
La sera durava sino all’infinito racchiuso nella prima lucciola,
e una punta di nostalgia di quiete,
incontrava il richiamo agli affetti.
C’erano state, ma prima,
ripetute grida nel buio,
ma quel buio non c’era nell’ultimo gioco,
nella confidenza bisbigliata sedendosi accanto,
e aveva taciuto sino allo scadere della fiducia in sé,
poi improvviso nel primo brivido di solitudine
era stato evidente, il buio.
E si stupivano gli occhi
per le pozze di luce gialla
che ora tracciavano i lampioni
li c’era dentro e il fuori della notte.
I marciapiedi erano luce riflessa,
la scia verso casa,
con la corte trafitta dal grido d’un rapace,
e il cuore nell’ansia della corsa.
Era bello il rimprovero
contenuto nell’abbraccio,
vedere le cose che avevano atteso
e sentire il buio che s’acquattava sul davanzale
come il gatto quando ci guardava,
tranquillo, per capire.