attese

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L’attenzione è per i colori, e lo sguardo scivola distratto sui volti perplessi, un po’ attoniti d’attesa, sulle mani che consultano cellulari, sui sorrisi accennati per qualche parola che evoca segreti. Cerco il bianco che non c’è, forse è solo per le abitazioni di classe. Penso. Per il minimalismo che testimonia le nostre incertezze su cosa sia davvero da tenere, per cui ci resta solo il pulito e lo confondiamo con l’essenziale. Oppure il bianco è per gli ambulatori, per i camici che dovrebbero dirci che siamo sani. Il bianco latteo e riflettente che assorbe colore e sguardo, dovrebbe rassicurarci sulle sue capacità riassuntive di benessere, ma in fondo è solo un succedaneo della purezza e della luce. Qui non hanno avuto dubbi, il bianco che trovo si limita al soffitto. Negli uffici pubblici è il marrone in tutte le sue declinazioni ad imperare nel variare di bruni che ricordano la ruvida tonaca dei frati, un perenne autunno degli spiriti prima che delle leggi. Chissà che fine hanno fatto tutti gli altri colori nell’immaginario degli architetti pubblici…

Così penso, mentre da una porta finto noce esce, inopinatamente, un viso, un tempo conosciuto, a cui fatico a dare subito un nome.

E inizia un’attenzione non richiesta, non voluta, imbarazzante. Si ricorda di me, e lo dice scovando con fatica nei ricordi, poi sciorina particolari che non riconosco, si corregge, sorride e mi stringe ripetutamente la mano. Evoca trascorsi miei, importanze che non ci sono mai state o che forse non ho percepito appieno. Insomma mi sento anche un po’ imbecille. Poi rientra in quella porta fasulla, che ora mi pare fastidiosa, e mi raccomanda. Non ho chiesto nulla, avrò detto quattro parole in tutto, arrossisco, mi devo schermire, difendere. Sorrido alla signora che mi sta a fianco, rinuncio subito a una priorità che non c’è. Quasi mi devo giustificare perché rispetto le regole e mi dà fastidio. 

(quante volte accade, penso) 

Dico: Mi piace aspettare, fare i conti col tempo, non lasciare che questo mi vinca attraverso la fretta: sono così pochi i momenti di quiete…

Mi valuta perplesso e mi stringe ancora la mano. Non capisce e ammicca, il che significa che in fondo la so lunga… Alla fine, oltre all’imbarazzo, ho ceduto anche il mio posto, quello che mi spettava.

Mi merito l’attesa, me la godo e la traccia di rossore che sento la confino nel sole di questo primo giorno di settembre, giallo e arancio che colora volti e pareti e che è altro. Che vuol essere altro.

4 pensieri su “attese

  1. Uh…uh…e il colore del l’imbarazzo chissà qual è …comunque è i. Secondo post sui colori che leggo su wp nel giro di dieci minuti.

    Buon settembre Willy
    Che non sia un’attesa vana…

  2. Per me l’imbarazzo tinge di rosa intenso il viso. In fondo non ho molte passioncelle . marta, il tempo, i colori, i libri, la musica, ciò che serve per scrivere o disegnare. E chissà che altro.
    Che sia un buon settembre per Te 😊

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