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dialogo

a. Da parecchio tempo sono sulla superficie. Navigo. Sento il mio tempo che fugge in mezzo a un mare di cose, ciascuna in sé urgente e importante, poi destinata a scomparire senza lasciare traccia. Questa sensazione del tempo è diventata la percezione di una direzione mancante. Perché la freccia del tempo, anzitutto, indica una direzione, un andar verso. E un porto verso cui dirigersi sarebbe molto, almeno per sapere da dove si ripartirà.

b. Oppure restare e scendere nel profondo, ma la superficie risucchia tutto verso l’alto, impedisce di esplorare abbastanza. Le divinità ctonie non si palesano, però agiscono, agitano e dissimulano paure. (ride)

a. Un tempo sembra fosse più facile, forse c’era meno distrazione. Che sia per questo che la psicanalisi è così intrisa di mito? Corriamo, e c’è un senso a questo, finché restiamo gioiosi fanciulli, persi nel gesto fisico della corsa. Sudati, ansanti, fermi per poi riprendere.

b. Corro, eppure desidero fermarmi. Uscire da un andare che alla fine protegge, rassicura, ma non si sa dove porti. Come in mezzo al mare, c’è il sole o la tempesta, il freddo, il vento, la bonaccia, ma alla fine qual’è il senso del galleggiare se la meta non viene da noi?

Dovremmo pensare a dove noi portiamo le nostre sofferenze, i piccoli dolori improvvisi, e dove sono collocate le nostre gioie. Una geografia dell’anima per comprendere come ci si muove, i percorsi, le frequenze.

a. Già, una mappa dei sentimenti che spingono l’andare. Una carta formato A0 da svolgere su un tavolo e cercare nelle ellissi e nei rettangoli che contengono parole che descrivono, i collegamenti. I colori differenti delle isole e di ciò che le tiene assieme. E navigare dentro noi, nel sentire. Qui una passione che si protende, più distante un desiderio che si frastaglia nel cercare una soddisfazione, e tutt’attorno l’oceano dell’abitudine, del consueto, che rassicura sulla capacità di navigare. Il conosciuto non spaventa.

b. Parto, è il verbo che definisce l’andare e al tempo stesso il sostantivo che fa nascere. Un viaggio è una nascita, un viaggio dentro di sé è la rinascita. Ma include lo sconosciuto che portiamo con noi, ovvero noi stessi. Vorrei rinascere in me. Questo il senso dell’innocenza: scoprire non ciò si era e non si è mai stati, ma ciò che si può essere attingendo alla sorgente che la mappa dei sentimenti ci indica. Dov’è la ragione dell’amore e del suo bisogno? La circumnavigo oppure avrò il coraggio di metterci piede affrontandone il rischio?

a. Allora solo chi perde un amore può ritrovarlo. Solo chi non ha lesinato, è stato esigente, ha rischiato, ha combattuto e infine ha perduto, può riconoscersi e trovare il coraggio di riaffrontare il viaggio. 

continua…

2 pensieri su “mappe

  1. Sagge …. struggenti verità, le tue !
    In quell’ immenso oceano che è l’ anima, dolce è il navigare …. e dolcissimo il naufragare ! 🙂

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