bricole

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Vi guardo uno per uno attorno al tavolo. Fisso le espressioni nella mente, come in una fotografia. Siamo un gruppo d’amici che mangiano assieme, abbiamo appena visto un film, ci conosciamo. Forse la parola conoscersi è superficiale, meglio sarebbe usare il riconoscersi, non ci conosciamo davvero ma ci riconosciamo, nel senso che qualcosa di profondo di ciascuno è tenuto in noi. In me.

Guardo i volti. Le espressioni intente oppure svagate, a volte assenti.  Qualcuna/o sta pensando ad altro. Incrocio gli occhi, insisto, ottengo un sorriso e uno scuotere di capelli interrogativo. Ascolto brani di discorsi che s’intersecano: si parla di politica, di cinema, di scienza, di cose lette da poco. anche di vita quotidiana, disavventure, fatterelli a dimostrazione di qualcosa. Mi perdo in questo dentro/fuori. Il clima è bello, le candele, il cibo e il vino buoni, c’è molto calore. Mi chiedo se sarà così per i prossimi anni o addirittura migliorerà. Quali cose e pensieri ci terranno assieme, come invecchieremo legando la gioventù, quello in cui abbiamo creduto, con quello che succede. Aver avuto pezzi comuni di vita ha giovato, ma non è stato così essenziale, parecchi dei presenti li conosco da non molto. Ma forse, pur distanti, l’aver condiviso sogni comuni, modi netti di pensare, ideologie ha esaltato la necessità di un insieme in cui convivessero le differenze. In fondo è un riconoscersi oltre le storie personali questo ritrovarsi assieme. E ci esploriamo, pur sapendo spesso quello che ciascuno dirà, interessa la differenza, il modo di vedere che ci colloca assieme da una parte della balconata della vita e il guardare condiviso e non coincidente. E’ così che s’invecchia? Provando noia e attrazione reciproca e nel non poterne fare a meno?

Siamo tutti diversi da come eravamo un tempo, uomini e donne. Il fatto di essere qui, assieme, è indice di qualcosa che ha cucito oltre gli accadimenti. E infatti altri mancano. Si sono rinchiusi nelle case o in altri cerchi d’amicizie estranee, chissà cos’è accaduto e perché. Se lo sapessi avrei il segreto di ciò che resta e ciò che se ne va, ma quello forse non è un segreto, è un’evidenza che non si vuol vedere. Nei discorsi, stranamente, affiora il tema del permanere oltre le separazioni, come se con gli anni non si volesse cancellare più nulla e ciò che ci serve è sapere che chi è stato, semplicemente non c’è, ma ancora conta.

Guardo i volti uno a uno, imprimo il momento e ciò che accade, chi parla, chi ascolta, chi è altrove, mi pare che così nasca un ricordo che importa, che resterà. Scorre tutto così in fretta che i momenti in cui il tempo rallenta e non è eguale, sono bricole a cui attaccare la barca. Poi si ricomincia a remare piano.  

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