Tre pezzi facili 2.

La vita era molto piena, non ci si annoiava mai. Era diretta e allusiva, furba per galleggiare tra gli sfottò dei saputi o degli appena grandi, era fragile dei rimproveri sconosciuti, delle inabilità a fronte dei talenti degli amici, era competitiva e tenera, dura e molle a un complimento. Resisteva alle lacrime ma non all’indifferenza. Era una vita di maschi e femmine che stavano insieme solo in alcune occasioni, che divergevano e si congiungevano nei desideri, nei pensieri, nelle canzoni.
L’innamoramento era alle porte, anzi era dentro casa, urgeva tra il timore e lo sfrontato. Sceglieva percorsi arzigogolati per un incontro che di fortuito non aveva nulla, solo scuse sciolte in sorrisi. Passare da Vivaldi a Messiaen, ascoltare rapiti dal calore della mano nella mano il Quatour pour la fin du temps. E poteva finire il tempo in quel calore, purché fosse eterno. Tutto era eterno, scivoloso e fulgido, si stampava nel pensiero mentre il resto regrediva. Non c’era altro, tutto al servizio, passioni, tempi, esami, giustificazioni, una gloria fatta di assenza e incontro, sino alle parole che segnavano il prima e il dopo.
Era facile percorrere le notti, essere vigili e sovra pensiero, non tornare a casa, non dormire, mangiare il necessario per non provocare domande e lavarsi per tenere il proprio odore puro, sapendo che poi si sarebbe mescolato con il suo e non se ne sarebbe andato dalla testa.
Quante parole possediamo per definire uno stato di grazia? Parole convincenti e piene di significato che si riducono a nuovo sentire, parole insufficienti, eppure colme. Poche e assolute, racchiuse in geodi di tiamo, da maneggiare con cura, da assaporare in assenza e da pronunciare piano in presenza, mentre tutto è tumulto e rossore.
A casa dicevano poco, capivano molto, chiedevano il necessario con una tranquillità che esasperava e che accettava tutto, i silenzi e le mezze ammissioni. Si arriva a capire quando si vuol bene e non si chiede, ma si osserva tra l’apprensivo e il divertito, riandando indietro e ricordando altri propri innamoramenti, difficoltà, timore di perdere e di ottenere rifiuti e gloria di cieli azzurri. Tiepolo e i suoi trionfi racchiusi negli occhi con quelle nuvole così bianche, così, gonfie di benevolenza del cielo, una gita, un palazzo, un pranzo in osteria, sotto una pergola, raccontato come un’avventura piena di sorrisi. Mai sentita, mai più udita, un dono di un passato felice, immemore di ciò che sarebbe venuto poi. Vita, solo vita.
E tutto continuava tra assemblee e comunicati, occupazioni, cortei, bandiere, braccia strette, lacrimogeni da schivare e, per fortuna, bombe distanti nel tempo se non nello spazio. Bastava poco, bisognava preservare se stessi e chi si amava con la sublime incoscienza di chi non conosce il nero ovvero di quello che è assenza di tutto, che tutto sottrae e fa diventare scura la notte. Scegliere se andare soli o in compagnia, viaggiare attendendo il ritorno. O in compagnia oppure giorni sovrapposti a giorni che si frantumano tra le dita e scivolano via. Attese, nuove attese in un percorso circolare che non si esaurisce.
Com’era la città per un cuore nuovo e felice? Immensa e accogliente, ristretta in nuovi particolari che dilatavano ciò che prima era conosciuto e distratto. Bisogna scegliere un amico o un’amica quando si è innamorati per raccontare quello che trabocca, quello che deve uscire perché non siamo fatti per tenere dentro l’universo. Con parole che appena dette sono già insufficienti, si spiega e al sorriso si racconta l’incontro, il sentire l’altro come assoluto, ci si abbraccia e ci si sente parte di qualcosa che riguarda la vita. Può bastare così per un bel po’ perché poi tutto deve rimanere dentro, essere il silenzio più allegro e felice mai conosciuto e alimentarsi di trepidazione e assoluto che assorbe la realtà. Che fine aveva fatto la vita da maschi che giocavano a carte fino a tardissimo, le bevute, il cantare nel coro, la gioia di correre senza motivo, ebbene c’era tutto ma diverso e altrettanto preparatorio e pieno di vita. Prevaleva la voglia di essere tutto e insieme sciolto in quella sensazione di pienezza mai provata.
Se tutto fosse stato riassumibile in una sensazione, mi rendevo conto che ero a uno spartiacque del vivere e che ora il futuro non era atteso, ma era nelle mani di una ragazza e nelle mie, unito da quel desiderio di viverlo assieme.

Così finiva quella che era un’età verticale che già allora non esisteva più e coincideva con un’idea della giovinezza che apparteneva alle generazioni precedenti. Noi saremmo stati, ricchi di amore, passioni, di fare e di essere, immersi in problemi nuovi e in cambiamenti inusitati, come mai prima. La vita si attraversava assieme e in quell’assieme c’erano contenuti nuovi, poco discutibili con chi ci aveva preceduto. Ciò che era divisione verticale nelle stagioni della vita, diventava orizzontale, sedimentava e si sovrapponeva entro ciascuno, con un accento nuovo, accelerando e mescolando la percezione dell’età, il mondo, la tecnologia, i sentimenti e le vite che non avevano nulla di comune e non erano spiegabili se non attraverso un primato dell’esperienza che era insieme libertà, vita, amore. Si entrava così nelle età divenute numeri e non condizione, con la stessa forza con cui il primo rompighiaccio libera la rotta alle navi imprigionare dai ghiacci nel porto di San Pietroburgo e con questa scia dà ufficialmente inizio alla primavera.

6 pensieri su “Tre pezzi facili 2.

  1. Mi ritrovo in tante tue parole e ritorno indietro alla mia gioventù: bella, pericolosa, piena di gioia, energia pura… Trovo molto bello sapere di aver vissuto, di portare valigie piene nell’aldilà 🙂
    Buona giornata, Roberto.

  2. Buona giornata Marina, aver vissuto, condiviso, sentire simile nelle diversità delle vite dà un senso di serena comunanza. Il nuovo che verrà si muove anche in questo. Molto bello, grazie 🤗

  3. Roberto caro ,Marina ha scritto ciò che ho pensato anche io . E tu lo hai narrato con padronanza ,eleganza , profondità ,chiarezza ,discrezione , sentimento .
    Un noi “intimo” che ho taciuto forse per lasciare la magia integra . In realtà nessuno può incrinare . Un abbraccio grande grande 🤗

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.