mi piaceva

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A me piaceva che tra le cose mie ci fosse traccia di ciò che eri, il sangue ch’ era passato, il brillare delle idee, la risata che ti scioglieva, le lacrime, allora utili e sconclusionate poi. Mi piaceva che ciò che più non c’era, esistesse per un suo alchemico trasmutare, un vivere oltre e comunque mutato, però ancora quello. Come se accanto alla vita così rombante e piena, oppur mesta e frammentata, ci fossero, innumeri, le altre vite, tutte compresenti.

Un giorno sono stato, che brutta cosa pensarlo nel fiele del ricordo. Ed invece sono, compagno d’allora, seppur diverso, però mai davvero tanto e ciò che provo ora è il nuovo che allora mancò all’appello perché non possibile. Mi terrò ciò che mi viene lasciato, ma nel sottrarre vorrei agire come chi sente il peso dell’ inutile e lo lascia scorrere via per sua stessa consunzione, non come chi ancora tiene caro ciò che sente e ne vede il permanere. Per questo, forse, non capisco il gettare brusco ciò che è stato, il mutare continuo, che a me sembra fuga, il disprezzo dell’essere per riconoscersi vivi.

Per questo vorrei dirti che tu tenga con leggerezza amorosa ciò che è tuo, la tua vita nel suo farsi, anzitutto, poiché tutto s’impara e tutto ci modifica, ma disconoscere se stessi è, in fondo, vile timore d’essere vissuti.