etade

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L’atropina fa il suo effetto, il fazzoletto di carta bianca, assume una colorazione tra il pervinca e la lavanda. Lo guardo con interesse stupito. Ascolto un po’ svagato, come al solito, e penso che questo sia adesso il colore del fondo dell’occhio. Mi piace è come un portar con sé un colore gradito, un abbigliarsi dentro.

Niente d’importante, il cristallino è un po’ staccato, questo dà vita a quella mosca che ogni tanto mi segue, c’è poi un inizio, ma lieve di cataratta. Posso continuare come prima: con gli occhiali o senza. Siamo stati sempre un po’ vulnerabili negli occhi, mia mamma ed io, a modo nostro, senza strafare e con quelle peculiarità che sono inscritte in qualche minuscola sequenza di DNA. Eppure gli occhi li abbiamo usati tanto, e con avidità di vedere, di portar dentro. Non abbiamo mai risparmiato sul vedere il mondo, che sia per questo? 

Quello che mi colpisce, ma quietamente, sono i segni dell’età. Così li ha definiti l’oculista, aggiungendo per carineria, che non sono néanche troppi. Anch’io ci penso con un po’ d’incoscienza ( hai mai pensato che la coscienza è una categoria sociale, un sinonimo della responsabilità, più che una parte intrinseca di te? ) e se non ci si pensa prima, forse è meglio. Si metterebbero limiti all’usura e si vivrebbe da malati essendo sani. Forse ciò che si deve assimilare è la condizione, ovvero la peculiarità del momento in cui si vive. Non sono un quieto signore di provincia e, pur se meno agitato di un tempo, penso che la saggezza sia al più uno stato transitorio come la felicità a cui tutti, a qualsiasi età, abbiamo diritto.

Intanto sono uscito e non riesco più a mettere a fuoco. In bici, la luce mi infastidisce e gli occhiali scuri sono quasi insufficienti. L’età. Più bella l’ etade, quasi si parlasse in terza persona di qualcuno che si conosce e che si guarda con affetto, non con anagrafica perfidia. L’età è un rapporto con sé che alla fine si deve trovare. Un insieme di adattamenti successivi da scoprire nel proprio corpo. C’è uno stupore iniziale quando si scopre che qualcosa è mutato in modo non transitorio. Lo si nota da un cambiare di sensibilità, un sentire diversamente, e che questo, prima che il corpo, riguarda le pulsioni, gli stessi desideri che mutano e si rivolgono in modo differente al loro oggetto. Nelle diverse dalle stesse meccanicità e rapporti, vengono cose differenti. Banale pensarlo ( non tanto si vorrebbe spesso altro, più per ricordo che per necessità ), eppure questo per me è il segno del mutare, un sentirsi nuovi senza sottrazione, mentre altri pensano che tutto continui ad aggiungersi, che la misura non si colmi mai davvero.

Si impara secondo la propria propensione e la mia è quella di una libertà che non soggiace al bisogno, che non muta una impossibilità in sconfitta. Questo porta a scoprire che quella sensibilità particolare che si è acquisita non è un regalo, ma un nuovo punto d’arrivo e di sentire. Importante è che non ci si confronti con chi non si è, che non ci sia rassegnazione che muta in sfacelo ciò che è in realtà una battaglia in corso. E’ solo cambiato il terreno, ma si continua. Quando si idolatra qualcosa che si è stati, o che ci sarebbe piaciuto essere, ciò che subentra è il senso della privazione e si perde nozione di ciò che si è ora. E capirlo non è saggezza, anzi, è egoismo, timore di perdere un pezzo del proprio film a favore di qualcosa che non è più importante per la storia.

Sto tornando a vedere e ciò che vedo mi piace. Mi piace davvero, molto e intensamente. Un tempo non era così, e non mi sto accontentando, anzi sono molto più esigente, solo che prima non lo vedevo. Trovo notevole il mondo e relativo gran parte del rumore che ho attorno, le importanze che si accendono e spengono in un giorno. Magari sto diventando socialmente sordo, però quello che rimane in questo crivello, mi pare bello e importante, oppure brutto e pure importante. Insomma il banale mi interessa molto meno. Che sia l’età?

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