4 novembre

4 novembre

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Il 4 novembre del 1918 di quel corpo non restava nulla. Neppure la certezza del corpo.

Non il luogo della morte, perché nei bollettini di reggimento s’indicavano le doline anonime con ciò che si vedeva, senza poi traccia sulle carte. Non il luogo preciso del giacere ultimo perché quel giorno ne morirono più di mille e vennero seppelliti in fretta. Assieme.

Neppure una certezza. 

Di Lui non restava nulla oltre a un rotolino col nome, scritto su carta spessa e portato al collo in un cilindretto. Era la piastrina di allora che la pioggia spesso cancellava, ed era per quello i dispersi superavano sempre i morti nei ruolini delle compagnie. Una crudeltà che teneva accese impossibili speranze: meglio disertore o prigioniero che morto, pensavano a casa. Ma per Lui non ci furono dubbi, fu fortunato: morto in agosto con le pietre arroventate attorno, l’aria di mare che veniva dal golfo e il profumo delle piante aromatiche di notte. Magari l’avrà desiderata un po’ di acqua nei giorni in cui erano fermi col sole a picco, ma non ci fu pioggia e così non fu un disperso. Morto definitivo.

Strano ornamento portavi al collo, in quel Carso racchiuso in sé e stento d’ombra e piante. Un’ostrica di arbusti, quercioli, doline, sassi bianchi e rovi, che in quegl’ anni era ancor più inospitale e si difendeva dalle tempeste d’obici, dagli scoppi che la sconvolgevano, dai reticolati piantati a rotoli per essere tagliati, restando una petraia bianca, aspra.  Immacolata. Macchiata di cose, di rosso, di verde.

Di Te non restava nulla oltre al nome. Quel nome c’è ancora assieme ad altri, in decine di migliaia. Tutti schierati in ordine alfabetico con davanti i generali nelle arche. Quelli stessi che di certo non amavi, neppure forse conoscevi per nome, quelli delle decimazioni, che ordinavano gli attacchi suicidi e nessuno di loro era alla testa. Nessuno morto in battaglia e sono adesso, lì davanti: hanno scelto di comandare anche da morti. Facile morire nel proprio letto e dire: voglio essere sepolto con i miei soldati. Ma lo ro ti volevano, ti vogliono? Gliel’hai mai chiesto?

Mi piace immaginare che nelle notti di luna vi troviate su quelle doline. Adesso che siete così tanti quanti mai allora vi eravate visti assieme.  E che da colle sant’Elia verso il san Michele, verso san Martino del Carso, tutti quelli delle XI battaglie e di quelle dopo, nella notte ora possiate dire quello che pensate. Ai generali, ai colonnelli ai capitani che vi spingevano fuori dalle trincee e sui vostri reticolati appena posati, a quelli che facevano la conta la sera e voi non c’eravate. Mi piace immaginare che chiediate conto di tutto. Del cibo marcio, degli assalti inutili, delle battaglie ripetute in una petraia che non aveva mai un vincitore, solo sangue che spariva nella terra. Mi piacerebbe fosse così, ogni notte di luna, per l’eternità, ma nella tua fotografia vedo gli occhi buoni, il volto sereno e bello, la traccia di un sorriso che magari ci hai trasmesso e allora penso che il silenzio e il sorriso di voi tutti sia più greve di un improperio, più pesante di una maledizione e che quegli uomini che vi comandavano passino in coda. Nelle retrovie dove sono sempre stati. Il Vostro cimitero si dovrebbe leggere a rovescio,  con Voi che salite con alla testa quelli senza nome, e loro indietro.

Di Te non resta nulla oltre al nome sul bronzo e così è rimasto il possibile. Tutto quello che avrebbe potuto essere e non è stato. Tutto quello che hai vissuto e pensato prima di quel giorno d’agosto e che ti sembrava dare frutto. Che ha dato frutto. Se sono qui a ricordarti, non s’è perso proprio tutto. Non è solo una questione familiare, un essere vicino per dna, o sangue come mi avresti detto, coccolandomi da piccolo. Sei rimasto, Tu e tutti quelli che ti stanno accanto. Tu e tutti gli altri che sono dispersi ovunque.

Tutti avete lasciato traccia in noi.

Voi tutti.

Siete.

6 pensieri su “4 novembre

  1. Sono tristissime queste tue parole, Will, ma sono anche piene di amore, di nostalgia, di malinconia e di consapevolezza affettuosa del valore e dell’importanza che tuo nonno (immagino), aveva e ha per Te, gli altri Suoi famigliari e per la nostra Italia.

    Quanti oggi avranno ricordato, in questo giorno di Festa Nazionale, tutti quei giovani morti ….?
    Grazie per averlo fatto Tu…
    queste cose mi toccano particolarmente!

    Un sorriso
    buona serata
    ciao ciao
    Ondina 🙂

  2. Sì … la Memoria conta, e in noi ESSA DEVE CONTARE OGNI ORA dei giorni che viviamo ….
    Ma quanta malinconia, quanta rabbia impotente in noi, di fronte a quelle giovinezze mai vissute … a quelle vite spezzate, a quei loro mondi teneri scomparsi con essi ! 😦

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