prima del viaggio

Non mi piace partire la domenica pomeriggio, mi sembra un giorno rubato, anche la preparazione è un giorno di festa rubato. Ma accade non di rado, anche se poi passa: partire e’ un lavoro, e resta un lavoro, per questo non si dovrebbe partire la domenica. La sensazione resta finche’ non ci si avvia alla stazione, all’aeroporto. Allora, sono già in viaggio, e mi piace l’idea del viaggiare, non sapere cosa troverò, l’impressione del primo trasbordo, le prime difficoltà facili, la lingua, la registrazione alla concierge, l’ ispezione della stanza dell’albergo, gli asciugamani del bagno (se c’è un bagno), la valigia da aprire, i canali stranieri della tv (se c’è una tv). Mi sento già in una vita diversa e la diversità continuerà fino alla valigia che si rinchiude nuovamente, però si potrà ripetere, finché avrò voglia, forza, spirito di andare.

Ho atteggiamenti diversi nel preparare le valigie, anche se sto diventando essenziale. Me lo dico, disponendo le cose e pensandone l’utilizzo: tolgo, lascio a casa. Il mio obbiettivo è arrivare allo zaino anche per le trasferte formali. Ad ogni inizio del viaggio mi chiedo, se la prossima volta non riuscirò a trovare l’equilibrio perfetto, il bagaglio che ha tutto ed ancora più leggero del precedente.  Solo al ritorno vedrò le cose che non sono state usate, che hanno semplicemente viaggiato con me, vorrei vederle prima.

Intanto mi rendo conto che con la previsione della partenza, e’ sparita la settimana, il giorno con le sue abitudini è mutato. Ogni giorno ha sue abitudini, ha abitudini generali buone per tutti i giorni ed abitudini particolari che ti fanno dire: oggi e’ domenica, oppure e’ giovedì. In viaggio quasi tutte queste abitudini scompaiono.

 Anche le gratificazioni mutano: ci sono cibi che mangio solo in viaggio, che a casa non compro,  i tuc, ad esempio, oppure i biscotti con la cioccolata farcita, o la coca cola di pomeriggio, sono cose che nei rituali giornalieri non ci stanno.

Alcune cose mi seguono sempre, ad esempio, in viaggio ho sempre troppo da leggere. Penso che restare senza lettura sarebbe una sofferenza, per questo mi carico di giornali e libri, ma anche la scrittura fa la sua parte, con la carta, i taccuini, quello in uso ed uno intonso, le penne a inchiostro liquido, una stilo, le matite, come il viaggio durasse molto più di quanto durerà davvero, ci fosse un tempo infinito ed occasioni giuste per stare con me. Poi non accadrà, lo so anche prima di partire, ma è bello pensare che ci sia un tempo infinito per il nuovo e anche per me. Cioè essere io con le mie predilezioni e al tempo stesso cambiato, stupito da ciò che mi accade attorno. Trascurerò le abitudini e sarà un bene, eppoi  non metto in conto la stanchezza, ma come per i cibi da viaggio, metto assieme voglie nuove, pagine che a casa farei fatica a leggere, come se il viaggio mi rendesse diverso e più forte.

Non manca mai la macchina fotografica, anzi due, la piccola, che è il mio notes, e la reflex con un paio di obbiettivi. Anche qui bisognerebbe ridurre e in fondo l’ho fatto in questi anni, rispetto al momento in cui avevo troppa attrezzatura con me, adesso c’è un migliore equilibrio tra vedere con gli occhi e con la testa e vedere attraverso il mirino. Non è cosa da poco, altrimenti l’intero viaggio passerà attraverso la macchina fotografica, sarà ridotto da questa. Mi devo ricordare che è un mezzo, che quello che ricordo è molto più importante di quello che si fissa con uno scatto. Diventare multimediale, come del resto siamo tutti fin dalla nascita.

Avrò poche guide, le leggo solo il necessario, per il resto mi piacciono le persone, perdere qualcosa e trovare qualcos’altro che sarebbe sfuggito è il mio ideale del viaggiare.

Penso al bagaglio mentale e materiale e non ho ancora una meta, ma mi serve: il viaggio è sempre più una vita parallela. Lo era anche quando il lavoro mi ha occupato troppo, adesso è un piacere che fatica a diventare tale finché si prepara, ed è una condizione positiva, rafforza l’idea di andare: so che andrò e sarà bello.

