tempo dorme in strada sotto il cedro o la bici poggiata su un parapetto con due catenacci e senza sella? Le cose pensano? Certo, pensano i nostri pensieri, desiderano le stesse libertà, la guida di una mano, sognano un luogo fresco dove riposare, ricordano un momento, felice o infelice, ma stato. Le mie penne ricordano parole, inchiostri perduti, la pressione d’una mano,a volte felice, una macchia salata sul foglio che ha dilatato un carattere. E i libri ricordano, attraverso le sottolineature, un pensiero incompiuto, un lampo di comprensione e rimandando a note stese sulla pelle. Le cose sono piene di ricordi, di senso oltre il sè, si lasciano accarezzare e guidare e ci accompagnano nel sogno vissuto.