dizionario personale:carburare

dizionario personale:carburare

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Tra noi si diceva, carburare, ed era ciò che superava lo sforzo dell’iniziare. Una parola grezza, forse il retaggio verbale delle dita sporche di morchia e olio dei primi motorini, oppure la sensazione di quell’odore che conosce chiunque abbia avuto una moto d’altri tempi. Lo si dice ancora, tra coetanei, ammiccando significati maliziosi. Come allora. E avere parecchi anni concede lussi inaspettati, da giovani. Il carburare era riferito a parecchi avvii, al primo bicchiere di vino, all’aggirarsi attorno alle ragazze, all’iniziare qualcosa, divertimento o lavoro che fosse. Il carburare mattutino era fatto di caffè. Moka, una sineddoche forse, e mica lo sapevamo allora. Caffè, molto. Prima una sigaretta e qualche colpo di tosse, che faceva uomini. Poi ancora caffè con il latte che faceva bambini. Poi gli espressi al bar. Cose da maschi. E invece no, le donne di casa si salutavano con il caffè e continuavano durante il giorno, con un rito che le metteva assieme secondo regole a noi difficili da capire, ma tra loro funzionava, eccome se funzionava. Con noi no, il caffè del mattino era un rito solitario, gli altri, una scossa e via.

Carburare era mettere in moto un motore rugginoso di sonno, un aprire gli occhi per convincersi che c’era qualche utile (?) battaglia da combattere, un uscire in strada fischiettando. Mancando l’iphone, le musicassette e l’mp3, fischiettare era d’obbligo. Le ragazze imparavano tutte le parole delle canzoni, i ragazzi inventavano o meglio, fischiavano. Che battaglie si possono combattere senza musica? Beh  lo  sanno i generali che la musica la portavano all’assalto, con ottoni e tamburi ed era di tutti. Non come adesso che diventa un fatto personale, da auricolari. E li immagino i soldati che da una parte ascoltano gli ordini e nell’altro orecchio sentono la hit preferita. L’idea della vita come lotta, battaglia, veniva dai nostri padri. Quelli che la guerra l’avevano fatta o conosciuta e si erano sentiti in obbligo di trasferire l’esperienza in un confuso alternarsi di richiami al dovere e compiacimento per la trasgressione, aiutati in questo dall’abbondanza che c’era attorno. Niente era gratis, ma tutto era possibile. Soprattutto vincere. E il caffè serviva per affrontare il giorno. Le donne di casa, quando volevano aiutarti, lo portavano a letto il primo, e non era un riconoscere la differenza, ma un invito a darsi da fare e a togliersi dai piedi. Il giorno come una sfida, questo imparavamo, e il piacere non era il sorbire il caffè, che veniva ingollato, e neppure la chiacchiera, ridotta alla laconicità, parlare e sorseggiare erano cose da donne, serviva la sferzata che metteva in moto il motore, il colpo di manovella, uno sbuffo di fumo e il sangue che cominciava a correre.

Sono passati così tanti anni d’abitudine, ma stamattina il caffè è turco/americano. Lungo, da meditazione, da sorseggiare guardando fuori dalla finestra, poi si comincerà, ma per adesso il pensiero si sospende. Come un acrobata a 20 metri da terra, volteggia lentamente senza rete. E’ così che dev’essere il pensiero, se si guarda fuori da un vetro e si vede altro. Si sente altro. Indugiare e lasciar tempo ai sorsi di colmare di gusto la bocca, poi si andrà. Ora va bene così. Battaglie che non sono più tali, perché tenaci, lente, da confronti intelligenti e rispettosi dove si convince l’avversario e lo si rende alleato. A volte. E sempre dargli molte possibilità di fare assieme dopo. Dopo aver carburato, meglio fare qualcosa che abbia senso oppure una risata ci seppellirà. Bisogna ricordarselo. E un sorriso sarà un incontro o una stilettata. Dipende da quello che si fa capire. E’ un gioco d’intelligenza, non bisogna scegliersi avversari stupidi, che gusto ci sarebbe?

Guardar fuori e prendere il giusto tempo, la vita non è una battaglia, ma una acrobazia. O meglio una danza. Quanto tempo c’ho messo a capirlo. Carburare con il gusto di vivere e muoversi piano, con leggerezza, convinzione e forza. Sapere dove andare. Lo ricordo ancora che me lo chiedevano: dove stai andando di corsa? Mi giravo indietro e sorridevo. Ecco, a me piace scegliere dove andare e a volte solo correre, ma per il gusto, non per altro.

7 pensieri su “dizionario personale:carburare

  1. E sì si usa ancora “carburare”….e con il tempo si impara a prendersi i propri tempi e a farlo nel modo più giusto ;)Buona giornata 🙂

    Date: Mon, 21 Jul 2014 23:15:11 +0000 To: silvia-1959@live.it

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