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Informazioni su willyco

mescolo tempo e vita con passione e sono curioso, mi occupo più o meno di sviluppo territoriale compatibile con chi ci vive, annuso il presente. Difficilmente troverete recensioni di libri o di film tra queste note, anche i versi citati sono rari, perché mi piace la poesia come fatto personale. Ci saranno pochissimi giudizi, gran parte dello scrivere sono impressioni. Per le analisi sono noioso e lascio perdere. Non troverete un canovaccio prestabilito, ad altro è riservato questo luogo, di fatto è uno zibaldone del senso del mio tempo. Gran parte delle mie opinioni sono parziali, si basano su tesi affini e non assolute, sono verificate per quanto possibile, per voglia, per interesse. Ho dei principi basati anch'essi su un'etica appresa e rielaborata, su concetti di giusto e ingiusto che cercano di contemperare il desiderio con la realtà. Di mio ho aggiunto una sensibilità verso l'uomo, la sua carenza di protezione di fronte alla violenza, all'arroganza. Quindi mi muovo in un relativo che per parte piccola o grande è mio e per buona parte mi viene da ciò che ho appreso. Non insegnato, appreso, perché ho aggiunto una discreta propensione al rifiuto e alla libertà connessa. Quindi, traete voi le conclusioni perché tengo a poche cose per davvero e il resto è opinabile.

Nessuno

…Polifemo,  gli fece la grande domanda: chi sei?, Odisseo, diede l’unica risposta possibile.

“Io? Io sono Nessuno.”

Negando se stesso affermò il proprio potere.

Odisseo aveva già compreso che il vero potere sta non nel mostrarsi alla luce, ma nell’essere confinato nell’ombra e da lì muovere i fili di ogni cosa, comandando.

Intuì poi che l’altro grande potere sta nel saper raccontare bene i fatti, omettendo ciò che è necessario omettere e insistendo laddove l’ascoltatore, o l’ascoltatrice sentiva vibrare le corde del proprio animo… ma questa, questa arte del racconto, è tutta un’altra storia del suo magnifico talento individuale…

Davide Enia: Rembò

Fandango libri

Il potere reale, l’occultare l’importanza, usare il profilo basso, l’apparire senza nome, con il suo contro altare apparente del dire attraverso il meccanismo della fascinazione, nel raccontare rendendo sensibili i fatti. Dove per sensibili significa mostrare la loro rilevanza per chi ascolta.

A chi può essere chiesto di mostrare l’intero oggetto percorrendolo intorno minuziosamente? Il gusto del dettaglio è la luce che illumina l’insieme, lo rende fruibile e interessante. Mani delicate per oggetti fragili, i fatti per l’appunto.

Sorgono domande capitali su cui si può solo pensare senza pretese: cos’è la verità? e perchè abbiamo bisogno del fascino?

iblei

Il camion lituano ancheggia davanti alla punto di noleggio. 18 metri per 3 hanno un fascino soggiogante, in specie quando si muovono a 90 all’ora ed occupano l’intera carreggiata di questa strada iblea. Guardo intorno, i suoi stop, la strada: è un trapezio rovesciato nella montagna. Gli ingegneri non hanno faticato molto, un taglio e via, come prendere una donna di strada, appunto, senza creanza nè riguardo, pagando. Hanno pagato sbancando il necessario e sono rimasti ai lati, pezzi di collina incongrui, non hanno accarezzato i fianchi, hanno scavato con il minimo della fatica. Ma incurante della ferita, il verde irrompe, marezzato di fiori gialli. Qualche ciliegio e susino fiorito ricordano allegramente la stagione. Il camion non demorde in salita, dev’essere vuoto. Immagino l’autista che canta in cabina, pensa al mare di arance che caricherà e al lungo viaggio di ritorno: tre giorni fino a Riga passati in parcheggi e caffè notturni: con 350 euro mese si può vivere al margine della strada, ma c’è molto lungo le strade: vita, colore, compagnia, disperazione che fa capire che con pochi euro e un camion non si è così in basso. I nomi dei paesi si susseguono, Lentini, Carlentini (bisognava salire d’estate per evitare la malaria ed allora il paese aveva il suo omologo in collina), Francofonte, belli questi nomi, suonano come damasco medioevale, gli Altavilla, il velluto per dame, Federico II. Alle spalle ho lasciato Biancavilla, Belpasso, Gelso bianco; nomi che temperano la pietra scabrosa del vulcano, che puntano sul colore che cresce tra la lava, sul persistere del bianco per allontanare il pensiero della terra che ribolle. Ragusa è terra di terremoti e di barocco, ad Ibla la distruzione ha creato un’ unitarietà di stile e di pensiero inimitabile. Intanto il lituano s’inerpica ondeggiando, forse punterà a Vittoria, chissà se avrà tempo di confrontare il mare con quello di casa. Ormai c’è un serpentone dietro di me, alcuni impazienti tentano l’azzardo, qualcuno spaventato rientra. Che giova abitare in un posto così bello se la fretta acceca ? Fino a giugno, l’interno della Sicilia è verde, un pastello di fiori, dorato a maggio, se i colori fanno star bene, questo è il posto giusto. Gli stop si accendono, il serpente imita, il camion accosta, si ferma. Dalla cabina il lituano saluta, ridendo. Le auto sciamano,  libere finalmente di correre verso uffici, case, stazioni di servizio. Non accelero: vorrei stendermi sul muretto a Marina di Ragusa, ascoltare il primo sole che tira la pelle e pensare che è febbraio, che stasera mi fermerò a Modica per il cioccolato,e a notte prima di dormire annuserò dal balcone il lago di Pergusa.

