Ieri avresti compiuto gli anni,
e continuerai a farlo finché qualcuno si ricorderà di te,
o compiterà per caso la targa di bronzo che ti ricorda
tra i centomila che ti fanno compagnia.
Poi nessuno immaginerà del prima
e di ciò che dopo è accaduto:
persone si sono susseguite,
vite che oggi portano traccia di te
e tu l’hai sperato e voluto.
Lasciare memoria ormai si usa poco,
i racconti non li ascolta nessuno,
ma tu sei stato
e come ogni realtà hai generato realtà e vita.
Ho cercato la dolina delle bottiglie,
dove cinque giorni dopo il tuo compleanno,
t’hanno ammazzato.
Adesso è in Slovenia,
e non so s’era proprio quella,
c’erano le pietre bianche, aguzze,
un grande avallamento da granate,
tra alberi stenti una casa,
dall’altro lato il bosco.
È passato così tanto tempo,
e gente, che il nome s’è perduto,
però era giusto cercare,
farti arrivare che chi non hai conosciuto ti pensava,
perché la continuità ha radici,
e tempo,
e storie che nessuno ascolta più.
Come ciò ch’è accaduto
e ciò che non è stato
ma ha continuato.
Altrove, in altro modo.
Se io sono è grazie a te,
buon compleanno nonno.