pavoni pavidi

Pavoni pavidi, incapaci di superare la bellezza esibita.

Quanto conta uno specchio di carne, se non mostra ciò che si vuol vedere? Nulla.

Lo specchio non pensa, non deve pensare. non deve chiedere. Ha storia e identità momentanea, lo specchio, vive solo nel momento in cui riflette il pavone.

Poi non più.

mani grandi

le mani grandi, il culo raccolto, bello. Il viso l’ho guardato con attenzione, dopo.”

Il bar bologna non è solo aperitivo, ma fonte inesauribile di conoscenza applicata. Questo criterio di bellezza è nuovo per me. Dal tavolo vicino arrivano brani di conversazione a voce troppo alta per essere intimi. Mi giro, seguendo la voce, ordino un altro spritz e incrocio sguardo con due ragazze sui 40. Ragazze per quello che dicono, per la canottiera maliziosa, per la sigaretta abbandonata a fumare da sola.

Sorrido e ricambiano senza perplessità: non ci provo e si vede. Eppoi qui c’è il maturo gentiluomo che pensa al proprio culo e alle proprie mani. Forse sono nei canoni, ma non glielo dico.

Almeno per stasera.

tromba d’aria

Il cielo ha dato spettacolo, dal sole sfolgorante a nubi mai viste: scagliesovrapposte come rettile. I venti in quota mutavano con tale rapidità che nessuno prendeva più il sole sulla schiena. Tutti a guardare il cielo. Poi il nero, addensato verso il Cavallino e le casse di colmata, ha svuotato la spiaggia. Docce rinviate nelle case, tutti sulla riva, verso la laguna, donne, ragazzi, pescatori che rafforzavano gli ormeggi e un chiacchericcio timoroso e continuo. Non c’era esperienza confrontabile e lo dicevano i vecchi. Finchè una meraviglia contagiosa ha percorso la riva quando, in molti, l’hanno vista formarsi, la tromba d’aria. La voce bassa ad additarla in mezzo ai fulmini continui.  Meravigliosi anch’essi, i fulmini, verticali, di inusitata potenza e mai visti eguali. Lo spettacolo dalla riva era terribile ed affascinante. La tromba d’aria ingrossava, si divincolava dalla terra che la teneva, si riformava. Una coda tra il cielo e il mare, con il vento che mutava in continuazione dal libeccio al maestro, al garbin, al levante. Acque correnti con aria, a pelo contrastante, sollevavano spruzzi e nebulizzavano istantaneamente. I commenti dei vecchi: Mai vista, cussì  e lo scambio di pareri indecisi e contrastanti. Rivarala fin qua, o la se desfa prima?  Intanto la colonna si agitava come serpe presa per la coda, voleva liberarsi dalla terra, a volte ci riusciva, per essere poi, ripresa.  Così più volte finchè di colpo come era nata, tra folate di vento freddo, si è staccata dal terreno e dissolta in una nube roteante. Solo allora è arrivato l’odore di pioggia, di terra e polvere bagnata, di salso sollevato. La tensione accumulata nelle teste, se n’è andata con le prime gocce, mentre  la gente rientrava dicendo: pora zente chissà cossa sarà sucesso. Ti te ricordi chea volta del Cavallin.  E il ricordo si è sovrapposto allo scampato pericolo. In realtà la tromba d’aria ha arato dai Colli verso Padova e il disastro ha lambito la mia casa. Poco danno: squarciata la tenda della terrazza, ma altrove alberi divelti, case scoperchiate.

Bell’esercizio sulla relatività: possiamo guardare ammirati e contare sulla misericordia della fortuna. Ma solo su quella, quando la natura ci restituisce la nostra dimensione vera.

perchè?

Perchè non la lascia, perchè non sceglie me?