errori veniali

Quella persona che credevamo di conoscere così bene, non è più la stessa. Ci sorprende, non risponde alle nostre aspettative, delude. Cos’è accaduto, perchè è così cambiata? Nulla di grave semplicemente è diversa, un po’ avevamo capito male, un po’ pensavamo fosse quella del ricordo, mentre  è andato avanti il suo film. Ed ora, anzichè esercitare la curiosità per rinnovare il rapporto, preferiremmo fosse quella di allora. Per pigrizia, per abitudine. Ma neppure noi siamo gli stessi, non siamo stati fermi sul ciglio della strada. Non c’è alternativa all’accettare l’altro, ascoltare e comunicare per capire il nuovo. Possibilmente senza etichette, nè cassetti classificatori.

non ho sentito

non ho sentito il buio

farsi strada,

invadere la luce,

risucchiarla senza rumor di labbra.

Forse è uscito da quella crepa,

notata appena ieri,

forse da una lama di porta

prima accesa.

Adesso tintinna tra folate, il buio,

e preme sui vetri,

vorrà uscire oppure entrare?

conservatore

Oggi, gli esempi dei grandi conservatori  nell’europa del dopoguerra, ai più non dicono nulla.

Peccato.

De Gasperi, Adenauer, De Gaulle, e in tutt’altro versante, Giovanni XXIII, furono formatori di coscienze nazionali, capaci di sollevare speranze. Uomini soli, a volte innovatori rigorosi spinti dalla necessità. Parchi esponenti di quella destra dignitosa  e senza sbragamenti, svanita a partire dagli anni ’70. Di questi uomini, troppo spesso senza eredi, di questa destra avversaria, ho nostalgia intellettuale e politica.

Ricordo il sindaco della mia città, abitavamo di fronte, rientrava a notte, senz’auto di servizio, in una casa dignitosa senza lussi. Di errori ne fece molti, interpretò malamente la modernità, ma nessuno dei suoi errori fu per vantaggio o malafede. Non è poco ora.

Quando da tutt’altra parte politica e  per molto tempo all’opposizione, mi misurai con gli eredi di quella stagione, qualche barlume c’era ancora. Di certo nessuno di loro avrebbe mai detto di essere il nuovo De Gasperi, come disse poi il cavaliere presidente. Forse per rispetto alla realtà, oppure misura o decenza. Poi più nulla e il canestro si è definitivamente guastato.

Che dire se non che l’albero può fruttificare e che attendere la primavera è una speranza da giovani.

biro dissolvi

Mi piace consumare le penne fino all’ultimo. Vedere il tratto che s’ assottiglia, si spezzetta, affrontare il cambio in corsa con il leggero disagio che l’accompagna. Se è una stilo, procedere alla cerimonia del caricamento: decidere il colore, odorare l’inchiostro, aspirare con attenzione, espellere, ri aspirare. Regalare due gocce alla boccetta e poi asciugare il pennino. Il primo tratto rinnova la sorpresa del colore e della consistenza, poi verranno le parole.

Se è una biro, si butta, ma non è una soddisfazione dappoco: è corresponsabile di ciò che scrivo.

partito palindromo italiano

Nel nostro partito politico manteniamo le promesse.

 

Solo gli imbecilli possono credere che

 

non lotteremo contro la corruzione.

 

Perché se c’è qualcosa di sicuro per noi è che

 

per raggiungere i nostri ideali.

 

l’onestà e la trasparenza sono fondamentali

 

Dimostreremo che è una grande stupidità credere che

 

la mafia continuerà a far parte del nostro governo come in passato

 

Assicuriamo senza dubbio che

 

la giustizia sociale sarà il fine principale del nostro mandato.

 

Nonostante questo, c’è gente stupida che ancora pensa che

 

si possa continuare a governare con i trucchi della vecchia politica.

 

Gestendo il potere, faremo il possibile affinché

 

finiscano le situazioni di privilegio.

 

Non permetteremo in nessun modo che

 

aumenti l’indigenza e il bisogno.

 

Compiremo i nostri propositi nonostante

 

le risorse economiche siano esaurite.

 

Eserciteremo il potere fino a che

 

Si capisca da ora che

 

 

Siamo il partito … , la nuova politica

 

ricevo, modifico e pubblico: si legge dall’alto al basso per i credenti e dal basso all’alto per gli increduli, ma che partito è?

