cose

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Tutti questi oggetti, libri, cd, feticci tecnologici quando li abbandonerò torneranno ad essere ciò che sono: cose. Quel velo d’anima che li ha rivestiti nella loro scelta, nell’immaginarne un uso, nell’utilizzo e nella consuetudine che è quasi amore, si perderà definitivamente. E’ il loro destino, hanno significato solo per me. Noi viviamo sui detriti, su ciò che è stato costruito e distrutto, amato e odiato da chi ci ha preceduto. Questa enorme massa di cose ha alzato le città, si è inabissata nei mari e nella terra per sciogliersi piano in molecole asessuate di sentimento che ora girano e si ricompongono. E’ una piccola parte del ciclo della vita ben più vitale e rorido di umori. Oggetti che prima degli inceneritori impiegavano più tempo a consumarsi e passavano più identità, ora spesso sono vapore, aria, isole galleggianti nell’oceano. Ma senza vita in comune con l’uomo.  

Esplorando una casa abbandonata, accanto a mobili rotti e fotografie sbocconcellate dai topi, c’era una lettera ancora in parte leggibile e scorrendola le parole hanno riacquistato senso e la carta non era più solo foglio, ma qualcuno che parlava. Ne ho ricavato una malinconia curiosa, sentendo che nel trasmettere qualcosa noi vorremmo fosse per sempre, come il nostro amore. E che ogni espressione di noi, quel pezzo impalpabile di passione, quel protendersi verso l’altro, vorremmo rientrasse nella nostra potestà. Anche nel gettare, chiudere, distruggere, non solo nell’amare e nel serbare. Pezzi di noi trasfusi nelle cose, uso e ricordo assieme. 

E pur con un tempo più lungo, con qualche scia che scavalca case, generazioni, anche gli amori, gli affetti più profondi che c’hanno legato, sfumano con la distanza, in un lasciar andare che non è distacco, ma vite che si sovrappongono. Frammenti di sentimenti su cui, e con cui si vive, e finché ci siamo sono ciò che ha senso in noi e ci è più caro.

6 pensieri su “cose

  1. Nel buttare, distruggere, staccarsi traumaticamente c’è più attaccamento alla vita che nel conservare per delegare le cose e gli affetti alla lenta consunzione del tempo che schiude l’indifferenza. Non è compreso abbastanza, questo.

  2. Non so se nello staccarsi prevalga il senso dell’inutilità sul nuovo. A volte c’è bisogno di stacco, di aria fresca perché ciò in cui si era ha tolto il respiro e ha intossicato, altre volte il gettare e’ il simbolo di ciò che si vorrebbe fare. Dopo una storia finita malamente non a volte le donne tagliano i capelli, e’ solo un bisogno di nuovo che fa gettare la propria immagine? Quindi nel gettare, abbandonare ci può essere il bisogno di vita, oppure l’indifferenza, o ancora il distacco dalle cose. E qui si aprirebbe una riflessione sulla leggerezza come tratto distintivo dell’andare contrapposto al trascinare un peso, un passato. Quindi penso che il distacco sia tante cose e qualche volta vita nuova, anche una maschera può essere per la paura di non conservare ciò che si è stati e quindi anche si è .

  3. Frammenti di sentimenti su cui, e con cui si vive, e finché ci siamo sono ciò che ha senso in noi e ci è più caro.

    Ecco il motivo per cui fatico tantissimo a liberarmi delle cose (anzi non ne sono assolutamente capace) che per me rivestono importanza affettiva.
    😦

    Buona notte e serena settimana Will 🙂

  4. Condividiamo la stessa fatica, Ondina, ed è davvero tale.
    Magari con gli anni peggiora 😉
    Buona notte e buona settimana a te 🙂

  5. è la diversità che ci rende ricchi l’un l’altro, non l’omologazione del sentire, vedere, percepire. I miei libri mi seguono, ogni mio oggetto ha una storia,non è un ninnolo è esso stesso libro con emozioni e odori annessi. Di tutto questo resterà ben poco oltre me, ma finché ci sono io sono anche queste cose, ovvero ciò che ho vissuto e provato. E questo vive proprio perché voglio provare, sentire qualcosa di nuovo che senza passato non avrebbe punti di confronto. Non mi rifaccio la verginità, le mie cose sono me, il mio passato è me, eppure non lo è perché sono già più avanti e diverso, ma allora perché cancellarlo? E’ importante, non è il mio futuro, però è me, per questo lo guardo, cerco di capirlo, ho misericordia per lui, quando posso.

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