l’inverno del nostro scontento

l’inverno del nostro scontento

“ora l’inverno del nostro scontento 
è reso estate gloriosa da questo sole di york,
e tutte le nuvole che incombevano minacciose 
sulla nostra casa sono sepolte nel petto profondo
dell’oceano…

…ebbene io ,in questo fiacco e flautato tempo di pace ,
non ho altro piacere con cui passare il tempo se non
quello di spiare la mai ombra nel sole e commentare 
la mia deformita’.
percio’ non potendo fare l’amante
per occupare questi giorni belli ed eloquenti,sono 
deciso a dimostrarmi una canaglia e a odiare gli oziosi
piaceri dei nostri tempi.Ho teso trappole ,ho scritto 
prologhi infidi con profezie da ubriachi ,libelli e
sogni …”

Riccardo III  W. Shakespeare

Ciò che si ha non è sufficiente. E non per ingordigia od altro, ma proprio perché sembra non rispondere a qualche bisogno. Servirebbe una teoria soddisfacente di controllo dei bisogni, c’hanno provato per secoli. Ancora ci provano, deviandoli, negandoli, attribuendo loro aggettivi negativi e infine inducendo la colpa. Se non si è soddisfatti è perché sbagliamo qualcosa non perché ci manca qualcosa. La ricerca dovrebbe essere concentrata sui bisogni, sul far emergere come essi/esso sono parte della nostra vita. E a volte sembra di individuarlo, il bisogno, ma alla prova dei fatti ci si accorge che ci deve essere dell’altro. Forse per questo ci circondiamo di sostituti, di palliativi più facili perché esiste una fatica nel bisogno e nella sua soddisfazione. Ciò che ha distillato la civiltà è il farsene una ragione, trovare una medietà che non faccia né troppo male né troppo bene, perché entrambe le situazioni sono davvero difficili da gestire a livello singolo. Figurarsi a quello collettivo. Non ci sarebbe ordine. Ifatti il bisogno, il desiderio sono una rottura dell’ordine e questa è una colpa grave, da espungere dal consesso comune. Quindi vanno bene i bisogni modali, positivi perché comuni, gli altri no, sono devianti. Anche nei sentimenti funziona allo stesso modo. Ma tornando a noi -per fortuna esiste l’individuo- forse un modo di vedere il rapporto bisogno soddisfazione, oltre ad identificare davvero il bisogno è quello di considerare che queste insoddisfazioni sono uno specchio e un percorso dove si mostra ciò che manca e si indica una strada che tenta e non ricongiunge se non in pochi fortunati momenti. In qualche momento il recipiente si è bucato e non si colmerà più, ma continuare ad attingere è ciò che lo fa vivere.

p.s. molti anni fa studiavo Agnes Heller e la teoria dei bisogni, sullo scontro tra soggettività e potere. Eravamo, in molti, convinti della sua giustezza e ciò che era materia di riflessioni filosofiche entrava nella vita quotidiana. Parole e vite che si modificavano reciprocamente. Poi il marxismo venne messo in disparte, vinse il capitalismo e i bisogni confluirono nell’edonismo e nella competizione. Come se l’etica calvinista avesse alla fine fatto piazza pulita del desiderio e del bisogno (e dell’uomo), dello stesso Freud e della psicanalisi, per sostituirli con una nuova, molto terrena e laica, cultura della grazia e del favore degli dei. Ciò che ne ha fatto le spese è la passione: l’uomo che tempera eccessivamente il desiderio e il bisogno, elimina le passioni forti. Ma questo non è un male per la società dove il cambiamento è solo fluidità.

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