10 pensieri su “prima del viaggio

  1. buon viaggio. io ho imparato a muovermi leggerissima, pochi chili, e vestiti a strati, la mia piccola canon g7 e qualche libro da leggere . una volta abituati è la libertà totale, quella di non dover neanche scegliere come vestirsi, perchè di vestito ce n’è uno soltanto. (vacanze in vespa o a piedi).

  2. Anche se riduco ogni volta che parto, ogni volta ho sempre troppo con me e, nonostante questo, immancabilmente dimentico qualcosa a casa, alla faccia della lista stilata nei giorni precedenti. 😦
    Ma è impossibile che io dimentichi la macchina fotografica e i libri (e se sbaglio a “programmare” quanto leggerò – ma è successo solo una volta in tutti questi anni – mi fiondo a rifornirmi ovunque mi trovo).

    Preferisco fare le valigie che disfarle; da anni quindi l’organizzazione in casa mia è la seguente: io le preparo e mio marito, al ritorno, le disfa. 🙂

    Ah, proposito, devo iniziare a fare la benedetta lista … 🙂
    Buoni preparativi, Will, ma intanto buona serata!!

  3. fare le valigie è un atto di libertà grande e in una coppia si mette a disposizione questa libertà, ma mica è facile. Non pochi sono gelosi della loro valigia perché lo considerano un prolungamento di sé, la lettura della vita propria. Farsi la valigia o lo zaino per queste persone è la cosa migliore perché evita il dialogo:
    dove hai messo…?
    oddio, ma non dovevi prenderlo tu?
    Ecco pensi solo alle cose tue, alle mie invece…
    La prossima volta te la fai da solo la valigia.
    Certo e che ci vorrà mai…
    Muso e mutismo, poi passa.
    🙂

  4. Questa dello zaino leggero è un’esigenza che capisco bene nella sua molteplicità di significati. Io viaggio poco, non sono avvezza a riempire valigie e quando lo faccio compilo mentalmente una lista delle possibilità previste abbinandovi abiti e cose. Mi sbaglio poco, ma perchè faccio poco quindi tutto è semplice. C’è da dire che non ho mai viaggiato sola, ahimè, e perciò la mia prima preoccupazione è che agli altri non manchi il necessario. Un po’ t’invidio (bonariamente), pensando che durante le vacanze ciò che mi premuro istantaneamente di mettere in valigia sono il termometro e le supposte di Tachipirina 🙂

  5. Sorrido mentre penso ai miei figlioli che, già da piccoli, il giorno prima della partenza, li abbandonavo davanti allo zaino vuoto e all’armadio aperto. Loro disponevano tutto sul letto e poi venivo chiamata per la verifica finale e consigli. Per me fare la valigia è già l’inizio del viaggio. Immagino. Con la mente scorro velocemente quella me che sarà in quel luogo e con quelle persone. Scarpe, vestiti, accessori, trucco, letture. E’ come se tutto dovesse rispondere ad un’armonia immaginata. In passato mi succedeva di fare valigie assurde, generalmente troppo pesanti e spesso inadeguate. Ora non succede quasi più. Quando si parte mi occupo solo della mia valigia e di alcune cose di ordine generale come cibo e medicine. La persona che vive con me si occupa della sua, dei documenti di viaggio e dell’automobile. Così al ritorno, anche se sono stanca, voglio subito disfare la valigia. Fa parte del rito del ritorno.
    Buona giornata Willy e buon viaggio.

  6. @ mora: beh, qualche medicinale lo metto anch’io e anche il termometro, capisco anche il dover provvedere ai cuccioli, adesso per me non serve che pensi alle valigie altrui, quindi il bagaglio è un’estensione di me. Faccio i conti con questo e vorrei alleggerire sempre 🙂

  7. @pass: fare la valigia è già essere dentro il viaggio, io penso a quello che mi può occorrere in emergenza, il resto sono magliette e calzoni leggeri, un paio di scarpe da buttare alla fine e poi non porto il trucco, casomai la protezione solare e un cappello che non manca mai. 🙂
    Brava ad abituare così i tuoi figli, è un bell’insegnamento

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