caldo fresco

caldo fresco

La camicia leggera, la sensazione del vento sulla pelle, i calzoni corti. Percorrevo la città in bici, (lo faccio ancora), assaporando l’estate. Non so quando sia iniziato il piacere fisico dello svestirsi, del voler caldo e fresco, assieme. Di certo presto, nelle abbronzature di bambino, nella pelle che faceva fatica a scottarsi e amava il sole. Dalla città al mare e viceversa, in un ciclo che durava fino a settembre. E lì devo aver imparato il gusto dell’ombra sul corpo dopo il sole perché ne ho precoce -e tenero- ricordo. I portici freschi dei pomeriggi giocati a carte, la sabbia fina e l’odore d’acqua di canale, l’imparare a nuotare per poter fare i tuffi,  il capanno vicino alle docce dove il sapore del chinotto e l’odore dei saponi si mescolavano. Così per tutto luglio e poi arrivava l’ombrellone o le tende improvvisate in spiaggia, i piedi scottati dalla sabbia a mezzogiorno, le dune alte come case da cui gettarsi in corse a perdifiato, il cercare le ragazze che prendevano il sole nascoste, i rossori senza ancora saperne il perché, il mare fresco la mattina. Su tutto imperava il sole e in questo tornare fiducioso alla luce, c’era un richiamo a qualcosa che stava prima, qualcosa di inscritto nel profondo dove il calore era simbolo di benessere e il sole di benevolenza. In questo piacere innominato c’era già la ragione di quel godere del calore della luce, del farlo proprio sulla pelle, nel sentirlo riemergere la notte quando l’aria, dalle finestre aperte, percorreva il corpo steso, nei risvegli difficili e nel primo caffè, nelle risate di mattina, nella sensazione dell’acqua fresca, nel buttarsi sull’asciugamano e chiudere gli occhi e vedere grigio e tante piccole luci, nel lasciarsi andare al calore e poi, asciutto, ricominciare in acqua e di nuovo al sole, in una teoria infinita di ore che era l’estate. Un ciclo di giorni eguali e diversi che continuavano ed era fatta di pelle, caldo, sole, ombra, suoni, odori, profumi forti, pensieri radi, carte, ombrelloni, panini con il salame, pescatori che portavano il pesce a riva, luci al neon, musiche forti di notte, lenzuola fresche di lino, corpo nudo, colore, sete, acqua e tamarindo, bibite fresche, ghiaccioli, letture facili, desideri fondamentali, improvvisi, pulsioni pigre.

Anche ora, il richiamo del sole e dell’ombra sono due poli che contengo con eguale piacere, come fosse questa la misura dell’estate, assieme ai sapori forti degli aromi notturni, assieme ai contrasti di una stagione in cui c’è il caldo e la ricerca del suo antidoto, il sentire che tutto rallenta ma non si riposa. E lasciarsi, finalmente, andare, percorrere, abbracciare dalla luce e dal calore. Estate.

4 pensieri su “caldo fresco

  1. Bellissimi e delicati e nel contempo intensi i tuoi ricordi estivi d’infanzia e no, e le sensazioni personali e quelle che susciti … 🙂
    Grazie Will e buona estate 😃
    Con un sorriso
    Ondina

  2. Estate, ed ogni anno si diventa grandi, ed ogni anno rinasce quel calore e vecchi piaceri come lasciarsi cadere bagnati e stanchi sull’asciugamano, e ritorna il calore ancestrale simbolo del diverso ogni stagione e del tutto uguale e rinato sempre. Questo tuo scritto, per il mio background è medicina e poesia insieme.

  3. Strano come le vite, nella loro differenza, si ritrovino in sensazioni. Come vecchi amici che nel sentire hanno annodato percorsi. Un camminare che mette assieme. Felice se qualcosa ti porta a momenti lieti. 😉

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