seguendo Fenoglio

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Dietro il Duomo di Alba sale un sentiero verso Altavilla. E’ un cammino a ritroso nella Langa, ritmato dalle righe di Fenoglio che fanno emergere case, vigne guarnite di rose e sentieri ripidi scavati dall’acqua.  Case di geometri seguono il sentiero, fino alla  macchia, poi basta e dietro un nocciolo, la colonna capitozzata di pietra grigia con la lapide: Gino Rocca, qui cadde seguendo un ideale. Novembre 1944.

Vado a memoria e della prosa potente di Fenoglio emerge dal ricordo l’immagine di un giovane che sta scendendo la collina. Uomini, spari, chi insegue e chi è inseguito, con quella casualità che è pane della morte. Adesso quel giovane vede un repubblichino, un ufficiale che alza l’arma, un fiore rosso dalla canna e prima del rumore, senza  rendersi conto, il suo corpo cade in avanti verso valle, mentre i pensieri si dissolvono nel sole di un giorno. L’ultimo.

Si parla tra noi di ciò che eravamo: chi comunista, altri democristiano, fascista, socialista, ma sono tutti nomi che non dicono oggi, più nulla di concreto a chi  ha 20 anni. Con la mia generazione finirà il ricordo ancora vivo della guerra di liberazione e dell’antifascismo, c’è solo la speranza che per alcuni restino gli ideali, quelli che seguiva Gino Rocca, scendendo la collina. Magari con altri nomi, ma con lo stesso sorriso per una cosa grande che si porta appresso.

il commerciante di pensieri

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Il commerciante di pensieri, ecco cosa dovevi fare. Il commerciante di pensieri. 

I pensieri collaterali non si raccontano, sono desideri, sfumature, attenzioni per cose che esigerebbero una lunga spiegazione. Ma allora la magia svanirebbe e la sensazione diventerebbe priva di senso anche per te. Chi è bravo commercia i pensieri, li esibisce come perle e fa rilucere sottointesi. Altri, meno bravi, si accontentano di sorridere tra sè, oppure di far brillare gli occhi e alla domanda: cosa succede? Rispondono con un sorriso: cose mie, difficili da dire, se non hai molto tempo a disposizione.

donne

De Andrè, Battisti, donne, amori e solitudini giovanili,  tristezze, farabutti, escort, commozione e tenerezza senza tempo, lacrime senili, inutilità, passioni, certezze, realtà, sogni e risvegli: oggi.

Come nebbie in cui rintanare la rabbia che dice: finirà, certo che finirà, ma cosa sarà rimasto?

 

ANCHE PER TE

(Battisti-Mogol)

Per te che è ancora notte e già prepari il tuo caffé
che ti vesti senza più guardar lo specchio dietro te
che poi entri in chiesa e preghi piano
e intanto pensi al mondo ormai per te così lontano.
Per te che di mattina torni a casa tua perché
per strada più nessuno ha freddo e cerca più di te
per te che metti i soldi accanto a lui che dorme
e aggiungi ancora un po’ d’amore a chi non sa che farne.
Anche per te vorrei morire ed io morir non so
anche per te darei qualcosa che non ho
e così, e così, e così
io resto qui
a darle i miei pensieri,
a darle quel che ieri
avrei affidato al vento cercando di raggiungere chi…
al vento avrebbe detto sì.
Per te che di mattina svegli il tuo bambino e poi
lo vesti e lo accompagni a scuola e al tuo lavoro vai
per te che un errore ti è costato tanto
che tremi nel guardare un uomo e vivi di rimpianto.
Anche per te vorrei morire ed io morir non so
anche per te darei qualcosa che non ho
e così, e così, e così
io resto qui
a darle i miei pensieri,
a darle quel che ieri
avrei affidato al vento cercando di raggiungere chi…
al vento avrebbe detto sì.

 

 

 

Via del Campo (Fabrizio De Andrè)

Via del Campo c’è una graziosa
gli occhi grandi color di foglia
tutta notte sta sulla soglia
vende a tutti la stessa rosa.

Via del Campo c’è una bambina
con le labbra color rugiada
gli occhi grigi come la strada
nascon fiori dove cammina.

