del rapporto

del rapporto

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del rapporto si conserva il giusto, apparentemente nulla, a volte. ad un certo punto le braccia si sono fatte dure, stecchi rivolti a un cielo che non preannuncia. La ginnastica del cuore riabilita la morbidezza. Ne tiene in giusto conto, il limite. Non s’arrovella sul passato che giace, orologio rotto, ai nostri piedi. Abbiamo, non abbiamo, fatto il necessario? C’è una teologia del fare e del possibile speculare a quella dell’attendere un fato.

Scrivere mantra è sempre un utile esercizio per dare un senso alle spirali che percorriamo. Qual è il loro senso, verso l’esterno infinito oppure nel profondo, all’indietro, verso l’origine?

Lì un giorno sono stato, eppure di quel giorno è rimasto non il luogo, ma la presenza. Come i viaggiatori dovremmo davvero innamorarci dei luoghi e delle persone, non lesinare gli addii della voce, se questo era già scritto. Tenere il molto che riceviamo invece, nel cuore, con la cura degli oggetti che prefigurano divinità. E lasciare ch’ esse agiscano nel profondo. Ma non possediamo la sublime modestia del viandante, il suo acume quieto. Così quando leggo di un disagio che prende alla gola, che le persone si allontanano, e si preannunciano stanchezze interiori, foriere di giorni grigi e inconosciuti, vorrei dire che ci sono sempre braccia attente, che ciò che è in pericolo, di fatto se n’è già da tempo andato, che tenere è un’arte difficile perché non trattiene ma custodisce.

La domanda forse era: perché tutto ciò accade? Perché è la vita ed essa impone, quasi sempre, il suo tempo al nostro. Perché non sappiamo davvero nulla che ci ponga al riparo dal disamore, non abbiamo ricette e le soluzioni sono sempre parziali, ma l’esserne consapevoli fornisce qualche strumento in più. Di qualcuno ho ammirato svisceratamente il coraggio, di altri sento, nelle parole, la paura che precede l’ignavia, in altri ancora una consapevolezza dolorosa che getta dentro un vortice da cui certo si esce mutati nel profondo. Volevo dirlo, con parole di vicinanza e non ci sono riuscito. Ho tenuto cari pochi amici, di loro posso dire che non cessa il confronto sul presente e sul futuro. Altro non so, ma chi non ho trattenuto dialoga con me e se non penso sia una questione di reciproche responsabilità e colpe, so che potrà accompagnare il ricordo d’aver vissuto. Non altro, ma è già davvero molto.

4 pensieri su “del rapporto

  1. Ho provato … sai ? … con la ginnastica del cuore ( ah … se ci ho provato, @Will ) per “non arrovellarmi sul passato che giace, orologio rotto, ai miei piedi” …..
    Poi, osservo attentamente una fotografia ingiallita come questa che hai postato, guardo commosso questo gruppo di Persone del bel tempo che fu, Persone che NON sono miei parenti e/o miei antenati, Persone di cui io non ne ho conosciuto alcuna, ed il cuore improvvisamente, smemorando tutti gli esercizi di ginnastica a cui l’ ho razionalmente sottoposto, comincia a battere come gli pare ….. ed una emozione inaspettata mi fà rabbrividire !
    Allora mi chiedo PERCHE’ ??? … PERCHE’ MAI MI ACCADE QUESTO ???
    Non posso attingere a certezze salvifiche che NON ho, nè ad una Fede che non è il mio forte …. ma tutta la Matematica che ho studiato ( e che studio ancora, insegnandola a giovani studenti d’ Ingegneria ), tutto il Greco antico che ho adorato, e che adoro, mi spingono a credere che esistono misteri che, in questa nostra vita tribolata, è bene che rimangano tali …. poichè il dove in cui si generano, si sviluppano e si avviluppano, è il luogo del sogno : e là, m’ è dolce naufragare !!!

  2. La foto del post piace molto anche a me, non solo per ciò che sembra racchiudere, ma per il suo prefigurare passato e futuro assieme. È una cosa grande, Bruno, avere a disposizione l’amore per la conoscenza. Aggiunge alla vita qualcosa che nessuno può togliere:la cultura e la voglia di vedere. E con essa la curiosità di esplorare. Tu conosci la ginnastica del cuore.

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