foto di gruppo d’inizio secolo

foto di gruppo d’inizio secolo

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La conclusione è un epitaffio: “il terrificante inizio del ventunesimo secolo, un tempo senza dio, contaminato da arrivisti e corrotti, nel quale il capitalismo finanziario, con la complicità dei governi conservatori e la passività dei socialdemocratici, ha soppresso il welfare state” (Fernando Valls, El Pais). Dovremmo aggiungere i diritti, e a volte la dignità, e poco importa che queste parole siano nella recensione di un libro, io le vedo come la fotografia di un gruppo infelice e succube. Sono gli abitanti di questo occidente mediterraneo ora globalizzati? Siamo noi? Anche può essere, la fotografia è precisa, ma include sentire e chissà quanti si riconosceranno, magari pochi, non per tutti è uguale.

Si celebrano gli sconfitti? Solo nei romanzi, nella vita diventano naufraghi senza patria, non c’è salvazione senza un sogno, senza una terra a cui tornare. Si accatastano le vite nell’inverno del nostro scontento. Servirebbe un incipit, un vessillo, un orifiamma che indichi il senso del vento, e poi la corsa in direzione contraria e ostinata a riprendere ciò che è nostro. Nel sole, nel sole mediterraneo, dove le navi portano rifugiati e noi non sappiamo dove andare, trovare un senso, perché ciò che s’è smarrito è il senso. Del fare, dell’essere, dello stare assieme.

In fondo il necessario c’è, ma la grande contraffazione immiserisce, poco a poco, tutti, e nel cedere un metro, cento, un campo, un paese, si consuma la voglia di lottare. Il grande paradosso è poi questo difendersi, anche da se stessi, dalle proprie paure e miserie, dalla incapacità di ritrovare un noi comune che rovesci le regole imposte dal profitto sfrenato. Come non ci fosse più un limite a cosa toccherà perdere ancora. Solo il tempo. 

Una fotografia in cui guardarsi a lungo, decidendo se riconoscersi o meno, ora e in futuro, seguendo col dito le pieghe del sorriso del momento , che poi nasconde il divenire. Riconoscersi è essere consapevoli, affrontare la sofferenza per uscirne.

Ma insieme, perché da soli non c’è storia. 

2 pensieri su “foto di gruppo d’inizio secolo

  1. Un senso dello stare insieme dici, amico prezioso . Certo sarebbe giusto, tu dici cose assennate. Ma per quanti sforzi io faccia non riesco a trovare un senso comune con certi pensieri, certe filosofie, certi concetti anche se questi riuscissero ad imporsi senza la cieca violenza che li distingue. No, proprio no caro Willy. Se come sembra un giorno il mondo sarà un solo paese e vivrà una sola economia, una sola società, un solo pensiero, una sola filosofia quindi, bene se quest’ultima sarà anche soltanto contaminata dall’islam, allora saremo barbari sulla strada della estinzione.

  2. Continuo a pensare che non ci siano alternative al noi, che debba esserci una pluralità di pensiero, che non ci possa essere prevalenza degli uno sugli altri altrimenti sarà la violenza a prevalere sulla ragione. Io punto sulla ragione e sul noi, sono stato in paesi dove le religioni non prevalevano le une sulle altre e la pluralità di pensiero era assicurata. Strano perché questi erano Stati spesso dittatoriali e facevano prevalere la laicità, le regole civili e non i dogmi, perché non vi potesse essere qualcosa di superiore allo Stato. Vorrei il noi nella democrazia senza pensiero unico, sia esso religioso o civile, una sua evoluzione che consenta al singolo di pensare come crede e di rispondere a regole collettive che assicurino diritti eguali. Solo questo può assicurare quella crescita bilanciata e solidale che oggi non c’è proprio.

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