revisionismi

C’è un filo che lega le cose nella mia testa, anche quelle apparentemente lontane nel tempo. Analogie, fatti, costanti. Non è ideologia, bensì convinzione maturata attraverso la critica dei luoghi comuni. E non è un insieme dato, ma i fondamenti sono ormai, talmente connaturati con me da essere vita. Ad esempio, da molto si parla di revisione della lotta di liberazione, del fascismo e oggi se parla più di un tempo. Bene, indaghiamo, guardiamo i fatti, contestualizziamo, ma c’era una differenza: una parte era sbagliata ed una giusta. E ha vinto quella giusta, a meno chè non si dica che era meglio il fascismo e l’alleanza con i nazisti. Nel tartufismo di questo paese, come nel ’45 erano tutti partigiani, nel ’39 c’erano meno di 30.000 antifascisti in Italia, censiti dall’Ovra. C’è voluta una guerra per capire, ma poi s’è capito e se adesso ridiventa tutto relativo è perchè sono maggioranza i figli di quelli che facevano finta di non capire, che non si interessavano di politica, quelli che tanto per mangiare mi tocca lavorare. Questi concittadini sono il pensiero uniforme pronto a traboccare verso il potere, comunque e dovunque si manifesti.

Il negazionismo, è un morbo che si alimenta nelle retrovie del pensiero, ma quando sentiremo dire che gli ebrei hanno rotto le palle con l’olocausto, preoccupiamoci per noi, non per loro.

Ieri notte, mi sono lasciato prendere da YouTube, inseguivo una canzone della guerra di Spagna, si me quiere  e mi sono trovato immerso nei volti, nelle storie degli anarchici a Barcellona, nella battaglia dell’Ebro. Non ne racconto ora, ma sono le storie che mi commuovono, so cosa mi sarebbe successo e cosa mi accadrebbe anche ora. E’ riemersa la passione segreta di mettere insieme i volti, con le storie, con il contesto, far risuonare le parole oltre la retorica. Perchè le idee forti, le passioni, si sono sempre espresse così: distinguendo la parte in cui stare, dicendo dove si è. Non è coraggio, è dignità di pensiero. Sarà per questo che mi impressiona così tanto questo ritornello sul ” tanto tutto è eguale “. Nessuno di noi è eguale, ma il pensiero uniforme rende eguali, cinici, imbelli.

Non occorre fare la rivoluzione, basta rivendicare la dignità di avere idee e confrontarle e c’è molto nell’opporsi al silenzio. Molto.

2 pensieri su “revisionismi

  1. Con l’ultima frase sintetizzi molto, molto bene il mio modo di pensare. Il mio modo di reagire a questo deleterio stato di degrado culturale e politico.

    Mi hai fatto venire in mente che anche io, se non sbaglio nella notte fra sabato e domenica, stavo facendo delle ricerche su internet su vecchie canzoni. Canzoni politiche e di protesta di quando ero bambina, ragazzina e che ascoltavano i miei genitori e mia sorella maggiore. Del tipo “il vestito di Rossini”, “morti di Reggio Emilia”…

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  2. è quello che penso, sempre, rivendicare le proprie idee senza timore di essere intimiditi nella libertà di espressione , giudicare le persone attraverso le proprie azioni, abbandonare i vecchi stereotipi della cultura delle ideologie ad ogni costo perché gli stereotipi modellano l’ideologia e le ideologie ispirano gli stereotipi e li plasmano.

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