dagli errori imparo poco

dagli errori imparo poco

Ho fatto molti errori, o almeno molti di più di quelli che mi sembrava lecito fare e hanno sempre fatto male. In compenso ho cimparato poco. Spesso gli altri neppure se ne accorgono, ma io lo so  e cerco di capire cos’è successo. Dopo un errore, c’è un imbarazzo interiore, un disorientamento per il risultato inatteso. Cerco di capire la fisiologia dell’errore, attorno è notte e silenzio e i cani abbaiano distanti. Ci si pensa di più di notte agli errori, ma dopo un po’ si vorrebbe concludere e invece raramente accade. Dopo una giornata pesante che si è esercitata su di noi, servirebbe logica, analisi per capire. La razionalità dovrebbe aiutare. Così scompongo, taglio, scruto per capire cosa non era stato previsto. Come se tutto fosse un gioco di previsioni. Come se tutto per funzionare dovesse andare nella direzione attesa.

Non serve molto per capire un errore, e li sotto i nostri occhi, semplicemente non l’abbiamo visto quando era ora. Mi chiedo come sarei se tutto fosse andato come volevo, è quello che brucia, e a questo non posso far nulla. La logica non aiuta, al più da spiegazioni. Non so se ho voglia d’imparare. Adesso poi, a quest’età. Eppure sarebbe più opportuno adesso sbagliare il meno possibile, da giovani si è più leggeri, ci sono occasioni che si ripetono, si impara: gli errori sono buoni insegnanti. E com’è che non ho imparato allora? Forse perché ogni sbaglio ha una vita propria, una età propria. E degli errori ci si ricorda, ma non per evitarli, ci parlano della nostra insufficienza, dell’ansia di perfezione che è solo una ipotesi mai una realtà, in fondo sono i nostri compagni fedeli, l’immagine senza maschere di noi. Dovremmo trattarli meglio gli errori, fare giusto dura poco e s’impara nulla, dà una soddisfazione fugace e sparisce. Invece sbagliare regala una sensazione lunga di dispiacere. Ci impiega tempo a sparire e a volte non se ne va mai del tutto. Chissà perché siamo così poco misericordiosi con gli errori, poco inclini al perdono e alla rimozione. Ci deve pensare il tempo e i neuroni del ricordo che alterano e sfumano.

Taglio ed esamino con meno voglia, ho visto, capito, dovrei cercare ragioni profonde, quelle che non cerco di notte, per capirmi davvero, per conoscermi a fondo. Il profondo è sì introspezione, ma anche occasione e preferisco sorprendermi di me, scoprirmi quando emerge qualcosa che non sapevo di avere. Forse l’analizzare e tagliare per capire dove le cose sono andate storte (le cose, come fossero le cose che sbagliano il loro corso…) ha questa positività ovvero capire un po’ di più, mentre il resto continuerà a bruciare. E’ stupido l’errore, sembra non sentire ragioni per diventare ciò che è: poco, è stata messa in discussione l’opinione che ho di me, una cosa così circoscritta e personale che gli altri neppure la vedono e che fa così male. Un giudizio d’imbecillità, ecco cos’è l’errore, un battersi sulla fronte per non aver capito e visto, e ci teniamo tutti ad essere intelligenti. Chi è intelligente prevede, chi sbaglia non ha previsto, così affiora la stupidità. Sentirsi stupido e cercare di capire. Cosa può capire uno stupido, al più ascolta la notte e l’abbaiare dei cani, capisce ciò che non c’entra, che non rimette le cose a posto. Ascolta il silenzio e spera che il sonno arrivi. Domani si ricomincia.

8 pensieri su “dagli errori imparo poco

  1. E’ un post molto bello, grazie!
    Forse anch’io imparo poco dagli errori, ma una cosa so di averla imparata: riconoscerli. A volte li riconosco persino durante il loro svolgimento. Non è molto vero? Però è già qualcosa.

  2. …capita a volte che si sa benissimo di star per commettere un errore: è come prendere in giro se stessi, forse sfidare la sorte…

    L’errore è un severo insegnante.

    buona giornata
    .marta

  3. Pensa a quanto la perfezione sia vicina alla morte. A volte si fanno errori pur sapendo di farli, questo può essere il solo modo con cui riusciamo a far vivere una parte di noi autentica che spesso evitiamo.
    O troviamo altri modi o ben vengano gli errori, se questo significa essere più umani.

  4. Hai fatto una osservazione importante Effimera, un coincidere dell’immobilità con la perfezione, nel mentre il movimento porta con sé l’attrito e l’errore. Quella sensazione particolare che si ha quando si sa che si sta sbagliando riporta ad una speranza che qualcosa modificherà il corso delle cose e non l’errore ma noi ci saremo sbagliati. E questo è molto vicino all’innocenza. L’errore e l’innocenza come insiemi contigui e intersecanti, forse la vita è lì.

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