Di cosa mi stupisco? Dell’utile portato a paradigma, della distrazione verso i particolari, dell’incapacità di vedere l’insieme ovvero l’apparenza e ciò che la sottende. Mi stupisce il disamore povero, quello senza ragioni, privo di carezze virtuali e virtuose. Mi sorprende l’attenzione su ciò che si ripete e non s’impara, l’idea del tempo che sovrasta il vivere. Mi sorprende guardare lo specchio e riconoscermi, ora come allora, certamente differente ma privo di giudizio serio perché lo ritengo inutile. Anzi un ulteriore spinta al disamore. Eppure noi tutti abbiamo bisogno d’amore, perché allora non stupirsi di tanta inadeguatezza e confusione. Perché in definitiva, siamo così poveri nel dare e bisognosi nel ricevere e di questa semplice equazione non troviamo soluzioni? Perché ci si accontenta quando ben altro è a disposizione. È così, ma solo a volte, perché il caso, la volontà, la paura, la stessa voglia ci si mettono in mezzo.
Mi hai detto che il mio umore era blu, colore facile da portare in società, difficile per il cuore, per i pensieri, per le stesse mani se non trovano la giusta carezza. Di quel blu vorrei scomporre il rigore del freddo che l’accompagna dal flusso che indica lo scorrere pulito. Quello che facevano le nostre nonne quando al bucato fatto con la cenere e da essa ingrigito, aggiungevano l’indaco nello sciacquare perché la sua vena abbagliasse e indicasse il bianco e il pulito. Ecco, se tu non l’avessi capito, per poco amore diventiamo blu, non abbiamo un indaco da estrarre e si raffredda l’animo, si spegne l’arancio nello sguardo, lasciando che il freddo risalga anziché nuotare nella corrente che ha lo stesso colore ma non ci bagna il cuore. Il blu dev’essere fuori noi, la pulizia solenne dell’amore che non ha misura, tempo, luogo. E l’indaco non sia altro che il pensiero, il corpo e il sangue, la pulizia e il lucore che nega ogni eccesso di verità, e quindi di menzogna, a ogni pensiero che finalmente può andare ovunque tanto non si perde ed è in ciò fedele. A sé e all’amore dato, ricevuto, voluto.
Ci sorprendiamo e ci stupiamo delle stesse identiche cose e chissà perché, non mi stupisce affatto. 😊Solo che io non avrei saputo descriverle così bene!
è una meraviglia condividere lo stupore con te, Josè. Sulle parole per dirlo sono io che ammiro le tue 🙂