Via del Campo c’è una puttana
gli occhi grandi color di foglia
se di amarla ti vien la voglia
basta prenderla per la mano

e ti sembra di andar lontano
lei ti guarda con un sorriso
non credevi che il paradiso
fosse solo lì al primo piano.

Via del Campo ci va un illuso
a pregarla di maritare
a vederla salir le scale
fino a quando il balcone ha chiuso.

Ama e ridi se amor risponde
piangi forte se non ti sente
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior.

a gamba tesa

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C’è chi gioca sempre a gamba tesa e  per vincere la sua partita, mette in conto di far male. Entra nelle vite senza chiedere permesso, come un piazzista di libri mette il piede nella porta e usa la parola e il corpo per tagliare difese. La libertà è chiudere le porte, dire arrivo fino a questo, il resto non è assicurato. Dipenderà dalla pazienza reciproca.

Sarà per questo che mi infastidiscono quelli che alzano il dito più di quelli che alzano il gomito. 

Sarà per questo che mi rattristano quelli che appoggiano sulle proprie verità la vita altrui.

Sarà per questo che mi piace chi gioca al campo della tosse, che ride, si dispera, ricomincia e dà appuntamento all’indomani.  

Se devo giocare cerco di non farmi spezzare le gambe ed aspetto. Se c’è una ragione emergerà.

barbagia

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In questa stagione il caldo ha bruciato tutto quello che poteva, le colline sembrano ordinate, come fosse stata tagliata l’erba. In realtà è tutto giallo, gli steli sono ripiegati e le poche vacche al pascolo, mangiano paglia. Nel sole della sera, l’oro dell’erba è specchio del giorno, denso di luce gialla senza tregua d’ombra. Come un ricordo che si protrae nella notte e nel calore della terra bruna. Ma l’aria è già fresca e giù, al campo della tosse, i ragazzini giocano a pallone, vociando  tra sbuffi di polvere. Arriva solo l’eco di gioie e delusioni momentanee, ma qui, lungo la strada, il silenzio ti prende e toglie la voglia di andare.

Ancora mezz’ora, aspetta, siediti sull’erba. La terra è calda come una madre.

In altri tempi, un uomo sarebbe uscito nello spiazzo davanti casa e sedendosi avrebbe guardato il sole basso, misurando ombre, pensieri, stagione.

L’autunno, gli odori, il silenzio: ascoltando il corpo, la mente si distende, trova pace e non corre perchè non c’è posto dove andare. L’incoscienza dell’attesa dice che si sta bene qui. Dove si è.

E il si è non è mai stato così vero

 

settembre

La pioggia arriva a fiotti  e riga vetri d’incandescenza giallo oro.

Da quanto tempo manca il fumo dai marmi tondi del caffè? Desideri di tabacco, piacere denso, cenere, vita istantanea.

In un bavero di giacca e nei passi che scorrono veloci, i segnali dell’autunno. Mezzo sigaro all’aria di folata.

Fumo e rhum invecchiato per pensieri galleggianti nel tempo che non scorre. Sarebbe bello avere vizi stagionali che non diventino prigioni.

Penso.

Caldo umido di bar, cucchiaino, panna, guardo, annuso, mescolo luci in cerchi di cioccolata. Scie bianche e gialle: dentro, fuori, fuori, dentro.

La tua voce, è pelo morbido di gatto: riempie spazi, tra pensieri diseguali. Non ascolto, ma guardali, se vuoi, i pensieri di carta stropicciata, sono luce scivolata sotto  porta. E’ ancora possibile decidere tra noia ed interesse?

Andare nel colore della pioggia. Fuori.

