cielo

‌Questo cielo, così profondo e azzurro,
penso, lo meriti il passero,
il pesce del fosso che lo vede oltre il mondo suo,
e gli innumeri insetti che alacri si preparano all’inverno.
La cicala attende 17 anni per cantare la sua estate
e far l’amore che mantiene la sua specie,
non ha il tempo della formica,
e neppure quello della pecora,
però gode con loro del cielo,
nelle notti in cui il caldo è alito d’alberi e di terra.
Del mondo tengono l’equilibrio difficile,
parlando tra loro, gli animali e le rocce,
anche vulcani e terremoti sono parte dell’unione del mondo.
Ma il tempo d’amare noi dove l’abbiamo collocato?
Dov’è nel bordo degli anni più grevi,
portatori di memoria e d’istinto,
di cui ben sanno le nubi?  
È per tenere da conto l’azzurro
che abbassiamo il capo a scacciare la pena,
d’aver permesso che il presente ci fosse rubato,
e con esso l’attimo
che Intinge il pennello dell’essere eterni nell’ altro
prima d’ogni possibile bellezza.

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