eccessi e finte virtù

eccessi e finte virtù

canon 100 (91)

Camminando, dove non ci sono strade, ci si accorge della semplicità e rarefazione dei simboli rimasti. Le cose perdono ambiguità e ridiventano ciò che sono. Si semplificano, apparentemente, acquistando identità e profondità. Non o che effetto abbia tutto ciò sul corpo, magari qualche neuro scienziato lo spiegherebbe con i flussi, stimoli elettrici e quant’altro, ma sarebbe leggere una mappa, non sentire un territorio. La mia sensazione è che il corpo si accordi e forse da questo -e dalla fatica antica e nuova- si svuota la mente e subentra una serenità legata al luogo. Anche per questo dovrei spegnere il cellulare e casomai raccontare dopo.

Decodificare in continuazione stimoli e simboli affatica, anche se è in automatico. Riempie di semplicità apparenti, perché molti simboli contengono divieti. Lavora la testa e non il corpo. Nella natura, e non occorre che fatichi, le cose per me s’invertono, è il corpo che sente e comunica.

Ho l’impressione che si sia confusa la razionalità con l’intelligenza e l’efficienza con il benessere. Ciò che mi consente di comunicare mi rende più difficile sentire, come agisse costantemente un giudizio di valore che mi dice ciò che è buono e ciò che non lo è, e che tutto questo confliggesse con il piacere, ma per analogia non per esperienza. Una cultura edonista che ghettizza il piacere nel momento in cui lo esibisce in forma di eccessi o lo sottopone a finte virtù, ha ben poco di naturale, al più è un altro sistema di regole che si aggiunge ai precedenti. I limiti, in natura, sono più sinceri. Si può frequentare il pericolo, ma non a lungo perché la natura non lo tollera ed espelle, quindi il cammino è più piacevole , meno adrenalinico. Il corpo ascolta e dice, stabilisce ciò che fa bene. Anche sui pensieri lavora. E quando non libera mostra almeno una strada, e la lascia al nostro arbitrio. Finalmente libero.

7 pensieri su “eccessi e finte virtù

  1. ” ………………. perché la natura non lo tollera ed espelle … “, è vero @Willy : la natura – scriveva @Lucrezio – Ullam rem gigni patìtur nisi adiuta morte aliena ( non tollera che alcuna cosa nasca se non ciò che sia aiutato dalla morte di altre ) ….
    Il nostro tempo è breve come un sospiro, e dovremmo imparare, tutti e tutte, a viverlo intensamente in pace col mondo, consci che la nostra vita è cosa naturale, non eterna e immortale, bensì fugace e precaria ! E saremmo veramente ciechi, se non vedessimo ( o fingessimo di non vedere ) i limiti che la natura, così come ad ogni cosa che viva in essa, ci pone con struggente evidenza .

  2. Da troppo tempo siamo staccati da ciò che ci sta attorno, riempiamo il mondo e ci svuotiamo. Alla fine chi vincerà sarà Gea ma non in modo amichevole

  3. <<<<<<<<<bello il post, e belli i due commenti, e se con il contatto con la terra ci incamminiamo, il cammino diventa un percorso interiore, ci si allontana dall'artefatto e la semplicità di noi nel mondo si percepisce appena.
    molte sono gli aforismi sulla brevità della vita, ma Seneca nel De providentia, ci rammenta che la vita non è breve, essa ci appare tale per il cattivo uso che ne facciamo, anzi i effetti è satis longa.
    la società ci deruba del nostro tempo e nel DE OTIO, ci dice che avvicinarsi alla natura risulta essere l'unica attività spesa bene e che da il giusto tempo alla nostra vita.
    Un buon inizio settimana

  4. La natura,se la si ama, non tradisce nel distribuirci il “pane quotidiano”,ovviamente previa conoscenza dei suoi sbalzi a sorpresa,spesso anche eccessivi,ma mai falsi come immaginate virtù,illusione di nature che mai cambieranno pur proclamando verità (false) e lontane persino nell’intenzione. Salute e saluti signore di questa casa virtuale. Bianca 2007

  5. Che dire Miriam dell’ozio, se non che ci insegnano a rifuggirlo, che porta pensieri senza apparente utilità, che fa cogliere particolari che sfuggirebbero ai molti. C’è un ozio che amo e che steso mi fa guardare il cielo, dopo un poco subentra la sensazione che quelle nubi siano altro e quell’azzurro mai eguale a prima. La natuar tra le tante cose, ci permette di riconoscerci, di contare diversamente il tempo, ma ben pochi sembra lo vogliano fare. Oggi era il giorno in cui abbiamo consumato tutte le risorse dell’anno che il pianeta è in grado di riprodurre, da domani vivremo a a credi to di ciò che pagheranno i nostri figli e nipoti. Fermarsi un poco per pensarlo, aiuterebbe a consideare che molto di ciò che c’attornia è perlo meno fasullo, ma non si fa e quindi la natura la lasciamo ai sognatori.

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