oggi, vivere

Dai giorni, allungare la mano e prendere il frutto,
non il nome, non il peso maturato
ma l’essenza.
E distinguere il vivere da ciò che lo limita e toglie,
e se non parlerò dei macellai di carne umana,
delle intelligenze vocate al male,
del male certo e altrove,
ho l’esecrare,
il dire il mai che corrisponde al fare,
al pensare,
e alla paura
che si mischia nell’incerta sicurezza.
Parlo di noi che ci pensiamo moderatamente buoni,
parlo di dove torniamo
perché sempre si torna,
fosse una persona, un luogo, una memoria.
E non è detto ci attenda,
ma c’è,
o almeno esiste un luogo in cui collocare l’essere stati,
con la disponibilità che accoglie,
pur altra dal pensiero di chi torna,  ma pur sempre vera.
Le cose sono l’ultima coscienza
prima del dubbio e della solitudine, conservano la memoria d’un noi che vive,
come quegli angoli di verde incolto
che i progettisti dimenticano
e nessuno fa più suoi,
ma così diventano liberi
pieni di fiori e d’erbe ribelli
ospiti munifici d’altrove,
e dimora d’animali che proseguono le vite.
Se questo impastare giorni e sdegno,
sentimenti, percezioni e andare,
ha pur senso,
e genera passioni e voglia di cambiare
è perché siamo confusione,
imperfetto vivere e contraddizione,
dolci e tesi nel conservare umanità,
e nessuno replicherà ciò che muove
o tiene fermi i pensieri,
nessuno potrà dire d’essere eguale.
È la nostra imperfezione a donarci unicità
e insieme la bellezza d’una solitudine
senza eguali
che sa essere stella
e parte d’universo certo di sua luce.

4 pensieri su “oggi, vivere

  1. “Le cose sono l’ultima coscienza
    prima del dubbio e della solitudine, conservano la memoria d’un noi che vive,
    come quegli angoli di verde incolto
    che i progettisti dimenticano
    e nessuno fa più suoi,
    ma così diventano liberi
    pieni di fiori e d’erbe ribelli
    ospiti munifici d’altrove,
    e dimora d’animali che proseguono le vite” /

    Questo è il cuore pulsante, la parte più “selvatica” e luminosa di tutto il componimento. È un’immagine bellissima perché ribalta completamente il concetto di abbandono: quello che per il mondo è uno scarto (il giardino dimenticato dal progettista), per la vita diventa l’unico spazio di vera libertà. In quegli angoli non c’è nessuno che dice ai fiori come crescere o dove stare; lì la vita “prosegue” e basta, grata e ribelle. Mi piace pensare che anche noi abbiamo dentro degli “angoli incolti” che dobbiamo proteggere dai progetti che gli altri hanno su di noi. È stato un piacere riflettere con te su questi versi. A presto. 🤗

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