voici venir la nuit

La sera era l’infinito della prima lucciola,
dal suo mistero nasceva la nostalgia di quiete,
e del capire
e in questo soffermarsi
era l’attimo che incontrava
il richiamo agli affetti.
C’erano state, ma prima,
ripetute grida nel buio,
quel buio che non c’era nell’ultimo gioco,
nella confidenza bisbigliata,
nel sedersi accanto,
e aveva taciuto sino allo scadere della fiducia in sé,
del primo brivido di solitudine.
E si stupivano gli occhi
per le pozze di luce gialla
tracciate dai lampioni
erano il dentro e il fuori della notte.
I marciapiedi, luce riflessa,
e scia verso casa,
nel buio trafitto dal grido d’un rapace,
forte batteva il cuore nell’ansia della corsa.
Era così bello il rimprovero
contenuto nell’abbraccio,
Il vedere che le cose avevano atteso
e sentire il buio che s’acquattava sul davanzale,
come il gatto quando ci guardava,
tranquillo, per capire.

Un pensiero su “voici venir la nuit

  1. È bella la tua poesia,densa di particolari ,forse come la tua vita. Nel tornare a casa c’è attesa. Insieme all’affetto e alla comprensione, rimedi pure una tirata di orecchi .
    Buona serata Roberto 🤗

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