napule siamo noi

napule siamo noi

Ieri mattina, un amico osserva che lo spazio dato per la morte di Pino Daniele sui giornali di radio tre, la rete di “noi intelligenti e progressivi”, è inusuale e conclude con questa considerazione: ma Pino Daniele era davvero così importante, lo conoscevano all’estero? Al mio amico non interessa molto la musica leggera, neppure quella classica lo prende più del necessario, sarà per questo che non ha potuto, a suo tempo, apprezzare quanto innovativo sia stato Pino Daniele per la musica in generale e per quella napoletana in particolare, parlando della vita e dei problemi quotidiani, dell’amore e del lavoro che non c’è, senza infingimenti, dicendo le cose. Il bello viene fuori dalla realtà, ma non la redime. Quindi il mio amico, che non ha ascoltato le parole delle canzoni di Pino Daniele, non può capire. Però, su un eccesso ha ragione, perché al solito, si è esercitata la retorica brada, quella che si avventa su un fatto e lo snatura. Ieri ho sentito e letto commenti infiniti, ripetitivi, eppure credo che a Lui bastasse che gli fosse riconosciuto di aver parlato con verità ed arte di ciò che sentiva e che gli stava attorno.

Al mio amico ho risposto che non ci sono notizie, che non accade nulla. Questo è particolarmente vero in questo periodo in cui, se si tolgono le disgrazie, non si sente un minimo odore di futuro che non ci ricordi che da tempo bisogna pulire le condutture. C’è un traccheggiare fatto di elezioni in parlamento, di faide interne, di provvedimenti in odore d’insano accordo e tutto finisce nell’ottundimento, nell’indifferenza. Qualunque cosa accada sembra non modificare le vite e le loro prospettive per cui, ne nasce un connivere che è nei fatti, nella politica prodotta da compromessi e non chiarezza di chi è da una parte e chi dall’altra, motivata sempre da urgenza, eccezionalità, anormalità. In questo la prima repubblica era più democratica, c’erano elezioni, accordi, porcherie e responsabilità, si sapeva chi era l’avversario di chi. Ora sembra che ci sia una marmellata fatta di parole e di atti, ma nessuno davvero risolutivo. Provincie che esistono ma non esistono, regioni che continuano a lamentarsi e spendere, nessuna modifica radicale dei modi di spesa dello stato centrale e quindi si taglia fuori della casa del potere, ma dentro di essa la sclerosi continua. Insomma manca la chiarezza di un disegno e di un obiettivo verificabile. A parole si sono contrapposte parole, in questo chi è più bravo vince e da un pezzo l’affabulazione è parte della caratura dei premier. Del resto le analisi sul gradimento degli italiani nei confronti della politica mostrano una mutazione fondamentale nel modo di intendere la democrazia: i partiti hanno consenso zero, i leader consensi alti, a due cifre. Quindi non contano più i processi che confrontano le idee, ma lo scontro diretto, senza discussione partecipata, senza quell’ analisi della realtà che porta al farsi del nuovo e del futuro. Si può dire una cosa, correggerla, negarla. Non c’è nessuna novità, quindi, anche perché chi si oppone ha la coscienza poco immacolata, oppure vuol far notizia a tutti i costi come Grillo che difende i vigili romani assenteisti. Una opposizione senza idee alternative, senza puntiglio, senza unità d’azione diventa velleitaria e quindi non fa notizia, ma soprattutto non crea l’alternativa. Non mi piace pensare che l’alternativa debba risiedere nel fallimento, nello star peggio, è vero che la realtà è una dura maestra, ma questa da tempo non insegna più nulla, non induce a produrre cambiamento. L’unica novità che occupa per ora poco spazio sono le elezioni in Grecia, se vincerà Tsipras, l’unione europea sarà costretta a fare i conti con la povertà e con l’iniquità delle condizioni economiche imposte ai paesi in crisi. Sarà un vento che riporta a sinistra la discussione ora lasciata nelle mani della destra, bisogna pur dirlo che con questa Europa non si può essere uguali e neppure crescere assieme. Certo è assurdo tornare agli stati nazionali e alle monete, ma in realtà servono più poteri per la crescita comune che regole che affossano i più deboli. Se l’Europa sarà, dovrà essere egualitaria, fare l’interesse dei popoli che la compongono, praticare la democrazia per tutti gli organi di governo e di potere e non essere un insieme di dominanti e dominati utile solo alla crescita dei capitali finanziari.

Ma finché questo non accade in realtà le notizie sono poche. Pino Daniele aveva una grande capacità di mettere assieme la realtà con il sentire, fare di una carta sporca l’emblema di una città e fornire un motivo per cambiare. Non sono riuscito a spiegarlo al mio amico, che le persone come Pino Daniele, qualunque cosa facciano, sono importanti per davvero, perché sono quelle che vedono e indicano un modo nuovo di essere, la necessità di ribellarsi, un sentire che non può essere sempre ottuso. Queste persone sono il nuovo e uno di loro se n’è andato, forse con troppa retorica, ma non era la sua speranza ad esserlo.

2 pensieri su “napule siamo noi

  1. Tante riflessioni così profonde ed eterogenee creano smarrimento!
    Un’analisi che vuole essere allo stesso tempo poetica, sociologica, psicologica e politica crea instabili punti di raccordo!
    In realtà presumo che non ci sia nulla da spiegare o da capire, ma riflettere su se stessi può creare un buon dialogo!
    Ma a parte lo spiazzamento che mi crea il tuo ragionamento – dove mi è dolce naufragare!- La cosa che più mi turba, per me che ormai da tempo non sono più un intelligente, progressista è:<< Come cazzo ci si può chiedere davanti alla morte di una persona se egli era importante o famoso!? Come se questo potesse servire a rendere più raziocinante i sentimenti o la morte! Di fronte al vuoto lasciato da una persona e alla sofferenza che ne scaturisce, degli emeriti imbecilli non sanno fare altro che chiedersi se ne vale la pena…!
    Siamo seri!
    Radio RAI3, un altro carrozzone di inutili raccomandati del PD!
    Cordiali saluti

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