librandosi

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Libri, libri ovunque, lo spazio che voleva diventare una libreria sterminata, ecco cosa immaginava. Gli interessavano i libri e ciò che contenevano: intelligenze, idee, persone con la loro memoria e soprattutto la loro fantasia e razionalità. Gli interessava poter leggere e capire. E apprendere, anche se non avrebbe mai potuto leggere tutto quello che accumulava. No, non era un bibliofilo, anche se gli piacevano i bei libri, i caratteri eleganti, la carta, le librerie di legno pieno, quello che lo sollecitava erano i contenuti. Bastava una frase, un giro di parole, che per lui erano come un giro armonico, e si scatenavano pensieri paralleli, connessioni, nuovi ragionamenti. Sostanzialmente era curioso, e onnivoro, non c’era un ambito, una specializzazione perseguita, era la sua testa che si specchiava, e costruiva, attraverso quello che apprendeva, ma sopratutto era ciò che desiderava sapere che lo rappresentava. Per questo comprava i libri che lo attraevano, bastava una pagina, una trama, una suggestione particolare e li prendeva. E siccome con l’accumularsi di libri, la sensazione di ignoranza cresceva, gli pareva che anche sapendo a malapena leggere (leggere è un verbo che esprime non una capacità meccanica di dare un senso a dei segni, ma il capire cosa essi sottendono), sarebbe stato lo stesso. Tutti quei libri, e quel leggere, non l’avrebbero reso più saggio, sapiente e tanto meno intelligente, avrebbero continuato ad alimentare la fornace della curiosità, mettendo assieme cose disparate dove il senso, per lui chiaro, avrebbe dovuto essere a lungo spiegato se fosse interessato a qualcuno, ma questo non lo pensava. In pratica, attraverso i libri e la loro presenza, perseguiva una sanità personale, qualcosa che altri avrebbe definito una mania o una risposta non razionale a una carenza, invece per lui era la costruzione di un’immagine visibile e tangibile del suo possibile e dei suoi limiti. Non gli interessava una cultura smisurata, gli interessava capire profondamente che gli altri pensavano e che il loro pensiero, comunicato, trasfigurato e mutato nel suo, lo costruiva. Rendeva tangibile il fatto che esisteva, e che a sua volta sviluppava pensiero originale perché suo. Insomma tutti quei libri attorno erano la prova che lui esisteva per davvero e ciò lo rassicurava perché era un pezzetto di tutto quello che c’era e sarebbe potuto essere. Era la sua immagine che riconosceva, e non era statica, ma diventava come la sviluppava e la metteva assieme. Insomma alla fine quella rielaborazione di pensieri, suoi e altrui, era lui. Per questo i libri erano il suo riconoscersi, molto più delle persone che incontrava, e che pure suscitavano la sua curiosità, ma i libri erano impudichi al confronto, entravano nella mente, si mostravano nudi anche quando fingevano o raccontavano falsità, mentre le persone alle quali si poteva davvero attingere al cuore e riconoscersi, erano poche e non di rado, era arduo il loro lasciarsi indagare, andare, toccare dentro. Considerava tutti quei libri una nevrosi positiva, la sua strada per giungere a sé. E questo gli dava una grande rassicurazione: sapeva dove andare per trovarsi.

8 pensieri su “librandosi

  1. Non c’è da aggiungere nulla più a quel che hai scritto Will. C’è tutto e detto benissimo ed è quel che avrei voluto saper dire io, visto che condivido la stessa passione …
    L’unica cosa che mi sovviene ora è che leggere è un’attività solitaria, in cui ci si ritrova con se stessi e che quindi, per quel che mi riguarda, necessita di tranquillità e silenzio. Altrimenti non riuscirei ad immergermi nel libro come desidero.

    E poi nel termine “librandosi” ci leggo e ci stanno, oltre all’immediato riferimento ai libri ed al proprio tuffarvicisi, anche tutti gli altri significati di mantenersi in equilibrio, di pesare, di sottoporre ad attenta valutazione, di equilibrarsi, volare, essere sospesi ed ondeggiare nell’aria, uniti, ci aggiungo io, anche ad un’idea di libertà cercata e desiderata.

    Che sia un sereno fine settimana Will, profondissimo padrone di casa 🙂
    Con un sorriso, grazie
    Ondina 🙂

  2. Chissà se Penelope tessendo e disfacendo non sentisse anche lei quello che tu hai descritto. Un saluto librario allora ma con finestra aperta. Fiori e uccelli in campagna aiutano molto mentre si spolvera o si legge un libro. Mirka

  3. Ho visto anch’io il servizio sulla morte del grande Raimondi, e vedere tutte quelle stanze piene di libri è stato davvero impressionante…..non si preoccupava dell’ordine, la sua sete di conoscenza e il suo interesse per tutto……interesse per la vita, in tutte le sue forme, hanno reso la sua casa unica……spero che sappiano conservare questo immenso patrimonio.
    Buon fine settimana 🙂

  4. @silvia:Non ho visto il servizio, ma immagino che sarebbe stato bello per me vederlo. Parlo di un’altra casa e di altri libri.:)

  5. il vizio dei libri sicuramente no….ma così tanti forse non è poi tanto frequente (credo) 😉

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