contenders

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Alcuni di noi, io, abbiamo una Patria, un paese che amiamo, una cultura comune. Sappiamo cose, magari non tutte così precise, e non tutti le stesse. Ci formiamo idee, un’ analisi della realtà, soluzioni. Di sicuro non abbiamo, da molto tempo, verità assolute e il relativo ci sembra un buon modo per accogliere la differenza e il ragionamento contrario, ma pretendiamo rispetto. Per noi e per chiunque. E nel rispetto sono comprese le regole che devono valere per tutti, la verità dei comportamenti. Per questo e per altro, non ci piacciono i furbi, quelli che cercano di fregarti, neppure gli arroganti ci piacciono perché usano la forza per imporre verità non vere. Non ci piacciono gli irresponsabili che dicono cose che non faranno, oppure fanno guai e li attribuiscono ad altri. Non ci piace chi la racconta, chi imbonisce, chi prende in giro la speranza. Sappiamo che la colpa di ciò che accade non è sempre altrove, che un motivo per tutto non giustifica niente, e quindi facciamo autocritica. Spesso. L’onestà ci sembra una precondizione in ogni rapporto, e non è un fine. Bisogna essere onesti, anche con se stessi. Vediamo i nostri limiti, sappiamo che sono importanti, però abbiamo sogni grandi e piccoli, vecchi e nuovi. Sappiamo che il mondo è complesso, che bisogna semplificare le cose per star meglio, ma nessuno di noi banalizza la realtà e sappiamo che semplificare è difficile e non lo si fa a colpi di slogan e tanto meno con l’accetta. Pensiamo che c’è un primato del capire e dell’intelligenza nel fare, e che quest’ultimo ha bisogno almeno di essere pensato. Siamo stanchi degli annunci, vogliamo partecipare e l’abbiamo sempre fatto. Oggi siamo coscienti che il problema prioritario è la corruzione e il malaffare, la legalità e il rispetto delle regole e pensiamo che il marcio vada amputato. Ovunque. Per noi le istituzioni non sono immutabili, ma sono il nostro patrimonio e baluardo democratico comune e quindi pensiamo si debba agire partendo dal rispetto del futuro e del presente nel modificarle.

Abbiamo un Paese che amiamo, una cultura, volontà comuni, ma non abbiamo più una parte sociale e politica. Temiamo di non avere più un partito in cui riconoscerci e pur essendo tanti, ci sentiamo soli.

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