ti racconto la sera sul fiume

ti racconto la sera sul fiume

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Stasera la luce sfrangiava le nubi. Erano grosse, giallo marroni, grigie, azzurre, respinte in alto da un triangolo di fuoco arancio che occupava una gola di pianura tra i monti vicini. Il sole voleva tramontare tranquillo, per suo conto e che le nubi facessero quello che volevano. Così tutto si era alzato verso la notte che viene da oriente, e al tempo stesso inabissato tra gli alberi. Disperso nelle foglie nuove, sparso a larghe chiazze nell’acqua. Anche sulla terrazza che dà sul fiume, i toni delle voci si erano abbassati, gli scalini che portano verso l’acqua e che solitamente sono pieni di coppiette, erano quasi vuoti. Certo c’era il vento, radente, freddo, quasi una tramontana, ma oltre a stringere i giubbetti primaverili, incrociare braccia a mantenere un po’ di caldo al petto e, se si evitava l’acqua, nessuno se ne andava verso casa. Come se tutti attendessero un qualcosa che doveva accadere e che aveva a che fare con il tramonto. E invece era la luce che ammaliava. Così strana e schiacciata da rendere evidenti particolari che di solito sfuggivano. Le zampe di marmo della porta che entravano in acqua, ad esempio, oppure quel muoversi increspato che toglieva ogni colore all’acqua, o ancora la trasparenza sfacciata delle foglie nuove che ostentavano un verde luminoso. Mi ricordavano, le foglie, quelle lampade che un tempo si trovavano nelle biblioteche, oppure in certi uffici pubblici e che erano molto inglesi, con un semi cilindro di vetro spesso e verde che conteneva la lampada e due sostegni d’ottone che lo reggevano, il fascio era largo come un libro o un foglio, e facevano una luce tranquilla. Poggiando la loro capacità di illuminare su un ragionamento consolidato, su una forza che era tradizione e certezza di durata. Ebbene quelle foglie, stasera, avevano la stessa tonalità di verde. Persino i lampi di luce che foravano gli spazi tra i rami diminuivano di forza, al cospetto di quel verde.  Se tutti guardavano a tratti, non voglio dire che ci fosse una consapevolezza, uno stupore che coinvolgeva tutti, ma era come ci fosse un suono. Sì, la luce era un insieme di note interzate che costringeva ad ascoltare e a muovere lo sguardo in accordo. Dalle nubi all’orizzonte in mezzo al tramonto e poi in mezzo agli alberi, tra le foglie e sotto, verso l’acqua, e ancora attorno verso le cose che diventavano più profonde, nette nei colori, presenti sino quasi ad alzare il dito per indicare. Nessuno smise i discorsi iniziati, però si fecero più lenti, come per attendere che tutta quella luce cessasse di occupare lo spazio degli occhi e tra i visi. Le parole vennero più piene, le risate sottili di significato. L’incanto è durato a lungo e poi tutti, improvvisamente, assieme all’assottigliarsi della luce, hanno cominciato ad alzarsi, a salutare, per una fretta di raggiungere qualcos’altro che non era lì. A piedi, in bicicletta, da quello che era stato un fulcro, le forze si sono irradiate. Non so cosa ci fosse dentro le altre teste, ma nella mia c’era la necessità di prolungare la luce, adesso che la notte calava in fretta e così mi sono avviato, pedalando, verso casa. E pensavo a quella sensazione mentre le luci delle strade, dei negozi illuminati e chiusi sotto i portici, riempivano la strada di una luce gialla e calda. Pensavo che quell’altra luce era piena di significati e vita e che ti sarebbe piaciuta. Ecco, pensavo che tutto quello che avevo visto, ti sarebbe piaciuto. 

6 pensieri su “ti racconto la sera sul fiume

  1. Indipendentemente a chi tu abbia dedicato queste parole,
    per quel che mi riguarda, oltre alla poesia e alla delicatezza delle tue descrizioni, sei riuscito a trasmettere fotografie emozionanti e immagini intense della luce speciale che c’era la quale, prima di salutare, ha regalato non usuali emozioni di fine giornata.

    Con l’augurio di una giornata luminosa e intensa come i momenti appena descritti, ti lascio un sorriso mattutino 🙂
    ciao Ondina

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