artisti di provincia

artisti di provincia


Mi chiedevo perché la propria necessità di autorappresentazione debba passare per la diminuzio o la banalizzazione degli altri? Perché ci sia una necessità di dare una scala di valori che collochi le proprie passioni in testa e con esse noi senza trarre ispirazione o misura da chi ci è vicino e se c’è qualcuno che ne ha altre e magari gode di una notorietà che travalica i confini angusti della provincia, sia necessario ricollocarlo in una dimensione che non faccia ombra?
Conoscere gli autori, i romanzieri, i poeti, i musicisti che abitano nella stessa città, magari vicino a casa, incontrarli nei luoghi in cui sono persone, porta una sensazione strana di normalità e insieme di voglia di conoscere di più, di capire cosa c’è oltre la soglia del normale chiacchierare. Dietro la carta di un libro o le note che trasfigurano le sensazioni ci sono persone che hanno vite normali. Ad esempio del poeta e romanziere avevo letto sue cose, poi l’avevo conosciuto in altra veste. Magari un po’ neghittosa e cosciente di sé e del suo lavoro plurimo di autore, insegnante, organizzatore culturale, ma c’era talento in lui.
E conoscevo anche gli altri che autori non erano e i loro commenti a mezza bocca quando parlavano degli artisti senza ammirazione, come se una passione o un talento fossero cose da poco. Bizzarrie che davano notorietà immeritate e il nostro o altri venivano descritti come tipi singolari. E più che sottolinearne la capacità di occuparsi, per vivere, di più cose importanti, dal loro non vivere solo di scrittura o arte, traevano lo spunto per sminuire la portata letteraria o artistica con frasi come: si, scrive poesie e anche qualche romanzo, oppure dipinge o fa musica però …
Come se fosse da tutti scrivere decentemente, imbastire qualche buon verso, trovare una trama efficace e riempirla di dialoghi e pensieri decenti. O ancora scrivere una partitura, sbozzare un cirmolo o un marmo, dipingere una tela e che queste capacità fossero di per sé poco utili in quanto non producevano ricchezze immediate.
Incontrando al bar, gli uni e gli altri, ascoltavo evitando di parlare di letteratura, di arte, portando il silenzio verso il vino o mescolando accuratamente il caffè. Mi disturbava la facilità con cui si liquidava quella che, anche fosse stata solo una passione, era un tratto distintivo, gratuito, importante. Certo c’era non poco narcisismo, ma non era lo stesso dei banalizzatori, piccoli capitani d’impresa, gestori di cariche pubbliche, esperti d’intrighi. Loro che non avrebbero mai lasciato traccia salvo quella della cronaca, anche giudiziaria, o la presenza storica negli elenchi infiniti di amministratori comunali o camerali. Tracce politiche di per sé poco rilevanti, qualche unghiata e poi lo stanco ricordo di pochi sodali più che opere suscettibili di generale approvazione. Di voi non resterà nulla, mi veniva da dirgli, e col finto sussiego con cui ascoltate gli autori al più circondandoli di una altrettanto finta considerazione, oppure rendendoli oggetto di qualche interessata richiesta, non diventate più grandi o potenti, ché quelli davvero grandi il genio, anche se transitorio, lo riconoscono. E se allo scultore, al musicista che avevano un quarto d’ora e un occhio di bue sul palco, si doveva attenzione, in fondo poi si cercava d’adoperarli per un po’ di lustro salvo poi metterli nei percorsi normali loro che tutto erano fuorché normali.

6 pensieri su “artisti di provincia

  1. Buongiorno Will, hai assolutamente ragione:
    cosa resterà di loro?

    Ammiro e invidio (bonariamente) chi possiede l’arte della scrittura e dell’arte in genere, chi con le parole, con una matita, un pennello, uno scalpello… riesce a parlare, a trasmettere emozioni e rappresentare i moti dell’animo e la vita e le storie umane.

    I supponenti, i presuntuosi, coloro che credono che solo “facendo” cose “solide”, solo lavorando (per un profitto) l’uomo sia nobilitato, quelli che trovano solo nel lavoro, nei ruoli a loro conferiti o autoconferiti, nella politica e nel potere che questi ultimi possono dare, sono dei poveretti, secondo il mio modesto parere:
    se solo quelle sono le loro “libidini”, sono messi veramente male, rimarranno con un …pugno di mosche.

    Non è _solo_ il lavoro, non sono i soldi, non è il potere, non è il profitto, non è il ruolo che dà senso ad una vita, sono le relazioni, gli affetti, i sentimenti …
    Queste e tante altre sono le cose veramente importanti, che valgono, che resistono oltre il tempo, Will, e non occorre che stia qui ad elencartele.
    E l’arte, sia la più famosa, che quella meno conosciuta, riesce a rendere immortale quello che è importante, riesce a fermare e poi trasmettere bellezza in ogni sua forma.

    Quindi sono estremamente concorde con queste tue parole:
    Di voi non resterà nulla, mi veniva da dirgli, e col finto sussiego con cui ascoltate gli autori al più circondandoli di una altrettanto finta considerazione, oppure rendendoli oggetto di qualche interessata richiesta, non diventate più grandi o potenti, ché quelli davvero grandi il genio, anche se transitorio, lo riconoscono.

    Lasciali (e lasciamoli) nel loro brodo, nelle loro vite a volte effimere, mica si rendono conto della pochezza di quel che dicono e spesso anche di quel che pensano e fanno.
    Qualcuno di molto più importante e famoso di me ha detto: “non ragioniam di lor, ma guarda e passa”.

    Grazie per le tue parole Will, io ho aggiunto i miei pensieri un po’ raffazzonati ma come mi sono venuti di getto a quest’ora, in cui è ancora molto buio, prima di iniziare la giornata.

    Un caro saluto, un sorriso e un augurio per una bellissima giornata
    ciao
    Ondina 🙂

  2. Buongiorno Ondina. Un tempo si parlava di vizi capitali, di invidia, di superbia, ora non se ne parla più perché alcuni di questi sono funzionali a un mondo in cui il successo si misura col denaro.
    Parlerò in altro momento di utile e inutile dove spesso il secondo si confonde col primo, ma quando ho l’occasione di parlare e soprattutto di ascoltare persone che cercano una qualche cifra collettiva attraverso ciò che fanno ne esco sempre più ricco.
    Grazie per il tuo bellissimo commento.

  3. Ti mando l’ ultimo !
    “Devo dire che anche io ho votato un convinto NO, anche se andai alle urne turbato dal fatto che, nel gruppo eterogeneo del No, ci fosse anche quell’ imbroglione del @peppegrillo ( noto falsificatore di firme in Sicilia, a Bologna e forse anche a Roma … su cui indaga la magistratura ), la nefasta fascista @Meloni(e prosciutti), a braccetto con @Casa Pound, ed il @salvini bardato con mutande verdi agghiaccianti !
    No, io ho votato NO, ma uscendo dalla mia sede elettorale … MI SENTII UN VINCITORE ! 😀”

  4. Anch’io Bruno mi sono sentito un vincitore ma non tanto personalmente, piuttosto perché la Costituzione difenderà il Paese dagli eccessi di chi hai citato. Si. Ho pensato che abbia vinto l’Italia. 😊

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