Non mi importa che lo faccia davvero, forse neppure lo vorrei, ma così è sempre tutto precario. Si gioca a fare gli amanti, le vite hanno traiettorie proprie. Non lo vorrei in casa. Vivo e dormo bene da sola, manca solo la stessa condizione, la libertà e il non essere subordinata ad altre esigenze. E’ come non ci fosse mai stata una scelta bilanciata, il coraggio di una scelta comune. Non basta che le cose siano chiare, che i presupposti siano rispettati, ci sono cose che non si dicono per non far male, mezze verità. Tutto mezzo e dipende da questa precarietà della non scelta. Non lo lascio, ma se trovo un altro che mi prenda davvero non ci penso un attimo. Quando rifletto non  mi piace quello che accade, poi mi adeguo, ma vorrei essere scelta per davvero. Io non sono solo una storia, una serie di scopate eroiche. Qualcosa a cui voler bene e basta. Il bene è un limite, un confine, bisognerebbe oltrepassarlo per vivere davvero. Sennò ci si accontenta. Ecco mi accontento di molto, ma mi accontento. Come una moglie che ha qualcosa da perdere se non è moglie.

Me l’ha chiesto di nuovo ed io le ho risposto sinceramente: mia moglie non la lascio. In fondo, anche se non me lo dico, sto aspettando che questa storia finisca, ma non sarò io a farla finire. Delle volte penso che sono doppiamente vigliacco perchè in realtà non scelgo, ovvero ho scelto, ma non taglio. Non scelgo perchè da nessuna parte starei bene. Allora faccio la scelta meno complicata, quella che ha meno problemi per il futuro, meno dolore. Certo sacrifico Lei, però sono stato chiaro, l’ho sempre detto che non me ne andavo da casa. In fondo vivere così non mi dispiace, ho la passione e la certezza di un rapporto lungo. Se mia moglie volesse di più, mi obbligasse a scegliere, forse lo farei, ma lei sta al suo posto, non fa domande. Anche se sa, tace. E poi i colpi di testa si fanno a 30 anni, adesso ho una carriera, gli amici, un nome. Perchè buttare tutto via, ripartire da zero, pagare alimenti, cercarmi una casa. Meglio fare gli amanti, niente legami, poche responsabilità, solo passione. Non parlo d’amore, è impegnativo l’amore, costringe a fare i conti con le proprie contraddizioni. Va bene così. Siamo adulti. Vediamo la realtà per quello che è e abbiamo il meglio. Se mi lascerà, le vorrò bene. Poi ci penserò al futuro. E’ vero, tengo un piede su due scarpe, ma non è questione di scopate, lì non c’è storia, stiamo bene a letto assieme. Altrimenti questa storia non durerebbe da così tanto tempo. Cosa c’è di male, a prendere il meglio dall’una e dall’altra parte? Vorrei che anche lei si rendesse conto, non facesse domande. Vivesse e basta. 

mi sono chiesto perchè spesso i rapporti si incrinano, perchè si vogliono più cose assieme. Non è male volere più cose assieme, ma è difficilissimo che entrambi si stia bene. Manca sempre qualcosa e da qualche parte il rapporto sbiadisce. Ho parlato di una lei e di un lui, ma i ruoli sono intercambiabili, i pensieri spesso simmetrici. Manca la moglie o il marito che hanno molta più forza di quanto appare e che sono scelti, spesso senza sapere, con un bilancio di convenienza poco nobile. Per non complicarsi la vita, per non far male. Mah, chissà se conviene davvero, anche a loro? Ho pensato che in realtà da un certo momento in poi, la solitudine diventa un valore, che si arricchisce con il sentimento e con l’amore. Ma che la solitudine simmetrica possa essere una scelta forte, il primo passo verso una stagione nuova del vivere. Anche in un matrimonio, in una convivenza: esserci quando serve per l’uno e per l’altro e poi essere autosufficienti.

