passato assoluto

passato assoluto

Ci sono ammissioni così staccate e definitive, semplici e forti, che ognuna di esse racchiude un pezzo di vita senza gli ammortizzatori dei gesti consueti, della quotidianità. E’ un dire che sfiotta ed è già tutto. Un ti ho amato come nessuno mai, oppure, sono stato così felice e quella felicità mi basta, oppure allora si è spenta la voglia di vivere, ecc. ecc.. Sono pezzi di esistenza che riassumono e scandiscono la vita, constatazioni senza giudizio e quindi senza appello. Non sono neppure rivolte ad un interlocutore, ma a noi che ne abbiamo consapevolezza assoluta. È così, lo è stato e fa parte del capirsi davvero a fondo, là dove non ci sono alibi, nel passato. Si può pensare che se così è stato non è detto lo possa essere ancora, Non allo stesso modo comunque. Si può pensare che sono gli insinceri con sé che di necessità cadono nella coazione a ripetere gli errori. Ma si può anche pensare che non siamo mai gli stessi e che ciò che era assoluto lo diventerà diversamente. E due assoluti coesisteranno, solo che uno è adesso e un altro è stato. Segno che non c’è un limite. In tutti i sensi e che come si è stati felici o infelici lo si potrà essere ancora.

4 pensieri su “passato assoluto

  1. Penso che quando una persona formula un pensiero che ha il sapore dell’affermazione assoluta, stia in realtà cercando di sancire la conclusione di una situazione da cui ha preso distanza più oggettiva e per questo motivo si sente in grado di ‘racchiudere’ l’esperienza entro una valutazione sommativa. Certamente questa può essere relativa al sentire del momento, ma non ci può essere certezza che si stia sbagliando. Se si vuole abbracciare il relativismo, bisogna anche credere che possa avere pienamente colto l’intuizione giusta, ovvero che non amerà nessuno mai come il signor pinco pallino o la signora tal dei tali, che si è spenta la voglia di vivere, ecc.
    Nonostante la logica ci dica che le valutazioni sono spesso situazionali, il bisogno di dare significati, nomi, e anche misurazione alle cose per emergere dal caos è abbastanza umano. Per quanto assurdo possa sembrare spesso si usano certe affermazioni quando si è sul punto di voltare pagina, quasi un mettere un punto fermo. Sperando di andare a capo e vedere smentito l’assoluto.

  2. chissà perché c’è questo bisogno di assoluti, di per sempre che pur dicendoli sembrano non ammettere altri per sempre. Come fossimo immutabili e chiusi in un momento che è vita, una tappa, un punto fermo da cui partire non un eterno tornare.

  3. Perché, alla fine, è il presente il solo tempo che si vive. L’assoluto e la sua ‘invenzione’ sono un segno dell’intensità del vivere. Io non penso che altri assoluti non vengano ammessi, ma grande è il nostro senso del limite verso ciò che ci attende.
    Perfino pensare che tutto sia un eterno tornare è un assoluto, non trovi?

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