Mi sono perso la tre. P intendo. Forse perché, tradizionalmente, il tre rappresenta gli enigmi teologici e la sinistra televisiva e magari c’è un significato esoterico in tutto questo. Ma il tema non è la cabala o la numerologia, ma il potere che, notoriamente, esoterico non è. Casomai occulto, dissimulato, nascosto dietro l’angolo. Solo che questa anomalia reale e, stranamente, poco ciabattona per noi, ci mette in una singolare posizione di primarietà tra i paesi democratici. E rischia di non avere davvero termini di confronto. Ovverossia, le lobbies, i suggeritori, le massonerie, i gruppi di pressione, esistono ovunque, ma in Italia di più. Solo che non si chiamano con questo nome e sono peggio, molto peggio.
Ci fu un tempo in cui un fabbricante di materassi, , oscuro ai più, muoveva banche nazionali e capitali immani, nominava direttori di giornale, orientava dossier e notizie, favoriva militari in odore di golpe, industriali vari, politici assortiti. Il signor Berlusconi trovò utile iscriversi alla P2, anche una parte considerevole della politica che contava, lo fece. E se contava perché aveva bisogno di iscriversi? Ecco, l’anomalia è questa e Bisignani ne è l’ evidenza: se si conta davvero a che servono i consigliori e i faccendieri?
Magari abbiamo perso il numero, forse è la P5 o 6, ma quello che conta è che esistono persone in grado di deviare, consigliare, avvertire, favorire, determinare, dissuadere. E questi contano più del presidente del consiglio, dei ministri, del parlamento, contano più di ogni cosa che ha regole, funzioni, compiti. Contano e lo sanno, ma noi no. Noi pensiamo di essere liberi, di poter decidere davvero quello che vogliamo, che la nostra vita avvenga in un luogo in cui esiste la possibilità di determinarla, di pagare un canone perché al più la politica controlli la rai e magari la asservisca alla maggioranza, ma che comunque esistano delle eccezioni. In realtà le P dimostrano che nulla di tutto questo è vero, che il potere che vediamo è solo la prefigurazione di qualcosa che ci sfugge e che qualche puparo manovra. Per fini suoi, che non è lecito esporre, né sapere.
Al tempo della P2, il parlamento insorse, i giornali scrissero all’infinito, anche quelli deviati, i servizi segreti vennero sciolti e riformati, e una democristiana, staffetta partigiana, prima ministra donna della Repubblica, si prese la briga di scavare in quel mondo maleodorante del potere senza luce, che fermenta. Il “venerabile” capo trovò ospitalità nel Cile di Pinochet, molti si scandalizzarono e chissà dov’erano prima. Si pensò che, smascherato lo schema, se ne rendesse impossibile l’attuazione presente e futura. Invece, a distanza d’anni, lo schema si ripropone, qualche profezia si è attuata, ma soprattutto siamo meno liberi. Perché proprio questa è la conseguenza della deviazione carsica del potere: che questo non può essere controllato, assentito o respinto, può essere solo subito.
Incontrai la prima volta, il ministro Anselmi, nel tinello di casa sua. Una villetta alle porte di Castelfranco, cosa da impiegati e da fatica del lavoro. Lei era ministro e democristiana, io ero comunista e sindacalista, mi ascoltò, capì, disse e mantenne.
Altre volte l’ho incontrata camminando in montagna, salutava, scambiavamo due parole e sorrideva. Il mondo era cambiato, lei non era più parlamentare, ma era una degna persona. Ecco, credo che il mondo e la politica debba contenere molte degne persone e che queste non si pieghino al potere sotterraneo, anzi lo portino alla luce e lo combattono. Anche se questo non gli conviene politicamente e personalmente. Sono queste persone, forti e con senso dello stato e della comunità, che ci rendono confrontabili con gli altri paesi, che cancellano le P. Anche quelle che mi sono perse, per disattenzione e incuria di libertà mia e d’altri. Per questo vorrei che, indipendentemente, da ciò che si pensa, fossero queste le persone da eleggere e che un parlamento di liberi, non di nominati, fosse la garanzia del potere comune gestito.

