bello

C’è stato un tempo in cui il bello non apparteneva, in cui era possibile costruire una casa in riva al mare, un castello tra i monti, scolpire una statua e metterla in un quadrivio.

C’è stato un tempo in cui si dipingevano le facciate delle case, in cui si scolpivano le teste dei travi, in cui si sceglieva il legno nel bosco comune, secondo la turnazione della necessità.

C’è stato un tempo in cui il bello si raccontava e pareva di vederlo e ai bimbi, che ancora non l’avevano visto, brillavano gli occhi.

C’è stato un tempo in cui il bello riposava l’uomo, lo rendeva felice solo per averlo visto e l’uomo non l’avrebbe mai recintato perchè il bello voleva uscire ed essere ovunque.

C’è stato un tempo in cui il bello si è incendiato, mutilato, buttato nelle fornaci per farne calce.

C’è stato un tempo in cui il bello dei vincitori era più bello ed un tempo in cui il bello dei vinti dava la rivincita.

Voglio piantare un piolo di legno di frassino nel cuore del bello, impedirgli che morda i nostri cuori di ferro, che ci faccia soffrire per la sua latitanza, ucciderlo e farlo a pezzetti e poi chiedere, cosa farete ora nelle vostre case esposte al mare, come vivrete le grigie vite senza speranza?

sciupafemmine

Il dongiovannismo è un mestiere serio. Non scevro di rischi, nella sua essenza, è circolare ed insoddisfacente. Prodotto alto della volontà e dell’intelligenza, si nutre di perenne ricerca, essendo la conquista, il fine che esaurisce il piacere.  Come se ne parla oggi se ne svilisce l’impegno, paragonandolo alla quotidianità amorosa giocherellona.

Meno nobile, diversa, ma attraente, è la condizione dello sciupafemmine. E molti vorrebbero praticarla, non conoscendone i rischi e soprattutto l’impegno. Inizialmente tutto sembra semplice: captare la disponibilità, condividere, lasciare, poi riprendere il ciclo con leggerezza, ma che fatica mantenere il ruolo, la capacità e la fama nel tempo. Per questo, lo sciupafemmine, dopo i fasti iniziali, ha la convinzione che le femmine lo sciupino e vorrebbe essere finalmente lasciato in pace.

Detto ciò, con buona pace della linguaccia Minnie, non appartenendo né all’una né all’altra categoria summenzionata, affermo sin d’ora che non parteciperò ai loro eventuali scioperi di protesta.

algoritmo

Amori inconcludenti,

virtuali,

sconfitti:

solo per rifiutare

il nome ai desideri.

Abituarsi a dire ciò che si vuole, sciogliendo il legame dolce dell’accondiscendere.

Accettare il rischio di essere contraddetti, senza pensare che questo sia un rifiuto d’amore.

 

 

faust

Il mondo va troppo veloce, ma quando è stato il momento in cui avete cominciato a rallentare?

Quando le speranze, gli entusiasmi, che si sovrapponevano come onde allegre, si sono quietati?

Indagate il momento, la situazione, i perchè di ciò che è avvenuto.

Prima c’era una lentezza piacevole, un’indolenza che si scatenava in esplosioni di energia, passioni, voglie, competizioni. Poi si è trasformato tutto in vischiosità crescente.

E’ stata forse la responsabilità, la fine della giovinezza, il riconoscimento della realtà, oltre i sogni?

Da quanto tempo non volano più le farfalle in pancia, la notte è troppo breve e al tempo stesso priva di sogni nuovi?

Da quanto non vi sorridete allo specchio? Perchè?

A risposta libera, il candidato non ha limiti di tempo per rispondere alle domande. Rileggere prima di consegnare alla vita.

revisionismi

C’è un filo che lega le cose nella mia testa, anche quelle apparentemente lontane nel tempo. Analogie, fatti, costanti. Non è ideologia, bensì convinzione maturata attraverso la critica dei luoghi comuni. E non è un insieme dato, ma i fondamenti sono ormai, talmente connaturati con me da essere vita. Ad esempio, da molto si parla di revisione della lotta di liberazione, del fascismo e oggi se parla più di un tempo. Bene, indaghiamo, guardiamo i fatti, contestualizziamo, ma c’era una differenza: una parte era sbagliata ed una giusta. E ha vinto quella giusta, a meno chè non si dica che era meglio il fascismo e l’alleanza con i nazisti. Nel tartufismo di questo paese, come nel ’45 erano tutti partigiani, nel ’39 c’erano meno di 30.000 antifascisti in Italia, censiti dall’Ovra. C’è voluta una guerra per capire, ma poi s’è capito e se adesso ridiventa tutto relativo è perchè sono maggioranza i figli di quelli che facevano finta di non capire, che non si interessavano di politica, quelli che tanto per mangiare mi tocca lavorare. Questi concittadini sono il pensiero uniforme pronto a traboccare verso il potere, comunque e dovunque si manifesti.

