ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia

ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia

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Nella sala, il bravo presentatore fa i complimenti al filosofo famoso. Con la moglie festeggia un lungo matrimonio. Ma egli non appare, nessuno dalla platea lo vede: s’è rintanato in galleria e osserva da distante, muto. Durante tutto il dibattito sarà un’ancora di salvezza quando l’argomentazione langue, si rivolgeranno a lui chiedendo consenso. Il dibattito ordinato proseguirà e le poltrone, rosso paffute, pian piano, si vuoteranno dei giovani. Gli anziani, si sa, durano di più, o almeno tra loro durano i curiosi che vogliono essere sorpresi da un colpo d’ala, oppure i metodici che non interrompono mai un libro a metà, o quelli che, assonnati, si fanno cullare dal suono fluttuante delle parole educate. Tutto continua cheto, finché un annuncio della famosa scienziata sul palco dirà che anche lui, il filosofo morale, se sta andando. Nessuno applaude: sembra la sua stanchezza faccia parte dell’episteme. Del resto la presenza non si è mai sostanziata sul palco, forse ci sono stati cenni, assensi, tra la sua solitudine e gli oratori, ma quasi nessuno li ha visti. Eppoi, se anche fosse salito sorridente a stringer mani, che avrebbe potuto dire? Un filosofo che frequenta la verità, sarebbe stato obbligato a rivelazioni poco solide d’assoluto, imbarazzanti. E se avesse tergiversato, parlando d’altro, d’etica ad esempio, come sua specialità, qualche intelligente avrebbe mormorato al vicino l’elogio della furbizia. Meglio lasciare tutto sospeso, avrà pensato, così infine se n’è andato. Adesso il teatro è al tempo stesso più vuoto e quasi pieno. La voce, un po’ nasale, del bravo presentatore, ha ripreso le fila, salmodiando saluti e complimenti, poi s’ è spinta verso altra filosofia: sembra legga un testo senza cuore, un foglio pieno di parole piccole e invece a ben guardare, sta procedendo a braccio. Così la filosofia sembra scienza ricorrente: oggi tocca a un anniversario, domani una presentazione, tra un mese un articolo, ogni anno almeno un libro. E le idee nel loro formarsi, nella severa quotidiana battaglia sembrano rumore lontano che si materializzerà già fatto. Nello spiegare la difficoltà del vivere col pensiero, nel cercare di rendere le vite con la loro eroicità tra il banale quotidiano, s’è persa un’occasione. Eppure bastava dire perché lei non gli chiede più quanto zucchero vuole nel caffè al mattino, ed è sempre sbagliato, e lui perché continua a mettere troppa marmellata nelle fette tostate, per capire che la filosofia in casa funziona più col silenzio dei piccoli compromessi, piuttosto che con una luminosa geometria del vivere. Ma questo s’è perduto e siamo tutto un po’ orfani di senso.

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