 

 

luce

Vivo sui tetti e ho bisogno di luce,

di silenzio come righello e matite di luce,

per tracciare confini,

luce per respirare,

scavare vestiti,

luce per vestirsi di libertà,

luce, anche di notte,

luce nel buio, come bambini

che sentono la vita uscire

sotto la porta chiusa. Luce. 

responsabilità e colpa

Userò queste due parole sulla mia pelle, magari con un poco di sale, per parlarmi della giornata della memoria. Dovrei aggiungere altre parole: rigore, consapevolezza e poi unirle a leggerezza, perdono, memoria.

L’uomo non è mai uscito dalla condizione animale e non è una scusante, anzi è il motivo per cui esistono leggi, regole, etica, morale, religioni. Pali, recinti in cui arginare istinti, pulsioni, falle dell’intelligenza, solidarietà inesistenti, cinismo ma soprattutto quello che Annah Arendt definì la banalità del male. Che accade quando, seguendo la legge regolarmente promulgata, si viola una legge più universale, più profonda e cioè quella della specie? Il genocidio, l’uccisione di massa è questa violazione, anche compiuta secondo legge: lo sterminio di un pezzo della propria specie non più riconosciuta come tale. Se ciò accade è perchè viene sospesa l’umanità ed attivato thanatos e il male, senza correttivi. In questi giorni mi sono chiesto perchè Gaza, perchè chi ha patito così tanto, chi è stato oggetto di una violazione così grande dell’umanità, abbia sospeso la propria memoria. Credo che la memoria se ne sia andata, anche per gli ebrei, e man mano muoiono i testimoni, del resto muti di fronte a tanta violenza subita e veduta, anche l’olocausto diventa storia e non è sovrapponibile agli olocausti odierni.

La rimozione della colpa in occidente ha una specularità nella rimozione della responsabilità. Come posso essere responsabile di qualcosa che non ho commesso? Ma come posso essere irresponsabile se non mi schiero dalla parte di ciò che sento giusto? Anche chi è stato vittima non può sottrarsi alla testimonianza, deve perseguire la strada del giusto, acquisisce un obbligo in più: quello del ricordo e della sua attualizzazione. Per chi ha miei anni e vide le foto nei libri di Abe Steiner, di Pietro Caleffi, lesse dell’orrore quando ancora l’orrore non aveva intera la dimensione, è facile essere dalla parte degli ebrei, di quegli ebrei. Perchè non c’è scelta a metà tra giustizia e infamia, tra orrore e carnefice. Ma ad un certo punto la logica della colpa ha rimosso la responsabilità individuale diluendola in quella collettiva e sanando poi l’una e l’altra attraverso la sospensione del diritto. Quasi subito si sono trovate scorciatoie, come bastasse dare uno stato a ciò che restava del popolo ebreo per cancellare l’infamia sul genere umano, come fosse possibile rimuovere la condizione dicriminatoria dalle teste delle persone, ovunque ci fosse un interesse a definire la diversità come una colpa da estirpare.  La responsabilità non dà tregua ed è più facile trattare la colpa, trovare qualcuno che ci consoli, che ci assolva. In quei campi non morirono solo gli ebrei, ma i diversi, gli originali, i non consenzienti, i polacchi, i russi, i comunisti, gli zingari, gli omosessuali, gli europei. Basta dare un confine, un esercito, il quarto al mondo, basta pagare per cancellare il ricordo, la colpa collettiva di allora? E quelle di oggi? Sì, se si vuole rimuovere la responsabilità di essere uomini. I negazionisti di oggi non sono solo quelli che negano le camere a gas, ma quelli che negano la barbarie, che non pongono argine alla discriminazione, che non sentono le morti come assolute e come un crimine contro la specie. Le stragi sono quotidiane, disseminate ovunque, ma sono morti che non pesano, che non esistono e ciò che fa male è l’indifferenza in cui la notizia relega la pietà. Pietà e responsabilità, per tutti, non solo per i cristiani che videro, approvarono, fecero, nutrendosi di chissà quali radici, responsabilità e memoria, da perseguire con rigore nella leggerezza del vivere, dell’essere, dell’osare, che a noi è data e ad altri è tolta. Grossman assieme a tanti altri, dell’una e dell’altra parte, ripete l’ineluttabilità del dialogo, del mettere assieme. L’invito è a non pensare che il diritto e la pace siano scollegati dall’accettazione della diversità, e che questa discrimina l’essere o meno uomini. Si può essere simulacri d’uomini e belve, ascoltare Beethoven o gli U2 e usare il fuoco per sterminare. Per questo la giornata della memoria è ogni giorno, perchè ogni giorno siamo in questo mondo in cui anche i morti portano la responsabilità di essere stati vivi. Non scordare significa vivere oggi, dare onore a chi è morto, ripristinare il confine tra giusto ed ingiusto, ovunque sia ed accada. Le colpe e il perdono accompagnano la responsabilità, qui, ora, adesso, subito. Contro il cervello unico e il pastrocchio che giustifica, non si giustifica nulla, ci si assolve solo guardando con rigore ciò che accade ed è accaduto. Vorrei essere provocatorio, ma sono sicuro che tra i 36 giusti che testimoniando la giustizia, impediscono a dio di distruggere il mondo,   di certo uno è palestinese ed uno è ebreo.