del perseguir l’inutile

del perseguir l’inutile

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Oggi qualcuno, in radio tre, si chiedeva perché e a chi si scrive. Sembrava mi stesse parlando: scrivi per te? E chi se ne frega…

Capisco, bisogna scegliersi un interlocutore. E allora io scelgo te che sei curioso e paziente. Maschio o femmina, ti chiedo di sederti e ti mostrerò le parole che metto in fila. Alcune mi piacciono molto, sono piene di significato e simboli, altre le uso perché sono me, le porto appresso da sempre o quasi, altre ancora mi sono piaciute ma si perderanno, comunque quello che ne esce mi riguarda. Ma qui mi fermo perché la testa è tua e se posso permettermi, quel chi se ne frega, lo puoi adoperare subito, ma è un po’ fascista. Cioè si interessa poco degli altri e in particolare di chi non la pensa allo stesso modo, ha la puzza sotto il naso di chi si sente al disopra. Però se questo è il limite dell’attenzione, allora forse rappresenta in modo improprio, ma bene, ciò per cui uno può scrivere, l’utile ad esempio. Oppure l’attenzione legata a un vantaggio possibile (ancora l’utile). Oppure, ancora, il bisogno d’apparire (che è anch’esso legato ad una utilità personale). Naturalmente ci sono molti altri motivi per cui una persona scrive, ma se guardi bene, il concetto di utilità si troverà spesso. Qui invece c’è molto di inutile, diciamo che al più riguarda i curiosi, i perditempo che si fermano a guardare i lavori e giustamente pensano che li farebbero meglio.

Il rapporto tra chi scrive e chi legge, mi ricorda la fatica di chi guarda, da dentro, l’orologio della torre. Si è saliti per il panorama, ma se si legge l’ora, ascoltando il ticchettare dei meccanismi, è una soddisfazione. Così emerge che, per me è importante ciò che non ha un fine su cui si misurare il successo, e la fatica di leggermi sarà, al più, un andare assieme da qualche parte.

Allora scrivere è distillare parole, lasciare che salga il loro grado alcoolico attraverso il sentire, berle degustando, e pensare ad altro. Ché poi è proprio quest’altro che c’interessa, non l’utile o quello ch’è scritto, ma ciò che ha suscitato.

15 pensieri su “del perseguir l’inutile

  1. parole sante Willy. Quel “ciò che ha suscitato” è la chiave di tutto, secondo me. Vale anche, credo, per chi scrive poesie o pubblica foto. nessuna utilità, ma il piacere di regalare emozioni, riflessioni, piacere di leggere una buona scrittura. Buongiorno.

  2. Saper suscitare emozioni non è da tutti, occorre essere in grado di saper scrivere nel modo giusto, e tu lo fai sempre 😉
    Buona giornata!

  3. A me scrivere o postare qualcosa che potesse rappresentare una piccola sosta di bellezza,mi procurava piacere,gioia,scambio tra affini,continuare un sogno infinito fissato su una fogliolina sempre verde. Dove abitavo le foglioline spuntavano anche col gelo,ed era visione di eternità. Vita che rinnovandosi sfidava l’oscura angoscia degli uomini. Mirka

  4. Si scrive, si legge.. e con il tempo e la voglia di capire, come dici tu, oltre a mettere in gioco la propria capacità d’analisi e sintesi, si può chiarire meglio a sè stessi quanti e quali modi interpretativi esistono e stimarne la comprensione. Con serenità. 🙂

  5. @Insenseofyou: con serenità alla fine, magari all’inizio meno e il percorso della scrittura aiuta ad arrivare a comprendere/si. Magari mi sbaglio, ma penso che la serenità, tutto sommato, scriva poco 🙂

  6. @melodiestonate:non è vero che scrivi cazzate, è la tua vita e ne parli con garbo e immediatezza. Hai molte persone che ti seguono e che cercano questa naturalezza, è una qualità la tua. Una cosa che mi interessa molto sono le abitudini nelle persone, mi parlano della vita vera, di ciò che si è consolidato. Come pure mi interessa capire come le abitudini si rompono, cosa difficile e dolorosa, perché quando accade significa che la vita ha avuto una svolta. Questione d’interessi, mi piacciono più i volti dei panorami. 🙂

  7. @PEP: le tue foto mi danno sempre sensazioni. Perché sono belle, perché sento il tuo piacere nel farle, perché frequentiamo gli stessi luoghi. Insomma “susciti” e il termine esprime un innalzamento del cuore, mica poco.

  8. Ché poi è proprio quest’altro che c’interessa, non l’utile o quello ch’è scritto, ma ciò che ha suscitato.
    Ecco, è questo il punto: ciò che ha suscitato.
    E scusa se è poco! 🙂

    Dovremmo poter fare quello che ci fa piacere, che è “noi”, quello in cui ci ritroviamo, ci fa bene indipendentemente se rientra tra le cose utili o meno.

    E poi chi è che stabilisce cos’è utile??
    E cos’è sta smania di essere produttivi, di essere efficienti, di fare sempre qualcosa che “renda” e che abbia un tornaconto economico??
    Ma che è???
    Siamo macchine da produzione? 😦

    Bella coincidenza (?) comunque poiché, riguardo al tema di questo post, qualche giorno fa ho regalato un librino che mi attira, non ho ancora letto e che tratta proprio questo tema “L’utilità dell’inutile” di Nuccio Ordine 🙂

    Intanto tu Will, non smettere di allietarci con i tuoi bei pensieri e profonde sensazioni … alla facciaccia di chi afferma “chi se ne frega” … 😀
    Un sorriso, ciao
    Ondina

  9. @ilmiosguardo: almeno da queste parti poter fare ciò che ci fa piacere… Questo sarebbe un altro tema di riflessione, ovvero come il web evidenzi in modo assolutamente importante la ricerca del piacere, di dire, di essere, di apparire, di esprimere. Mi piace il titolo del tuo libro, l’utilità dell’inutile è assolutamente sottovalutata, anche perché questa società che ha massimizzato l’efficienza e la produzione lo ha fatto sul lato del valore economico dell’uomo non in quello immateriale e spirituale. Possiamo dire che si sia massimizzata la ricerca spirituale? che si siano fatti reali passi avanti nella gestione della felicità interiore ? No al più si sono trovati sostitutivi chimici o specialistici, a pagamento, per ritrovare gli equilibri perturbati dall’efficienza economica.
    Un sorriso a te, Ondina. Buona giornata. Qui c’è il sole e mica è poco

  10. Purtroppo come hai già risposto tu Will si è tralasciata gravemente la ricerca spirituale, la felicità interiore, cedendo all’illusoria credenza che bastino le cose materiali, il rumore esterno, gli impegni frenetici a riempire la nostra vita e soprattutto a far tacere quella ricerca vitale che sola ci può invece portare alla nostra essenza, a noi e riconoscerci.

    Che sia una serena giornata,
    con un sorriso
    ciao Ondina 🙂

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