la realtà è una giusta maestra

la realtà è una giusta maestra

Consapevolmente o meno, è sempre stato così: il rapporto dell’uomo che subisce il potere, prima o poi attraversa una fase di stanchezza che lascia ad altri il compito di regolare i conti.
Ci sono i cinici, i distratti, gli indifferenti e pure gli apocalittici che tutti assieme delegano alla realtà il compito di rimettere in ordine le cose.  Spesso sono quelli che la sanno lunga, che incassano la testa tra le spalle e aspettano finisca, perché alla fine finisce e i conti in qualche modo tornano.

Mi piace però pensare che accanto a tutti questi, e pur sapendo che la realtà alla fine a suo modo paga, ci siano quelli che non si arrendono. Che ogni volta sono più stanchi, ma non accettano di nuotare in un verso solo perché conviene. E a questi, liberi naviganti, apparentemente sconfitti, mi iscrivo volentieri. In loro c’è forza, e non so da dove venga, ma continua ad alimentarsi in qualche oscuro recondito d’anima. Forza che crede ci sarà del nuovo e così facendo influenza la realtà. La loro almeno. Sarà perché amano le passioni ma non gli manca mai il tempo per capire e indignarsi, almeno una volta in più dell’avversario o del conformismo. E sorridono, scrollando le spalle, quando dicono che il tempo è galantuomo, perché ne hanno capito il senso.

3 pensieri su “la realtà è una giusta maestra

  1. Leggerti è sempre un piacere e mi spingi a riflettere molto. Penso di essere una “libera navigante”, nel senso che continuo a seguire il mio pensiero, continuo a voler portare il senso delle cose a galla, continuo a voler stimolare un confronto “illuminato” anche se spesso, non lo si vuole accogliere e a volte, ne ho pagato le conseguenze. Ma non riesco proprio ad andare dove tutti vanno.

  2. “In direzione ostinata e contraria” come si suol dire, è sicuramente più difficile ma da sicuramente molte più soddisfazione che mettersi a “belare” 😉

  3. Mi piacciono i liberi naviganti, hanno lo sguardo chiaro e guardano oltre. Anche quando non condivido mi insegnano molto. Comunicare implica la curiosità verso l’altro e il rispetto. Credo che il rispetto sia la prima forma del bene.

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