il senso dell’inutile

il senso dell’inutile

Molti hanno, il senso dell’utile, ci conformano le vite. Altri, pur capendo cos’è utile, perseguono l’inutile. Così, per confronto con me stesso, ho maturato il senso dell’inutilità, non del vivere, ma del mio lavoro e di molto d’altro. E la cerco l’inutilità trovandola utile nel momento, ma sapendola. Anche di questo mio scrivere, e in parte pubblicare, così legato al momento che si spegne, che apre più domande di quante ne risolva, vedo l’inutilità. E’ parte di quell’inutile che potrebbe portare all’inazione, ad essere muto, non perché non ci siano più cose da dire, né che manchi come dirle, ma proprio per il loro essere nel momento e nel loro disperdersi, sicché poco o nulla resta. E nel pensare il confronto con ciò che davvero servirebbe, ci si sconsola. Naturalmente poi ci si contraddice e tutto è relativo, si continua a fare e scrivere, come ogni guitto recita, ogni musicante suona, ogni giornalista di cronaca scrive. L’assoluto è un pungolo per il delirio di onnipotenza, ma questo ha pur sempre un limite. Però in questa inutilità relativa faccio cose, mi muovo e se di rado son soddisfatto, comunque faccio. Come molti. E non mi lamento, è tutto scelto, anche coltivar l’inutile, per cui nulla può essere imputato ad altri. Eppoi lagnarsi è un atteggiamento che non m’appartiene, si dovrebbe aver pudore del sé e dell’esibire altre nudità che non siano quelle del corpo. Invece ci viene insegnato altrimenti e così ci si impedisce di capire perché ci sia insoddisfazione e come questa sia più costante della felicità. Il fatto è che ciascuno di noi ha radici oscure in qualcosa che accadde e mutò, ed entrambi i modi di sentire, felicità e insoddisfazione, sono in quella radice che per strade seppur diverse portò ad analoghe conclusioni. Certo in differente misura, ma c’è una radice comune, una svolta che portò a scegliere tra utile ed inutile, tra vantaggioso e gratuito. 

In fondo chi persegue l’inutilità mantiene l’ingenuità di un bimbo che pone nella vita la rappresentazione di se stesso e la considera un gioco che non finisce, e non lascia traccia, perché non ce n’è bisogno e ogni giorno è attesa del nuovo che non si esaurisce mai. E così procede tra scoppi di felicità e improvvise malinconie.

4 pensieri su “il senso dell’inutile

  1. Ma cos’è ‘sta cosa che si deve fare sempre quello che è considerato utile?
    E chi è che decide cos’è utile?
    E in base a cosa esso è utile?

    Ah, certo: nella società dell’efficientismo, della produttività ad ogni costo, del dover fare e fare in fretta, quel che non è utile e chi non si rende utile viene messo da parte e non considerato (sto pensando agli anziani, ma non solo) 😦

    Che dire quindi e ancora?
    Che, se vogliamo essere obiettivi e sinceri, abbiamo tutti davanti agli occhi come ci siamo ridotti e se non ci sbrighiamo a cambiare rotta sarà ancora peggio.

    Nonostante tutto, buon fine settimana Will
    ciao
    Ondina

  2. Cambiare rotta Ondina, se non è uno slogan politico dovrebbe essere una consapevolezza collettiva, sai quanto rivoluzionario è l’inutile, il gesto gratuito? Credo che l’utile, ben oltre il suo significato di retribuzione sociale, di gratificazione personale, contenga un vincolo, una prigionia, una direzione che avrà effetti positivi, ma ci impoverisce di tutto quello che sembra andare in altro verso, l’inutile è ciò che non serve, ma a chi? a cosa?

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