Il mare cinge il molo, maltrattandolo di carezze e baci. Un’onda incontinente spruzza la notte di vento salso, ancora tiepido.

inanità

Che mondo è quello in cui chi è oppresso non  esercita la propria forza ma desidera quella di chi lo opprime? Aumentano i disoccupati, i suicidi per disperazione, i poveri e aumenta il consenso al governo, alla lega, a berlusconi. Anche queste parole sono gettate perchè in questi luoghi si crede al valore salvifico della parola, ma poi tutto si riduce ad un cicaleccio su amori spaiati, sentimenti crepuscolari, vibrar di ciglia. Guardiamo le pieghe delle nostre bocche, le rughe che rivelano l’età di questa eterna giovinezza, esibiamo dolori ancillari chiusi in un mondo governabile e domestico, lasciando che quanto ci attornia si guasti irrimediabilmente. Non ho più parole che convincano me e gli altri che ancora ascoltano. capisco che è diventato vecchio il cuore medio del paese.  In questi mesi sostengo un candidato fuori schema nel Pd, Marino, parla chiaro, dice cose che molti di voi potrebbero sottoscrivere, eppure  è soverchiato da apparati e snobismo che chiude menti ed entusiasmi.  Ma dove sono i dissenzienti, gli eroi di cento battaglie? Troppi snob da queste parti, e troppi che fuori han scelto di andare con chi li prenderà a calci in culo. Penso che il 30% che non condivide sia un bel numero da cui partire, ma poi ritrovo gli schizzinosi, gli impegni inderogabili di fine settimana, la noia che sconfina nel nichilismo, quelli che tanto tutto è eguale. In questo sento l’inanità, metto da parte i versi, le sensazioni sottili, i problemi personali e mi chiedo, ma chi me lo fa fare? Per chi?

dizionario interiore: i comunisti

I comunisti erano carichi di speranza, volevano cambiare il mondo e cominciavano da ciò che stava loro attorno: sè stessi, i rapporti nel lavoro, il cortile di casa, il quartiere, il comune dove abitavano. Pensavano in grande, nel contesto internazionale, come si diveva allora, ma facevano nel territorio. Pensavano per certezze perchè la fede e la speranza non si nutrono di dubbi e relatività. E per capire dovevano leggere, studiare con armi della critica spuntate dai destini più alti dell’idea che metteva da parte i dubbi e le evidenze. L’Unità, diffusa la domenica mattina, ha compitato il pensiero di milioni d’italiani, li ha costretti ad uscire dal semi analfabetismo imperante, vera arma del fascismo e della destra e li ha tolti dal mutismo. Al bar, in piazza si poteva alzare la voce e dire noi, ed avere ragioni insperate, una dignità prima negata. Così le imprese del socialismo erano le imprese di tutti, la dimostrazione pratica che quella era la strada giusta. Solo un problema fu evitato da chi sapeva, ed era la necessità di accettare un confronto che facesse crescere anche l’avversario, che portasse l’intero paese su basi comuni da cui non retrocedere.

 

Non è accaduto e una parte degli allora comunisti, hanno ristretto il  noi al territorio, alla lingua, al povero benessere senza contenuti, nè felicità.

avviso ai naviganti:faber a nuoro

 

” Cosa avrebbe potuto fare alla fine degli anni ’60 un giovane nottambulo, incazzato, mediamente colto, sensibile alle vistose infamie di classe, innamorato dei topi e dei piccioni, forte bevitore, vagheggiatore di ogni miglioramento sociale, amico delle bagasce, cantore feroce di qualunque cordata politica, spesso inaffidabile, musicomane e assatanato di qualsiasi pezzo di carta stampata?

Se fosse sopravissuto e gliene fosse data l’occasione, costui, molto probabilmente, sarebbe diventato un cantautore. Così infatti è stato ma ci voleva un esempio.”

Fabrizio De André

Per quelli che c’erano e per quelli che hanno capito, eppoi, se siete in Sardegna, regalatevi una  visita a Nuoro. Al M.A.N. il museo della Provincia c’è una mostra dedicata a Fabrizio De Andrè. Si può passare la giornata tra musica, ricordi, immagini del passato recente. Una storia che non è stata di tutti, ma che tutti hanno vissuto. E per quelli che l’hanno amato per ciò che leggeva nei loro sogni, speranze, realtà, è una boccata d’aria buona che fa respirare. 

povera italia

 

E’ la prima volta che sento dire da un capo di governo in carica: Povera Italia.

 

 

 

E io mi iscrivo all’altra Italia.