maturo gentiluomo

La percezione dell’età si basa su canoni di adeguatezza ambientale: funzionalità fisica, mentale, sessuale. L’ambiente scelto e non imposto, è la cuccia, in cui l’equilibrio è possibile. Esempio unico nel mondo animale di governo globale e trasformazione funzionale dell’ambiente per una specie. La giovinezza, quando prescinde dall’età, perde consistenza: è un’età indefinibile della vita ed essere giovani non è più solo un fatto di tessuti, ma di atteggiamento verso la vita. Perchè rifiutare l’opportunità che viene offerta di esserci integralmente, a lungo, di procrastinare la decadenza. Certo si perdono alcune gioie come l’osteria e i dialoghi sul tempo, le acute osservazioni sul passato immaginario, la narrazione intensa del servizio militare o delle imprese epiche, sessuali, gastronomiche, etiliche, i silenzi protratti e sonnolenti. Ma bisogna pur perdere qualcosa, se si sceglie di passare dalla giovinezza al collasso rinunciando alla saggezza presunta ed inane. Un buon indice è l’attenzione al nuovo, compreso lo stimolo sessuale: se permane, la mente e lo sguardo restano ironici e attenti. Ma in questi casi a volte il dubbio mi assale: meglio maturo gentiluomo o vecchio stronzo?

effilèe

Serve une lame effilèe: si prende un concetto, un’idea, sè stessi e si toglie, per sottili strati successivi, facendo scorrere la lama orizzontale, dal corpo verso l’esterno. Fino al limite del dicibile. Il giusto è dove il pensiero si chiarifica ed ha bisogno di attenzione per essere compreso appieno.  Dire poi, ciò che resta e come nelle migliori comunicazioni, attendere che si completi nella testa dell’altro prima d’ essere espresso. Scarnificare non fa male, lascia ciò che conta, ed è disciplina per sè.

L’empatia è gradita per perdonare il giusto eccesso.

uccelli

Uccelli instupiditi da caldo che volano bassi, tra auto a velocità incompatibili con la vita. Destini silenti, fatti di dolori senza traccia e mucchi di penne a segnare la strada. Poco più in là, simulacri di cani, di gatti, d’altri animali perduti al mondo e a noi.

Forse domani passerà la nettezza urbana, ma tanto le ruote impietose, consumano e disperdono.

Neppure le jene sono più sicure. Ci pensi chi ha fame contronatura.

odori

Il vicolo dove abito è a 200 metri dal luogo in cui ho il primo ricordo di me. Avevo poco più di due anni e d’estate, la mamma mi caricava sul sellino della Legnano per andare ai bagni sul fiume. Dalla bici la città scorreva negli occhi come un film. Dopo il Prato, il Corso e, proprio davanti al bar bologna, dopo tanto sole, si entrava nell’odore dell’ombra del mastio.  Ero alla soglia del profumo del fiume che cresceva dall’androne, attraverso il boschetto e il campo di sabbia per distillare, infine,  nel misto di sapone, di doccia e di acqua di canale. Credo che da allora, gli odori siano stati importanti nella mia vita, tanto che delle persone e le cose conservo il ricordo dell’odore assieme al resto. In quel primo ricordo c’è mia madre giovane, prima in canotta e gonna e poi nel costume di allora. E’ accanto a me, che ho il cappellino di paglia e tanta sabbia in cui giocare, nel profumo d’alberi e canale. Poi tutto si mescola: brandelli di parole, fotogrammi di ragazzi grandi (chissà quanto grandi? ) che giocano a pallone, il profumo dei pezzetti di pesca. Frammenti tenuti assieme dall’olfatto, come se la vita fosse cucita dagli odori.

Adesso che abito a 200 metri, stasera guardo l’androne, dal mio aperitivo, sò che oltre quella porta ci sono io bambino che odoro di mamma, latte, giochi e sudorino. Una compagnia da accogliere e tenere con amore perchè adesso tocca a me, gli altri hanno già dato.

premier

Scoprire i problemi di Berlusconi non è difficile, basta leggere le leggi che fa.

(Benigni)

L’anomalia di questo paese è l’assenza di etica alta e condivisa.

Come si fa a spiegare il comportamento deviante di chi dovrebbe stabilire la devianza e la sua sanzione?

Come si fa a spiegare che tutto questo interessa una parte minoritaria del paese e che la stanchezza cresce?

Come si può spiegare che l’opposizione non è alternativa alla maggioranza?

Come spiegare che i comici dicono la verità e tutti ridono, anzichè piangere? 

Noioso, sono noioso come una mosca in bottiglia.