Il negazionismo, è un morbo che si alimenta nelle retrovie del pensiero, ma quando sentiremo dire che gli ebrei hanno rotto le palle con l’olocausto, preoccupiamoci per noi, non per loro.

Ieri notte, mi sono lasciato prendere da YouTube, inseguivo una canzone della guerra di Spagna, si me quiere  e mi sono trovato immerso nei volti, nelle storie degli anarchici a Barcellona, nella battaglia dell’Ebro. Non ne racconto ora, ma sono le storie che mi commuovono, so cosa mi sarebbe successo e cosa mi accadrebbe anche ora. E’ riemersa la passione segreta di mettere insieme i volti, con le storie, con il contesto, far risuonare le parole oltre la retorica. Perchè le idee forti, le passioni, si sono sempre espresse così: distinguendo la parte in cui stare, dicendo dove si è. Non è coraggio, è dignità di pensiero. Sarà per questo che mi impressiona così tanto questo ritornello sul ” tanto tutto è eguale “. Nessuno di noi è eguale, ma il pensiero uniforme rende eguali, cinici, imbelli.

Non occorre fare la rivoluzione, basta rivendicare la dignità di avere idee e confrontarle e c’è molto nell’opporsi al silenzio. Molto.

prato

Quando parlo di prato, intendo il Prato della Valle, una enorme piazza di Padova, dove si svolge il mercato del sabato e molto d’altro.

Così, per la precisione.

Da stamattina, i quasi quattro km dell’anello, sono stipati di bancarelle di ambulanti provenienti da tutta europa. Un tripudio di cibo, oggetti, piante, stoffe, odori, gente. Nel prato interno, tra le statue, sull’erba i ragazzi prendono il sole, parlottano, amoreggiano, sotto lo sguardo dei pellegrini affranti dal caldo.

La mattinata è trascorsa parlando di Sardegna interna, con un sassarese che vendeva salsiccia, pecorino e pane fresa (naturalmente assaggiati), con manate sulle spalle e sorrisi finali.

Gli irlandesi mi hanno convinto a prendere una polo da rugby bellissima e forse non tarocca. I francesi, hanno ceduto, con lo sconto, una padella, alla deriva tra finti laguiole. La tovaglia antimacchia provenzale, ocra con olive e api, me l’ha venduta un tizio, a tratti senza erre, tutto tarocco. Sia la erre moscia che la tovaglia

Vivere in una città media dà molto, è sostanzialmente, un posto in cui è bello tornare. Poi il resto è eguale. Vi ricordate di “innamorarsi a Milano”? Beh, cambiano le cartoline, ma ciò che conta è lo stesso.

 

mare

Due giorni di solitudine al mare, fatti di code in auto, vaporetto, sole. Senza fretta nè programmi le ore si dilatano. Il sole scioglie i buoni propositi programmati e li sostituisce con funzioni naturali: pensieri lenti e a volumetria decrescente, sonno, letture. Qualche appunto, solo per il fascino di un concetto che si perderà. Mi sorprendo sulla spiaggia a raccogliere conchiglie e legni. Ma per poco, poi nuovamente sui massi, al sole. Non capisco la fatica delle barche a motore, l’ansia di correre, come se il mare fosse terra e il sole, il caldo della città.  Una ragazza ride forte tra gli spruzzi del barchino a tutta velocità: paura e sesso si mescolano. Qualcosa è nell’aria. Desideri altalenanti, telefono al minimo. Il tramonto lo vedo al bar e parlare è eccessivo.

aladino

Se dovesse esprimere un desiderio,uno solo, cosa vorrebbe?

Quando mi è stata posta la domanda senza sorriso, mi sono reso conto che un desiderio radicale toglie ed uccide una parte di me. Il cambiamento repentino non muta solo i vestiti, ma la persona.

Ed allora a cosa sono disposto a rinunciare per cambiare davvero la vita ?

In realtà vorrei qualcosa che si aggiungesse, senza togliere un pezzo: una accelerazione del fato positivo. Mi sono affezionato alle collezioni che porto con me: sentimenti, passioni, idee, desideri, melanconie. Questo sono io e il cambiamento vorrei gestirlo con i miei tempi, potando senza uccidere la pianta.

Forse il genio parlava di cose materiali, di ricchezze, potere; di cose e non di bilanci interiori,  no, questo è un genio tosto, vuole altro.

Va bene, genio, rinuncio al desiderio: mi tengo.