unità di tempo

unità di tempo

Ciò che mi sorprende sempre, è come tutto cambi e tutto viva.

Mi piace contenere le mie età. Sapere che c’è il bambino, l’adolescente, il giovane, l’adulto, e che stanno tutti assieme. E’ bello che escano quando gli serve, perché serve a me. Perché dovrei rinunciare a pezzi di me stesso? Le età, il tempo cronologico sono state al servizio di quello che sono ora. Come i miei errori, le piccole conquiste, la costruzione del pensiero di ciò che sono: un pensiero in divenire, che non si arresta, per difetto di limite. Mi comprendo strada facendo, questo è il mio tempo. Riconoscersi, man mano gli anni passano, e questo è davvero importante. Sapere che i ruoli che ci vengono chiesti sono sempre una violenza da addomesticare e averlo capito.

Sembra che la responsabilità si debba per forza insegnare. Credo che ciascuno di noi sia responsabile ad ogni età. Come può, perché gli viene chiesto, ma soprattutto perché c’è una tendenza al bene e il bene non è forse la capacità di vedere ciò che ci sta attorno? Le età convivono, i ricordi sono altra cosa: sono il segno del cambiamento, le mappe del percorso fatto. Ricchi di lacune e modificati a piacimento, ma pur sempre un modo per leggere ciò che è stato. Sono un portolano che, senza la testa del nocchiero, è solo un insieme di linee e di direzioni. Così nel mio tempo circolare, l’età si sente quando si fanno le cose vecchie, non quelle nuove. E’ per questo che il tempo ha bisogno d’essere riconosciuto, per cambiare e lasciar vivere il bambino che è in noi. Ché poi non significa altro che conservare la meraviglia di allora, l’inutile utile a sé, l’anarchia che supera i divieti e si costruisce. Ed è così l’adolescenza che trasforma la meraviglia in sentire che dura, che scopre i sentimenti, li rende creazione, non è forse questa una capacità di leggere i rapporti lasciando che questi ci prendano, diventino forza che ci muta? E ancora perché dovrei rinunciare ai furori della giovinezza, al vedere il mondo in termini di giusto e ingiusto, alla speranza che esso cambi perché io cambio? E della mia età adulta, del potere che mette assieme la mente con le mani, dell’essere assieme ad altri e del capire in loro i miei limiti, della capacità di costruire, perché dovrei privarmi? C’è una continuità nelle vite che si traduce nel trasmettere vita, anche quando i figli non ci sono. Una famiglia genera una famiglia. La prima famiglia siamo noi, con la nostra indipendenza e la capacità di contenere tutto il nostro mondo. Anche se non lo capiamo tutto assieme. Contenerlo e lasciarlo agire. Per questo tengo al bambino come all’adulto e penso con tenerezza che lui ha fatto per me più cose di quante io, adulto, sia riuscito a restituirgli. Lo tengo da conto, lo proteggo, come le altre mie età. Sono me, se rinunciassi a loro, taglierei dei pezzi di me.

Ed io mi piaccio intero.

“Cambia lo superficial
cambia también lo profundo
cambia el modo de pensar
cambia todo en este mundo
Cambia el clima con los años
cambia el pastor su rebaño
y así como todo cambia
que yo cambie no es extraño
Cambia el mas fino brillante
de mano en mano su brillo
cambia el nido el pajarillo
cambia el sentir un amante
Cambia el rumbo el caminante
aunque esto le cause daño
y así como todo cambia
que yo cambie no extraño
Cambia todo cambia
cambia todo cambia
cambia todo cambia
cambia todo cambia
Cambia el sol en su carrera
cuando la noche subsiste
cambia la planta y se viste
de verde en la primavera
Cambia el pelaje la fiera
cambia el cabello el anciano
y así como todo cambia
que yo cambie no es extraño
Pero no cambia mi amor
por mas lejos que me encuentre
ni el recuerdo ni el dolor
de mi pueblo y de mi gente
Lo que cambió ayer
tendrá que cambiar mañana
así como cambio yo
en esta tierra lejana
Cambia todo cambia
cambia todo cambia
cambia todo cambia
cambia todo cambia”.
——————————————-
Traduzione.
“Cambia ciò che è superficiale
e anche ciò che è profondo
cambia il modo di pensare
cambia tutto in questo mondo.
Cambia il clima con gli anni
cambia il pastore il suo pascolo
e così come tutto cambia
che io cambi non è strano.
Cambia il più prezioso brillante
di mano in mano il suo splendore
cambia nido l’uccellino
cambia il sentimento degli amanti.
Cambia direzione il viandante
sebbene questo lo danneggi
e così come tutto cambia
che io cambi non è strano.
Cambia, tutto cambia
cambia, tutto cambia
cambia, tutto cambia
cambia, tutto cambia.
Cambia il sole nella sua corsa
quando la notte persiste
cambia la pianta e si veste
di verde in primavera.
Cambia il manto della fiera
cambiano i capelli dell’anziano
e così come tutto cambia
che io cambi non è strano.
Ma non cambia il mio amore
per quanto lontano mi trovi
né il ricordo né il dolore
della mia terra e della mia gente.
E ciò che è cambiato ieri
di nuovo cambierà domani
così come cambio io
in questa terra lontana.
Cambia, tutto cambia…”.
——————————————-
Mercedes Sosa, Todo cambia – 4:55
(Julio Numhauser)

12 pensieri su “unità di tempo

  1. Non di rado ti leggo, @Willy …. constatando ancora una volta che, fra tanti venditori di mele marce, Tu esponi sul tuo carretto mele del tuo orto, mele appena colte mature dall’ albero ( che tuo nonno piantò … e Tu continui a curare in modo naturale ), mele gustose che non si dimenticano e che, a noi tutti, fan davvero bene !
    Il tuo post …. non è bello : è sincero, come il tuo sentire !

  2. Fa bene piacersi interi;
    ma non è facile nè scontato riuscire a raggiungere la consapevolezza del proprio valore e della propria bellezza!
    Ma tu l’hai fatto…. chapeau!

    Con un sorriso 🙂
    Ondina

  3. Silvia mi ha portata qui ed è stato un buon arrivo. Bellissimo ciò che hai scritto. Siamo un puzzle di noi stessi, frammisto a pezzettini di condizionamenti sociali e culturali, ma i pezzi importanti del quadro sono nostri e se ne mancasse qualcuno il quadro non avrebbe armonia. E del nostro mondo dobbiamo essere fieri. Bellissimo, inoltre, quando un pezzetto di noi, che credevamo sepolto, riemerge e ci fa cogliere sensazioni e sfumature che credevamo dimenticate. Come un pomeriggio all’improvviso giocare a palla sulla spiaggia a 50 anni perchè ne hai voglia e non hai dimenticato e non c’è motivo per non farlo: un po’ di fiatone sarà nulla rispetto al resto.
    Ciao,
    Maria Rosaria

  4. Benvenuta Maria Rosaria 🙂 Se la vita ci porta a fare cose nuove, credo che tutto quello che ci ha aiutato a percorrere il cammino fino a quel momento sia ben vivo e che ci accompagni. Bello giocare in spiaggia se si ha voglia di farlo, è libertà. E la libertà è una conquista di quel bambino che ci portiamo appresso.

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