come ti vorrei

Vorremmo essere intuiti, capiti nella cura e nel desiderio. La nostra mappa semplice e poco segreta sembra palese. In fondo ciò che vogliamo è solo attenzione. Il correlato del bene.

Per ogni desiderio che si incontra, la misura della delusione oppure della sorpresa felice, è solo in noi stessi. E l’altro non capisce e ne viene sorpreso.

Il tempo giusto, la misura, l’intuizione, come in una scala di definizioni, sono elementi che emergono in quel senso di soddisfazione o di delusione che c’è nel vivere un rapporto. Questo ci dice che il per sempre è soggetto a continua verifica e che, se l’amore o il bene non sono in discussione, lo è la loro misura.

Sull’altro si proietta una grande responsabilità: quella di essere dentro di noi. In continuazione.

Così ogni rapporto è costellato da una infinita serie di piccole mancanze, di disattenzioni non volute.

Un contenitore di infinite solitudini competitive, questo pensavo, mentre guardavo persone compiersi e deludere. Compiersi e deludere sono gli estremi di un arco teso che tiene pronta l’incompiutezza, a scoccare verso il cielo o verso il cuore. A volte l’una e l’altra assieme.

15 pensieri su “come ti vorrei

  1. se l’amore o il bene non sono in discussione lo è la loro misura.

    mi viene spontanea una domanda che é anche una considerazione e una riflessione:

    come si fa e soprattutto si può misurare il bene o l’amore?

    Un sorriso ☺
    Ondina

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  2. Non è casuale Daniele, ma intermittente, inesatta, e ha tratti di genio. Quante volte ci sembra di leggere i pensieri e di essere letti. Magari lo scriverò meglio un’altra volta ma la delusione maschera un bisogno non detto e di questo ci si dovrebbe chiedere.

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  3. Credo che l’amore e il bene lo si misuri in sé, Ondina, ed essendo queste due parole dei contenitori che ciascuno riempie di significati propri, sono i gesti e i pensieri a darne tangibilità.
    Se una persona occupa i tuoi pensieri può essere amore o un’ossessione, nel primo caso penso che il desiderio di essere corrisposti sia basato sulla fiducia che l’altro c’è, che è la persona che amiamo.
    Nel secondo caso, l’altra persona non corrisponderà mai e di essa non ci sarà mai fiducia ma solo voglia di possesso.
    Le tue domande hanno una risposta personale. Un tempo avevo avuto l’idea di cotruire una sorta di tavola di Mendeleev dei sentimenti, in cui fossero elencate le affinità crescenti e decrescenti, poi mi sono reso conto di non averne i mezzi teorici anche se la psicologia sarebbe in grado di tracciare tabelle accurate. E comunque ciascuno, riconosciuto il suo affine avrebbe in mano solo una spiegazione a posteriori.
    Sorriso a te 🙂

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  4. Dovremmo essere in grado di non riporre aspettative irrealizzabili nell’altro. Dovremmo essere in grado di perdonare a prescindere, di capire che l’altro inevitabilmente in qualche modo, farà qualcosa che non ci piace. Le aspettative penso che siano deleterie per i rapporti, a volte sono semplicemente eccessive.

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  5. Non credo di essere in grado di perdonare a prescindere, quando c’ho provato non mi è riuscito, ma non si trattava di amore. Il fatto è che l’amore non ha una logica, la stravolge e solo esso apre alle aspettative come al perdono smisurato. Però che amore, o bene, è se non considera l’altro, se non lo sente nella sua umanità e fallacia?

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  6. Sono d’accordo, purtroppo però a volte, nonostante l’amore provato, si tende a riporre nell’altro delle aspettative veramente eccessive. Forse semplicemente perché ci si proietta fuori da se stessi e ci si aspetta che l’altro ci salvi da noi e sia in grado di risolvere tutto quello che in noi non va.

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